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Anna Soru: Formazione indipendente e nuove tutele indispensabili per i freelance nell’era dell’AI

L’intelligenza artificiale sta entrando nelle nostre vite professionali senza bussare. Lo dicono i freelance italiani, sempre più preoccupati. Senza regole chiare né tutele, molti si sentono esposti a un cambiamento che corre veloce, senza uno scudo. ACTA, l’associazione che dal 2004 tutela i lavoratori autonomi, ha deciso di fare luce su questo fenomeno. Ha raccolto voci dirette, esperienze vissute, e i risultati raccontano un mix di opportunità e paure. Dietro i dati, ci sono persone — professionisti che si trovano a navigare un mare in tempesta, cercando una rotta. Anna Soru, fondatrice di ACTA, spiega cosa emerge da questa nuova realtà e quali passi si vogliono compiere per proteggere chi lavora in autonomia.

L’intelligenza artificiale: un’arma a doppio taglio per i freelance

L’esperienza dei freelance con l’AI è variegata e spesso contraddittoria. Non esiste una sola versione dei fatti. I settori coinvolti sono diversi e l’impatto dell’AI cambia da caso a caso. L’indagine di ACTA ha raccolto voci di chi ha visto il proprio lavoro stravolto e di chi ha dovuto reinventarsi da zero.

In alcuni casi la rivoluzione è stata totale: traduttori professionisti, per esempio, si ritrovano a fare da semplici supervisori di software automatici, con un ruolo ridotto a correzioni di dettaglio. Così perdono parte della loro professionalità e spesso anche una fetta consistente del compenso. In altri ambiti, invece, l’AI è diventata uno strumento utile per snellire le attività ripetitive, lasciando più spazio alla creatività e a compiti a maggior valore aggiunto, e mantenendo alta la qualità del lavoro.

Questo doppio volto fa capire che il discorso non è solo tra chi perde il lavoro e chi guadagna in competenze. Si aprono nuove forme di precarietà in vari settori, mentre l’AI avanza così in fretta da non lasciare il tempo per pensare e adattarsi.

Clienti sempre più esigenti: il peso delle nuove regole sui freelance

Dalle interviste emerge un dato chiaro: i clienti stanno cambiando le carte in tavola. Spesso non è il freelance a scegliere se usare strumenti di intelligenza artificiale, ma è il committente o la piattaforma a imporlo. Questo sposta l’equilibrio del rapporto, mettendo a rischio il valore e il prezzo del lavoro.

Molti freelance raccontano come le micro-attività legate all’AI riducano la loro autonomia. Una traduttrice, per esempio, si trova oggi a lavorare su un testo già prodotto da un software, intervenendo solo per correzioni rapide. Così cresce il divario tra competenze richieste e paghe offerte, con un colpo alla dignità professionale e al bilancio personale.

Situazioni simili si riscontrano in altri settori, dove il lavoro si frammenta in pezzi standardizzati, aprendo la strada a contratti sempre più precari. Così rischia di affermarsi un mercato in cui il valore delle competenze si perde, e trovare un lavoro stabile o dignitoso diventa una sfida sempre più dura.

Formazione indipendente e tutele: le richieste che non si possono ignorare

Tra le urgenze emerse dall’indagine ACTA c’è la necessità di una formazione chiara e indipendente sull’intelligenza artificiale. Oggi a dettare legge sono soprattutto le grandi aziende tech che sviluppano questi strumenti, ma spesso senza mettere in luce rischi e limiti che riguardano i freelance. Serve un’informazione che dia ai lavoratori autonomi gli strumenti per capire e gestire l’AI nel loro mestiere.

A questo si aggiunge la necessità di rivedere contratti e tutele, soprattutto su diritti d’autore e proprietà dei contenuti. Un punto delicato è la cessione forzata dei materiali usati per addestrare gli algoritmi: molti freelance temono che i loro lavori vengano usati senza un giusto compenso o controllo. Anche la garanzia di pagamenti equi è a rischio senza clausole contrattuali adeguate, che proteggano dalla precarietà e dal sotto-pagamento.

ACTA vuole farsi portavoce di queste istanze, promuovendo confronti con le istituzioni e iniziative di sostegno dirette ai freelance. L’obiettivo è costruire un sistema di protezioni che dia sicurezza e fiducia a chi lavora in proprio.

ACTA, dalla battaglia personale alla difesa dei freelance

ACTA nasce da esperienze concrete di esclusione e mancanza di diritti. Negli anni ’80, Anna Soru, allora lavoratrice autonoma incinta, si scontrò con norme che la penalizzavano: niente indennità di maternità, esclusione dagli asili nido pubblici nonostante il reddito basso, e un sistema che in pratica considerava i freelance evasori fiscali. Queste ingiustizie vissute in prima persona hanno spinto alla creazione di un’associazione che oggi rappresenta migliaia di professionisti.

Dal 2004 ACTA ha lavorato per dare voce e protezione ai freelance. Dopo quasi vent’anni alla presidenza, Anna Soru ha passato il testimone, rimanendo comunque in prima linea con ricerche che studiano il lavoro autonomo e i cambiamenti tecnologici e sociali. La sua storia personale si intreccia con la missione di ACTA: far emergere e sostenere una categoria spesso dimenticata, ma fondamentale nell’economia di oggi.

Oggi, con l’intelligenza artificiale che rivoluziona il modo di lavorare, ACTA continua a puntare su qualità, equità e rappresentanza, cercando di non lasciare soli i freelance davanti a sfide inedite e sempre più complesse.

Redazione

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