Il Vesuvio esplose nel 79 d.C., trasformando Pompei in una città sepolta sotto metri di cenere e lapilli. Camminare oggi tra le sue strade è un’esperienza che sfida il tempo: sembra quasi di sentire il brusio degli abitanti, l’odore del forno acceso, il calore di quell’estate fatale. Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico dal 2021, non si limita a conservare pietre e rovine. Nel suo libro “Quando gli dei lasciarono il mondo. L’ultima estate di Pompei” , mescola scoperte recenti e riflessioni profonde, rivelando come quel passato antico continui a parlare a chiunque voglia ascoltare. La sua esperienza, maturata prima a Paestum e ora a Pompei, restituisce alla città romana un volto inedito, sospeso tra il tramonto di un’epoca e la vita che pulsa ancora sotto la cenere.
Dalla Germania all’Italia: il viaggio di un archeologo tra due mondi
La storia di Zuchtriegel è legata a doppio filo con Paestum e Pompei, due realtà molto diverse ma ugualmente cruciali per capire il mondo antico. Nato e cresciuto professionalmente in Germania, ha scelto di fare dell’Italia la sua casa e il suo campo di lavoro. Non c’è stata una ragione precisa che l’ha portato qui, ma un sentimento profondo e un legame umano con l’area vesuviana, che considera unico al mondo.
Passare da Paestum a Pompei ha significato affrontare un salto enorme. A Paestum, il lavoro si svolgeva con un team più piccolo e un sito più circoscritto, mentre Pompei è un mondo a sé: oltre 13mila ambienti, scavati a partire dal 1748, un vero e proprio microcosmo architettonico e culturale. Gestirlo richiede non solo competenze scientifiche, ma anche capacità organizzative, perché ogni giorno si presentano nuove sfide legate alla conservazione, alla fruizione e al rapporto con i visitatori.
Uno dei punti di forza di Zuchtriegel è il lavoro di squadra: un gruppo di oltre 400 professionisti, impegnati su molti fronti, dalla tutela all’accoglienza. Un gruppo che ha saputo crescere e affrontare le difficoltà insieme. Per lui, dirigere Pompei è un lavoro corale, dove ogni contributo conta e si intreccia con quello degli altri.
Tra responsabilità e ostacoli: cosa significa guidare Pompei
Essere direttore di Pompei significa portare sulle spalle un peso enorme. Zuchtriegel non lo nasconde: il valore di un luogo come questo porta con sé momenti di grande soddisfazione, ma anche di tensione. Non si tratta tanto di contare i successi, quanto di convivere con una responsabilità costante, che coinvolge tutta la squadra e la comunità.
Tra le difficoltà più pesanti c’è stato un episodio grave: minacce ricevute dopo aver deciso di togliere un presidio di guide private non autorizzate dentro gli scavi. Una scelta che ha avuto ripercussioni anche sulla sua famiglia. Ma la solidarietà di colleghi e istituzioni è stata un appoggio importante. Questo episodio mostra come la gestione del patrimonio archeologico sia anche una questione politica e sociale, fatta di pressioni che vanno ben oltre l’aspetto tecnico.
Zuchtriegel è attento anche ai cambiamenti nella percezione dei visitatori. Progetti come “Sogno di Volare”, che coinvolge ragazzi locali in spettacoli teatrali dentro gli scavi, sono esperienze preziose, anche se limitate dalla capienza. I complimenti per lo stato di conservazione sono accolti con piacere, ma il direttore è ben consapevole che restano tante sfide aperte, soprattutto su manutenzione, accessibilità e servizi.
Archeologia circolare: quando ricerca e racconto vanno a braccetto
Per Zuchtriegel l’archeologia non è solo scavo e studio, ma un cerchio che unisce ricerca, tutela, gestione e comunicazione, senza contrapposizioni. Non crede a chi mette in contrapposizione rigore scientifico e divulgazione: chi lo fa probabilmente non ha solide basi, perché la vera scienza non teme di essere raccontata in modo chiaro e non si nasconde dietro un linguaggio complicato.
Musei e siti devono aprirsi al pubblico, usando anche nuovi strumenti per raccontare e valorizzare. Nella sua gestione, Zuchtriegel ha puntato proprio su questo equilibrio, una vera e propria intreccio di funzioni in cui comunicare bene diventa parte integrante del lavoro di conservazione e ricerca.
Un capitolo importante riguarda l’uso delle nuove tecnologie, in particolare l’intelligenza artificiale. A Pompei si sta iniziando a sperimentare queste tecniche sia per la tutela e il monitoraggio, sia per lo studio e la valorizzazione del sito. È un terreno nuovo, con rischi e difficoltà, ma anche un’opportunità che gli archeologi devono saper cogliere per non subire scelte dall’esterno.
Pompei specchio di un mondo in trasformazione
Il libro di Zuchtriegel colpisce soprattutto per come riesce a raccontare Pompei non solo come un luogo di catastrofe, ma come una società in fermento, in piena trasformazione culturale e religiosa. Nel primo secolo dopo Cristo, Pompei era una città sospesa tra culti antichi in declino e nuove credenze che prendevano piede, un momento di crisi ma anche di grande fermento.
Gli scavi hanno portato alla luce esempi emblematici: statue un tempo parte di contesti religiosi che ora finiscono come semplici decorazioni nelle case. Questo cambiamento ha un peso profondo sul piano spirituale. Zuchtriegel richiama il concetto di “forza del contesto” di Andrea Carandini, che invita a leggere i reperti non come oggetti isolati, ma in relazione all’ambiente, alla società e ai mutamenti storici.
Il cambio nei riti e nelle credenze si legge anche negli spazi e nell’uso degli oggetti sacri. La perdita del loro valore originario e la loro trasformazione in ornamenti raccontano una tensione culturale palpabile.
Raccontare senza perdere rigore: la sfida della narrazione archeologica
Zuchtriegel ammette che non è facile narrare gli ultimi mesi di Pompei senza cadere nella finzione. Il suo metodo è quello di “scrivere archeologia”: ogni passaggio della storia è sostenuto da dati concreti. Nel libro il racconto si basa su ipotesi condivise, ma non nasconde dubbi e confronti tra studiosi.
Questo approccio, fatto di trasparenza e confronto, rende la storia accessibile e coinvolgente senza perdere la serietà della ricerca. Il lettore è accompagnato anche nei momenti meno certi, scoprendo come si arriva a diverse interpretazioni e quali questioni restano aperte.
Il confine tra ciò che è certo e ciò che è ricostruito con rigore ma in modo parziale è tracciato con delicatezza, senza forzature. Ne nasce un racconto vivo, che sta sul filo tra dati concreti e immaginazione, stimolando curiosità e riflessioni.
Pompei e il presente: un parallelo che fa riflettere
Guardando al presente, Zuchtriegel vede in Pompei un’immagine di un mondo in crisi, segnato da tensioni spirituali e culturali. Nel libro emerge un confronto, che però non è né scontato né semplicistico, ma ragionato con attenzione ai limiti e alle differenze.
L’ultimo capitolo, intitolato “Pompei siamo noi”, sottolinea un’identificazione profonda tra le fragilità dell’antica città e quelle della nostra epoca. La riflessione si concentra su come, in momenti di difficoltà materiali e sociali, le persone cerchino un senso superiore, un contatto con il sacro o con Dio.
Questo percorso unisce la conoscenza archeologica a una lettura profonda delle trasformazioni religiose e culturali, per provare a capire la dimensione umana nelle sue complessità. Un tentativo che va oltre la semplice analisi storica e tocca questioni esistenziali ancora attuali.
