Catania riscopre un volto nascosto, quello delle sue antiche fabbriche in silenzio. Alfredo Pirri ha scelto proprio qui, nella Fondazione Brodbeck, uno spazio che parla di storia e fatica, per animare il passato con la sua arte contemporanea. Tra cortili oscuri e mura intrise di anni di lavoro, le sue installazioni non sono solo opere: diventano voci che raccontano storie di crisi e rinascita. Un dialogo potente, dove il tempo si piega e la memoria si fa visibile, intrecciando architettura e creatività in un respiro condiviso tra ieri e oggi.
La Fondazione Brodbeck, un gioiello di archeologia industriale diventato casa dell’arte contemporanea
Nata quasi vent’anni fa dalla visione del collezionista Paolo Brodbeck, la Fondazione Brodbeck è un luogo unico nel panorama culturale siciliano. Ricavata da una vecchia fabbrica di liquirizia dell’Ottocento, la struttura si compone di due grandi padiglioni espositivi e un cortile centrale, dove restano ben visibili le tracce della vita industriale che l’ha animata. La pietra grezza, i mattoni, i solai sorretti da capriate in ferro raccontano una storia fatta di fatica e lavoro ma anche di identità collettiva. Brodbeck ha voluto restituire vita a questo spazio abbandonato, trasformandolo in un polo d’eccellenza per l’arte contemporanea. Qui le opere dialogano con l’ambiente, sfruttano le superfici e si caricano di nuovi significati grazie a un contesto storico e architettonico di forte impatto.
Così nasce uno spazio con un’anima, dove ogni mostra diventa un evento culturale che racconta molto più di una semplice esposizione. Ogni dettaglio architettonico partecipa all’esperienza: le superfici ruvide fanno da sfondo alle installazioni, le altezze industriali amplificano la luce e i volumi, mentre il cortile regala una pausa di respiro in mezzo alle geometrie rigorose degli interni. La Fondazione non è solo un contenitore, ma un interlocutore con la memoria industriale, capace di costruire un dialogo continuo tra storia, arte e società.
Alfredo Pirri, un percorso tra arte, architettura e memoria
Il progetto di Alfredo Pirri in questo contesto non è una semplice mostra, ma un racconto che attraversa trent’anni di lavoro, materiali e linguaggi diversi per esplorare il senso del tempo e dello spazio. Pirri si concentra da sempre sul rapporto tra architettura e funzione sociale, estetica e politica degli spazi che abitiamo, traducendo queste riflessioni in opere dense di poesia e rigore. La sua forza sta nel sovrapporre come strati di memoria elementi fisici e simbolici, trasformando ogni pezzo in uno strumento per osservare, ricordare e meditare.
La mostra “Fare cose”, curata da Cesare Biasini Selvaggi e Gianluca Collica, raccoglie con attenzione una selezione di lavori fondamentali che raccontano il percorso creativo dell’artista. Non una semplice antologia, ma un frammento di un cammino aperto, che punta sul “fare” come forma di attivazione poetica e civile. Il lavoro di Pirri si sviluppa costruendo, smontando e reinventando forme, materiali industriali e luce, giocando con la stratificazione del tempo e offrendo allo spettatore un viaggio intimo dentro uno sguardo sempre in movimento.
Luce e materia: il dialogo nel padiglione 2
Nel padiglione 2 spicca una serie di opere che usano la luce come elemento pittorico e scultoreo. Plexiglass, vetro, smalti e metalli si mescolano creando superfici vibranti, capaci di cambiare la percezione di spazi e oggetti. “Alba/Tramonto”, grande installazione del 2002-03 lunga otto metri, racconta un paesaggio immaginario fatto di plexiglass stratificato e inserti plastici, che disegnano un orizzonte in continuo mutamento. Montagne aguzze e superfici specchiate diventano simboli del passaggio tra giorno e notte, inverno e primavera.
Simile nell’approccio è “Ombra su Ombra” , un parallelepipedo trasparente con piani sovrapposti di carta dipinta solo da un lato. Il colore nascosto si rivela in riflessi diffusi, creando un effetto di soglia tra visibile e invisibile. In questa sezione, la luce è la vera protagonista, un pigmento effimero che plasma lo spazio e invita chi guarda a esplorare il confine sottile tra presenza e assenza, memoria e percezione.
