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Ad Altamura il Museo Etnografico si trasforma in cuore pulsante di comunità, arte e welfare culturale

«Un museo non è solo custode di passato, ma anche seme di futuro». A Altamura, il MEAM – museo etnografico dell’Alta Murgia – ha rotto questo cliché. Negli ultimi sei mesi, ha smesso di essere solo un contenitore di oggetti e storie antiche per trasformarsi in un laboratorio pulsante di idee e progetti condivisi. Qui, tra le mura cariche di tradizioni, si è acceso un dialogo vivo: cittadini, artisti, associazioni e giovani si sono messi intorno a un tavolo, non per celebrare il passato ma per immaginare il domani. Una sfida coraggiosa, quella di Future MEAMories, che dal 2026 ha fatto del museo un vero cantiere di futuro, capace di coinvolgere la comunità e riscrivere insieme il senso di uno spazio culturale. Chi avrebbe mai pensato che un museo potesse diventare così dinamico? E invece, eccolo qui.

Il MEAM: memoria e identità nel cuore della Murgia

Il MEAM custodisce una ricca collezione legata ai mestieri, al lavoro e alla cultura materiale dell’Alta Murgia, un territorio ricco di tradizioni e storie. La sede stessa racconta molto: un ex convento seicentesco che poi è stato anche carcere, un edificio con tante vite alle spalle. Questa stratificazione storica lo rende un osservatorio unico sulla memoria collettiva della comunità. Ma, nonostante il valore del patrimonio, il museo faticava a raccontarsi in modo chiaro e coinvolgente. Nel percorso di ascolto, molti hanno segnalato che le storie conservate non arrivavano bene al pubblico, spesso troppo eterogeneo e attento. Serveva allora un cambio di passo, un modo nuovo di comunicare e di relazionarsi con chi visita e vive il museo. La sfida era chiara: come conciliare il ruolo di custode con quello di promotore attivo di cultura?

Future MEAMories: la comunità al centro del progetto

Sostenuto dal Comune di Altamura e dalla Regione Puglia, Future MEAMories ha puntato tutto sulla partecipazione. Grazie a un approccio di design thinking, che favorisce l’ascolto e la creatività, si sono organizzati workshop, seminari e focus group con la comunità locale. Le discussioni hanno messo in luce la necessità di rendere le collezioni più attuali, creando legami tra i mestieri tradizionali e le professioni moderne. L’obiettivo? Trasformare il patrimonio in qualcosa di vivo e dinamico. Non sono mancate riflessioni sull’uso delle tecnologie digitali, viste come un passaggio obbligato per innovare l’esperienza del museo e abbattere le barriere. E non solo: il museo è stato immaginato come un luogo capace di generare benessere sociale, aprendo la strada a nuove pratiche di welfare territoriale e facendo dei suoi spazi un ambiente inclusivo e aperto alla partecipazione.

Arte e comunità: suoni, corpi e narrazioni dal territorio

Uno dei momenti più significativi di Future MEAMories è stata la “Chiamata alle Arti”, un bando rivolto ad artisti e creativi della Murgia per dialogare con il museo e la sua comunità. Ne sono nate due installazioni site-specific che hanno trasformato il MEAM in un’esperienza immersiva e multisensoriale. “Sismografo emotivo” di Stefania Piccolo, un progetto di teatro sociale con la cooperativa Auxilium, ha messo in scena il rapporto tra arte e comunità. “Voci di Pietra”, a cura di Michele Ciccimarra e Paolo Clemente, ha raccolto suoni e testimonianze della Murgia, trasformandoli in una composizione diffusa negli spazi espositivi. Questi interventi hanno cambiato profondamente la percezione del museo, da contenitore a luogo vivo dove l’arte si intreccia con i luoghi e le persone, aprendo nuove strade per raccontare e coinvolgere.

Verso il futuro: inclusione e innovazione al centro

Il cammino di Future MEAMories ha tracciato una strada chiara per il MEAM dei prossimi anni. L’attenzione rinnovata all’accessibilità, alle tecnologie digitali, all’innovazione artistica e al coinvolgimento della comunità rappresenta un modello che può essere preso a esempio anche altrove. Altamura si conferma così un punto di riferimento nella gestione culturale partecipata, dimostrando che un museo può diventare uno spazio vivo, capace di intercettare e accompagnare i cambiamenti sociali e culturali. Nel 2026, con la conclusione di questo percorso, il MEAM ha aperto una nuova stagione: non più solo custode della memoria, ma laboratorio di futuro, piattaforma di dialogo e luogo di relazione tra cultura, comunità e territorio.

Redazione

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