Un anno di lavori, ma la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza non ha mai smesso di vivere. Il 28 aprile 2025 le sue porte si spalancano di nuovo, mostrando spazi trasformati, freschi di restauro. Qui, nel cuore della città, un edificio che da quasi cento anni custodisce capolavori dell’arte moderna si rinnova, non solo nel volto ma nello spirito. Non si tratta di un semplice intervento estetico: è un ritorno alle origini, un invito a far parlare ancora una volta la collezione con l’architettura che la accoglie, studiata appositamente per esaltarne la forza e la bellezza.
Un restauro che restituisce respiro e identità alla galleria
Inaugurata nel 1931, la Galleria Ricci Oddi è uno dei pochi edifici in Italia costruiti appositamente per ospitare una collezione privata donata alla città. Progettata dall’architetto Giulio Ulisse Arata, si distingue per il grande panopticon centrale che illumina naturalmente gli spazi dall’alto. Questa soluzione architettonica nasce dalla visione di Giuseppe Ricci Oddi, collezionista appassionato che voleva dare una casa stabile alle sue opere, prima conservate nella dimora di famiglia.
I lavori, affidati gratuitamente allo studio milanese Lissoni & Partners, hanno riguardato tutti i 1.000 metri quadrati e le 22 sale espositive. L’obiettivo era chiaro: riportare l’edificio all’aspetto originale, eliminando le modifiche fatte negli anni che avevano rotto l’armonia tra collezione e spazio. Ogni dettaglio è stato curato per mantenere la sobrietà che contraddistingue la galleria.
Tra gli interventi principali, il restauro delle superfici, il miglioramento dell’illuminazione e la riorganizzazione degli ambienti per rendere la visita più piacevole e funzionale. Il risultato è un museo che accoglie oltre mille opere offrendo un percorso chiaro e ben leggibile.
Ricci Oddi: fra capolavori storici e il Klimt ritrovato
La collezione Ricci Oddi copre circa un secolo di arte, dagli anni Trenta dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento. Oltre mille opere, tra paesaggi e ritratti, raccontano una storia fatta di scelte raffinate. Tra le prime acquisizioni spiccano “Pecore tosate” di Francesco Filippini e “Dopo Novara” di Gaetano Previati, esempi del gusto del fondatore.
Nel patrimonio si incontrano nomi di rilievo come Giuseppe Pellizza da Volpedo, Carlo Carrà, Umberto Boccioni, Medardo Rosso, Felice Casorati e Federico Zandomeneghi. Nel percorso permanente sono esposti circa 210 pezzi, selezionati per garantire rotazione e valorizzazione della collezione.
La star indiscussa resta il “Ritratto di signora” di Gustav Klimt, dipinto tra il 1916 e il 1917. La sua storia è una saga: dall’inattesa scoperta di un’opera nascosta sotto il quadro, al clamoroso furto del 1997. Poi, il colpo di scena: nel 2019 è stato ritrovato in una busta tra i rifiuti. Questo Klimt ha riportato la Galleria Ricci Oddi sotto i riflettori mondiali, diventando il simbolo di un luogo ricco di cultura e memoria.
Il sostegno della comunità: una rinascita a più voci
Il restauro è stato possibile grazie a un fondo da 500.000 euro raccolto da 24 realtà locali: aziende, associazioni di categoria, privati cittadini e persino una classe di liceo diplomatasi nel 1970. Un segno chiaro dell’importanza che la galleria riveste per Piacenza. Per il presidente della Fondazione Ricci Oddi, Massimo Toscani, questo impegno collettivo è la dimostrazione concreta dell’identità e dell’attaccamento dei piacentini al museo.
Da questa spinta nasce anche una sala dedicata agli artisti locali, uno spazio pensato per valorizzare il talento e la creatività del territorio. La direttrice Lucia Pini ha inoltre ampliato la politica degli ingressi gratuiti: se prima l’ingresso libero era previsto un giorno al mese, ora, per la riapertura, sarà gratuito per un’intera settimana. Un invito a tutti a tornare a scoprire la collezione, sotto una nuova luce.
Cambi al vertice e bilancio positivo per il futuro della galleria
Dopo le dimissioni anticipate di Jacopo Veneziani, figura di riferimento culturale per Piacenza, nel 2024 è toccato a Massimo Toscani prendere le redini della Fondazione. Il suo mandato sta per concludersi, ma lascia una galleria profondamente trasformata. Nei due anni sotto la sua guida, la Fondazione ha raccolto oltre 700.000 euro e consolidato il museo come fulcro culturale e richiamo turistico.
Fra le iniziative più significative c’è stato il prestito temporaneo del Klimt in Corea del Sud, che ha fruttato 200.000 euro, risorse importanti per la manutenzione e per ampliare le attività espositive. Si chiude così un biennio positivo, che apre la strada al nuovo Consiglio direttivo chiamato a continuare il lavoro di valorizzazione della Galleria Ricci Oddi.