Buio e luce: un tema ricorrente nell’opera di Pirri
Il contrasto tra buio e luce attraversa il lavoro di Pirri fin dagli anni Ottanta. “Il pensiero dell’alba” , un grande disco di legno dipinto con sfumature nere, è una finestra notturna che evoca l’attesa del giorno che nasce. Un’opera che racchiude l’idea di una metamorfosi imminente, un passaggio che dissolve il buio e apre la scena al cambiamento. Il cuore di questa riflessione è un equilibrio dinamico, un gioco delicato tra ciò che scompare e ciò che prende forma.
Nel 2007, la serie di acquerelli “Acque” porta questa sensazione su un altro piano: la fluidità di cielo e mare si traduce in superfici increspate e vibranti, dove il colore racconta il ritmo incessante del movimento naturale. Dal nero della notte al blu calmo del mare, la pittura suggerisce un’armonia cosmica fatta di flussi che si rincorrono e si sovrappongono. Così l’opera di Pirri attraversa continenti simbolici, accompagnando lo spettatore in una dimensione meditativa che mescola visione e sentimento.
“Arie per Catania” e la memoria del padiglione 1
Nel padiglione 1 spicca “Arie per Catania” , un’installazione recente fatta di lastre di plexiglas trasparente e riflettente, disposte geometricamente a formare un oggetto architettonico minimalista. Avvolta da una luce arancione, l’opera contiene piume incastrate tra le lastre, una sfera di vetro di Murano e frammenti di specchio sul pavimento. La composizione evoca aria, vento, luce: entità immateriali ma percepibili, che diventano tangibili e definiscono lo spazio che abitiamo.
Il padiglione si lega al passato industriale del sito, dove la memoria è impressa sulle superfici consumate e nelle strutture ottocentesche. La luce chiaroscurale amplifica l’effetto, trasformando lo spazio in un teatro del ricordo, dove la memoria collettiva si intreccia con esperienze personali. Non è solo un esercizio estetico, ma un invito a riflettere sulla temporaneità e la solidità di ciò che ci circonda.
La dedica a Gramsci e il monumento in arrivo a Turi
Una delle sezioni più intense è dedicata ad Antonio Gramsci. “Compagni e Angeli ” riunisce 32 acquerelli su carta cotone che riproducono le copertine dei quaderni scritti da Gramsci durante la detenzione nel carcere di Turi tra il 1929 e il 1935. Quelle copertine, sobrie e semplici, si trasformano nella pittura astratta e onirica di Pirri, che traduce il pensiero e l’immaginazione del filosofo in forme e schemi celesti.
Questo lavoro anticipa il monumento che Pirri sta progettando per il carcere di Turi. La scultura, grande quanto la cella di Gramsci, sarà rivolta verso la finestra da cui il filosofo guardava fuori. Non un semplice omaggio, ma un dispositivo che illumina e mette in relazione passato e presente, invitando a riflettere sul peso della memoria e sull’eredità intellettuale. Un dialogo aperto e vivo, che ridà senso a uno spazio carcerario diventato simbolo di resistenza e libertà di pensiero.
“Cure” si reinventa e l’archivio che racconta il processo creativo
Tra le tappe storiche del percorso di Pirri, c’è il modellino di “Cure” , presentato nell’edizione “Aperto ‘88” della Biennale di Venezia. Originariamente un edificio geometrico in rame brunito e acciaio, con parole disposte dalla facciata verso il basso, è stato ripensato con materiali locali come il tufo di Lentini, per dargli un tono più intimo e raccolto.
Nel sito industriale di Catania, “Cure” si trasforma in un piccolo villaggio metafisico, un rifugio privato ma aperto alla lettura collettiva. A completare la scena, “All’imbrunire” , un lampione di ghisa, introduce una presenza poetica nella notte, rendendo lo spazio un luogo sospeso e contemplativo. Questo intervento ridà vita a un’opera storica e conferma l’attenzione di Pirri verso il rapporto tra architettura, parola e senso.
Infine, la mostra ospita il “Progetto archivio FWD RWD” , un’installazione composta da otto scaffali di legno disposti a cerchio, con 115 scatole che raccolgono disegni, documenti e materiali di altrettanti progetti di Pirri. Un archivio vivo, uno spazio da esplorare e abitare, che racconta non solo le opere, ma l’intero processo creativo, trasformando la memoria personale in patrimonio condiviso e aprendo nuove strade interpretative.
La Fondazione Brodbeck conferma così la sua vocazione: un luogo dove l’arte diventa strumento di riflessione, capace di scuotere il tempo, risvegliare la memoria e unire storie individuali e collettive attraverso il linguaggio potente e sensibile di Alfredo Pirri.
