Quando Pericle Guaglianone se n’è andato, il silenzio che ha lasciato dietro di sé è stato subito palpabile, quasi una presenza tangibile. Non era uno che cercava la ribalta; riservato, discreto, parlava poco ma con un’intensità che pesava. La sua figura, pur fatta di toni sommessi, ha inciso profondamente nella vita culturale di Roma. Raccontarlo resta complicato, come cercare di afferrare un’ombra che si sottrae, un equilibrio delicato tra il personale e il pubblico, tra l’amore per l’arte e la città che gli stava dentro.
Pericle Guaglianone, l’uomo che ha scritto la cultura romana senza farsi notare
Guaglianone non cercava il centro della scena con prepotenza. Era uno di quelli che lavoravano dietro le quinte, con passo sicuro ma senza clamore, influenzando la scena artistica della capitale con misura e precisione. Giornalista e critico d’arte, portava avanti una voce autonoma, capace di osservare senza cedere ai compromessi o agli intrecci di interessi tra artisti, galleristi e mecenati.
Roma era la sua casa naturale, un mondo vasto in cui si muoveva con cura e attenzione. Conosceva ogni angolo, ogni nuova galleria, diventando un punto di riferimento per chi voleva capire il complicato mosaico dell’arte contemporanea romana. Tra le sue passioni c’era quella di svelare dettagli e segreti delle manifestazioni culturali più particolari, come la Coppa Pizzeria, un evento che sapeva raccontare con il giusto mix di ironia e serietà. La sua agenda, spesso condivisa su Artribune, era una guida per chi si avvicinava a quell’universo.
Tra gallerie, periferie e uno sguardo capace di scovare l’anima dei luoghi
Guaglianone non era un critico distaccato. Era un esploratore instancabile delle realtà artistiche romane, dal centro alle periferie meno conosciute. Le sue passeggiate lo portavano spesso fuori dai circuiti tradizionali, a PianoB, una realtà emergente, o alla Pescheria Alessi, luogo fresco e underground, o alla Casa Vuota al Quadraro, dove l’arte si mescola con l’aria di quartiere.
I suoi ritorni a casa a Ponte Testaccio, lungo il lungotevere, tracciavano linee invisibili del passaggio di un uomo che vedeva Roma non solo come uno spazio geografico, ma come un organismo vivo, pieno di storie e incontri. Quei posti erano più di semplici luoghi: erano palcoscenici attraversati da un’intelligenza viva, capace di cogliere i dettagli e raccontarli con sincerità. Lui arrivava sempre con calma, quasi per caso, ma lasciava dietro di sé un’impronta profonda.
Torvaianica e Capocotta, spiagge e memorie di vita
Non si può parlare di Pericle Guaglianone senza pensare alla sua Torvaianica, un angolo sospeso tra natura e città, vera frontiera di Roma. Quel pezzo di spiaggia sul litorale romano era per lui casa e rifugio, un luogo carico di ricordi e incontri autentici. Spesso scherzava sull’atmosfera quasi esotica di Capocotta, quel tratto di costa fuori dal tempo che sembrava ricordare posti lontani come Tangeri o Dakar, restando però dentro Roma.
Le sue fotografie dall’alto, i commenti mai banali e mai cinici, raccontano un uomo curioso, legato alla sua terra ma pronto a farci entrare il mondo intero. In famiglia emergeva anche il rapporto con suo padre, che con schiettezza commentava le sue scelte, scandendo quel senso di appartenenza che non è scontato.
Una perdita che lascia un vuoto profondo
Da quando è arrivata la notizia della sua scomparsa, Roma sembra aver perso un pezzo importante del suo sguardo critico e partecipe. Pericle Guaglianone non era solo un critico d’arte o un giornalista culturale: era un punto di raccordo tra le persone, una guida per capire il fermento artistico e culturale della città. Il suo modo di raccontare, mai sopra le righe, ha lasciato un vuoto che sarà difficile colmare.
Le conversazioni interrotte restano sospese, come tante domande senza risposta nel mare delle relazioni umane e professionali. Il suo modo laterale di attraversare idee e realtà è oggi un patrimonio da custodire nei ricordi di chi lo ha conosciuto, ma anche un modello per chi vuole avvicinarsi all’arte con passione e rigore, senza eccessi. Roma, in questa stagione estiva e complessa, ha perso un custode attento, una presenza discreta ma vitale.
