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Valeria de Flaviis (CDP): Perché l’Intelligenza Artificiale è il Miglior Alleato per l’Innovazione in Italia

L’intelligenza artificiale non è più un’idea lontana, qualcosa che si studia solo nei laboratori. Valeria de Flaviis lo ripete spesso, con convinzione. Lei guida l’Innovation Lab e la Digital Transformation di Cassa Depositi e Prestiti, e vede ogni giorno come l’AI stia cambiando davvero il volto delle imprese italiane. Non si tratta di un semplice strumento da installare, ma di una leva strategica che costringe a ripensare processi, metodi e persino la cultura aziendale. Automatizzare le attività ripetitive? Solo il primo passo. La vera sfida è reinventare il lavoro, dall’inizio alla fine.

La vera sfida? Cambiare l’organizzazione dall’interno

Nel dibattito sull’intelligenza artificiale si parla spesso di modelli, hardware e piattaforme. Ma per Valeria de Flaviis la sfida più grande è un’altra: come cambia l’organizzazione. Non basta inserire la tecnologia, serve un salto culturale. Le persone si trovano davanti a due ostacoli: la paura di perdere il proprio ruolo e la necessità di imparare nuove competenze, soprattutto quella di pensare fuori dagli schemi. L’introduzione dell’AI non riguarda solo fare le cose più in fretta, ma cambia il modo stesso di concepire il lavoro.

L’automazione tradizionale – quella che accelera semplicemente ciò che già si fa – oggi non basta più. Serve un approccio diverso, quello che Daron Acemoglu chiama “task reconfiguration”: rivedere ruoli, responsabilità e processi per far dialogare al meglio persone e macchine intelligenti. Si tratta di trovare un equilibrio tra la tecnologia e il giudizio umano.

Da semplice automazione a vera rivoluzione: usare l’AI per cambiare davvero

Molte aziende vedono l’intelligenza artificiale come un modo per automatizzare qualche attività ripetitiva o per fare qualche esperimento in prova. Ma questo rischia di portare solo miglioramenti temporanei. De Flaviis spiega che il vero salto arriva solo se si pensa a quali processi si possono ripensare completamente, non solo a cosa si può automatizzare.

L’AI smette così di essere “un software in più” e diventa uno strumento per un cambiamento profondo. Ci vuole una strategia chiara, che definisca obiettivi, tempi e modi di usare l’intelligenza artificiale. Ma non bastano le tecnologie avanzate: serve anche un coinvolgimento culturale e organizzativo che aiuti le persone a lavorare in modo nuovo.

Cultura aziendale: la vera chiave per far funzionare l’intelligenza artificiale

L’esperienza di CDP dimostra che avere i migliori strumenti non è sufficiente senza un cambio di mentalità. Come dice de Flaviis, puoi avere la “Ferrari” dei software, ma se le persone non capiscono perché e come usarli, l’investimento rischia di essere sprecato.

Per questo la formazione continua e la fiducia sono fondamentali. Il messaggio è semplice: l’AI non arriva “dall’alto” per sostituire, ma per affiancare e aiutare chi lavora ogni giorno. Cambiare questa prospettiva aiuta a far accettare la novità e a coinvolgere di più, elementi essenziali per una trasformazione che duri nel tempo.

Innovazione dal basso: le idee migliori nascono sul campo

Per de Flaviis, l’innovazione cresce soprattutto dove si lavora, non solo nei reparti dedicati. I responsabili possono guidare, ma chi conosce davvero i problemi e le opportunità sono le persone impegnate ogni giorno nei processi. Senza questo coinvolgimento, innovare resta un obiettivo lontano.

Questo spostamento di attenzione crea una cultura in cui ogni dipendente può proporre idee nuove. In CDP, per esempio, sono stati raccolti oltre 190 casi d’uso proposti dai collaboratori tramite una Call4Ideas dedicata all’AI. Da qui sono nate 120 iniziative prioritarie, un chiaro segno di come il coinvolgimento di tutti sia il motore di un cambiamento efficace e condiviso.

