Roma, primavera 2024. Una goccia d’acqua che scava la pietra, lenta ma inesorabile: è questa l’immagine che guida Rodrigo Torres, artista colombiano di Bogotá, durante la sua residenza di due mesi nella Capitale. Ospitato dalla Rhinoceros Gallery, con il sostegno della galleria brasiliana A Gentil Carioca, Torres ha dato vita a Água mole em pedra dura, un progetto che unisce ceramiche e pitture in un dialogo profondo tra tempo e memoria. Non sono solo oggetti d’arte, ma tracce di un viaggio che attraversa Roma e Rio de Janeiro, città specchio delle sue radici e delle sue passioni, che si incontrano e si trasformano sulla sua tela.
Rodrigo Torres arriva a Roma con un bagaglio culturale ricco e complesso. Cresciuto nel quartiere Tijuca di Rio de Janeiro, conosce bene la convivenza tra natura e città, un ambiente dove tutto è in continuo cambiamento. La foresta pluviale insegna che ciò che si prende dalla terra prima o poi torna indietro. A Roma, invece, si confronta con una realtà fatta di tracce antiche, costruzioni solide che sembrano sfidare il tempo, quasi a negare il loro naturale deterioramento. Roma, città stratificata e millenaria, diventa così per Torres un luogo straniero ma anche un laboratorio nuovo.
Questa doppia visione si riflette nelle sue opere: Roma, con i suoi temi e colori, evoca sia il passato monumentale sia i mutamenti inevitabili. L’urbanistica romana, simbolo di una resilienza storica, dialoga con la natura fluida e mutevole delle foreste brasiliane, che hanno plasmato la vita dell’artista. Un esempio chiave di questa riflessione è la fontana-scultura Por un fio d’água, dove il lento scorrere dell’acqua diventa una metafora chiara del pensiero di Torres: un continuo movimento e cambiamento che non è perdita, ma trasformazione.
La ceramica è uno degli elementi chiave della mostra di Torres. Realizzate al centro C.R.E.T.A. e alla Rhinoceros Gallery, le sue opere nascono da uno studio attento sia dal punto di vista tecnico che poetico. Le superfici delle sculture colpiscono per la loro delicatezza apparente: sembrano leggere, quasi come carta, fragili e segnate da crepe ben visibili, mai nascoste.
Questa scelta non è casuale. Si rifà a due tradizioni culturali diverse ma simili nel significato. Da un lato c’è la teoria del restauro di Cesare Brandi, che valorizza la conservazione mostrando le tracce del tempo e i segni subiti dagli oggetti. Dall’altro c’è il kintsugi giapponese, che ripara le ceramiche rotte con materiali preziosi, trasformando le crepe in un valore aggiunto. Torres unisce queste idee, creando opere che rappresentano la tensione tra resistenza e cedimento. La frammentazione non è una rottura definitiva, ma un simbolo di cura e rinascita.
Questo approccio trasmette un messaggio profondo sul rapporto tra uomo, memoria e il passare del tempo. Anche le superfici non smaltate, opache al tatto, richiamano la polvere del tempo e la fragilità della materia.
Parallelamente alla ceramica, la residenza romana segna una svolta nel lavoro pittorico di Torres, che finora aveva sempre usato il disegno come base. A Roma l’artista presenta un gruppo di opere pittoriche inedite, caratterizzate da una raffinata ambiguità visiva.
A prima vista sembrano collage, con elementi in tre dimensioni sovrapposti o affiancati. Ma guardando da vicino si scopre che sono bidimensionali. L’effetto trompe-l’œil nasce da una costruzione sapiente di forme e colori, studiata per creare illusioni di profondità e movimento. La precisione tecnica si accompagna a un’intenzione ben chiara: mettere in discussione la percezione e sfidare il confine tra realtà e apparenza.
Questa sperimentazione amplia il linguaggio di Torres e apre una nuova strada nel suo racconto artistico, mescolando movimento visivo e riflessione sulla superficie come spazio di rappresentazione e inganno.
Il progetto Água mole em pedra dura resta in mostra fino al 13 agosto 2026 alla Rhinoceros Gallery, in via del Velabro 9, nel cuore del vivace panorama artistico romano. Un’occasione per scoprire da vicino un percorso creativo che unisce ceramica e pittura, tradizioni brasiliane e suggestioni romane, riflessioni sul tempo e sulla memoria.
La permanenza di Torres a Roma si conferma un momento di intensa produzione e scambio culturale, dimostrando come il dialogo tra luoghi e linguaggi artistici continui a generare nuovi significati. Le opere interagiscono con lo spazio espositivo e con la città stessa, invitando chi le osserva a immergersi in un mondo fatto di fragilità apparente e forza nascosta, dove ogni frammento racconta un gesto di cura e resistenza.
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