L’AI come alleato dei manager: più tempo per pensare, meno per le scartoffie

L’arrivo dell’intelligenza artificiale cambia anche il lavoro dei manager, soprattutto di chi si occupa di innovazione. La tecnologia permette di velocizzare le attività operative e di fornire risposte più rapide e precise ai colleghi. Così si alleggerisce il carico di lavoro, lasciando spazio per ascoltare meglio i bisogni e per progettare soluzioni nuove.

De Flaviis sottolinea che l’AI non sostituisce chi guida l’innovazione, ma lo aiuta a generare più valore. Offre strumenti avanzati per analizzare dati, scovare opportunità e immaginare scenari, permettendo di concentrarsi di più sulla strategia e meno sulla routine. Un cambiamento che migliora le decisioni e l’efficacia delle azioni intraprese.

DICO: la trasformazione data e AI-driven di CDP parte dalle idee interne

Nel 2024 CDP ha lanciato DICO , un programma pensato per trasformare tutto il gruppo in un’organizzazione guidata dai dati e dall’intelligenza artificiale. Un passaggio fondamentale è stata la Call4Ideas aperta a tutti i dipendenti per raccogliere bisogni e spunti sull’uso dell’AI.

La partecipazione è stata sorprendente: oltre 190 proposte arrivate in due settimane. Dopo un’attenta selezione sono state scelte circa 120 iniziative prioritarie, segno della voglia e della preparazione del personale di affrontare una grande trasformazione. Questo approccio dal basso rafforza il progetto, evitando di ridurlo a una semplice questione tecnica, e favorendo un cambiamento reale e condiviso.

L’intelligenza artificiale che fa la differenza nei processi ad alto volume documentale

Tra le iniziative nate con DICO, quelle più concrete riguardano l’automatizzazione di processi con grandi volumi di documenti e attività ripetitive. Un caso emblematico sono le istruttorie per i finanziamenti alla Pubblica Amministrazione.

L’uso dell’AI ha alleggerito il lavoro sui controlli, ridotto i rischi e accorciato i tempi di gestione delle pratiche. Ora CDP sta estendendo questo modello ad altri settori, come la gestione di documenti legali e la ricerca di informazioni aziendali. Queste esperienze mostrano come l’intelligenza artificiale possa migliorare efficienza e qualità, anche in attività complesse, senza perdere di vista sicurezza e rispetto delle regole.

Come si misura il successo? Tra numeri e cultura

Il programma DICO segue i risultati con indicatori precisi, soprattutto legati al miglioramento dei processi. Questi dati mostrano subito gli effetti concreti, come tempi più brevi o costi ridotti. Però, ammettono i manager, servono anche parametri meno evidenti ma altrettanto importanti: il coinvolgimento delle persone, il livello di utilizzo e le competenze acquisite.

Questi aspetti culturali e organizzativi sono più difficili da misurare e richiedono tempo. Solo così si potrà avere un quadro completo di come sta andando una trasformazione che non è solo tecnologica, ma anche umana.

Innovazione e regole: come farle convivere senza frenare il cambiamento

L’introduzione dell’intelligenza artificiale porta nuove questioni su governance e regolamenti interni, ma non devono diventare un freno all’innovazione. Per Valeria de Flaviis, innovazione, sicurezza e rispetto delle norme devono andare di pari passo, integrando punti di vista diversi per massimizzare i vantaggi e limitare i rischi.

In CDP si lavora con metodi che tengono conto della rapidità con cui evolvono le tecnologie, senza però dimenticare la protezione di stakeholder e dati. La sfida è trovare un equilibrio tra sperimentare e controllare, per adottare l’AI in modo intelligente e sostenibile.

Persone e AI insieme: una squadra per fare innovazione

L’approccio di de Flaviis mette in chiaro che l’intelligenza artificiale è un alleato delle persone, non un sostituto. L’AI funziona meglio quando affianca l’uomo nell’analisi, nel valutare alternative e nel mettere ordine tra le informazioni.

Il giudizio critico, la gestione dell’incertezza e le decisioni finali restano in mano alle persone. Questo cambia il modo di progettare e realizzare l’innovazione: serve una collaborazione stretta, in cui uomini e macchine intelligenti lavorano fianco a fianco, valorizzando le rispettive capacità. Il futuro, secondo de Flaviis, non è una sfida tra uomo e macchina, ma una collaborazione capace di raggiungere risultati che nessuno dei due potrebbe ottenere da solo.

Redazione

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