# A Torino, una testa di cartapesta esplode in mille pezzi, lasciando cadere una pioggia di biscotti
È lo spettacolo inquietante e sorprendente di Miriam Governatori, ventiduenne artista di Foligno che non si accontenta di quadri o sculture statiche. Durante una collettiva firmata Almanac, ha trasformato la scena in un evento più che in una mostra: un gesto potente che sfida le regole dell’arte tradizionale.
Il suo lavoro vive nel movimento, nell’istante, nell’esperienza diretta. Non si tratta di opere da ammirare a distanza, ma di momenti da consumare, persino distruggere. Governatori rompe le barriere delle gallerie convenzionali, spingendo lo spettatore a confrontarsi con sensazioni scomode e immagini fuori dal comune. Qui l’arte non si conserva, si vive e si trasforma.
Performance che spezzano la staticità delle gallerie
Miriam parla dei suoi lavori come di tormenti, non semplici agitazioni. Per lei l’opera non è qualcosa da guardare immobile, ma un evento da vivere, da sentire. Le gallerie tradizionali le sembrano fredde, quasi estranee, spazi che allontanano il pubblico dalla realtà, un effetto che lei vuole evitare a tutti i costi.
Così lo spazio espositivo diventa un vero e proprio palcoscenico, una scenografia dove finzione e realtà si intrecciano, sovvertendo la percezione di chi osserva. Ogni performance è un momento unico, irripetibile, dove temporaneità e instabilità sono protagoniste. Miriam realizza maschere, strutture e costumi con materiali di recupero, cercando un coinvolgimento diretto con il pubblico.
L’opera nasce per durare poco. L’artista stessa ammette che non si può prevedere tutto: la performance cambia in base al luogo, alle persone, agli imprevisti. Questo controllo ridotto rende tutto più autentico, vicino a quel concetto di “fallimento queer” teorizzato da José Esteban Muñoz.
Tra punk, psicanalisi e cultura pop: un mix di riferimenti
Il mondo di Miriam è fluido, senza confini netti. Non cerca influenze precise, ma assorbe stimoli e suggestioni da ogni dove. Legge testi di psicanalisi, studi sul genere e sull’inconscio. Ama simboli come l’astrologia, i sogni, e mondi fantascientifici.
Tra le sue ispirazioni ci sono artisti come Louise Bourgeois e Lygia Clark, note per l’esplorazione del corpo e della mente, oltre alla sperimentazione contemporanea di Natasha Tontey. Ma il suo background è anche fatto di cultura popolare, da Art Attack ai meme e tutorial che spopolano sul web.
Da tutto questo nasce un linguaggio artistico intriso di energia punk e spirito fai-da-te, dove la manualità e la sperimentazione si oppongono all’accademia e alle istituzioni.
Il disegno come specchio dell’inconscio
Anche se le performance dominano la sua ricerca, il disegno resta un elemento fondamentale e molto personale. Miriam lo vede come un modo per fare autoanalisi, una porta sull’inconscio, simile all’esperienza dei sogni che a volte travolgono la coscienza.
I suoi schizzi nascono da impulsi spontanei, frammenti di un mondo interno che l’artista vuole preservare senza spegnere quel mistero che li alimenta. Per lei disegnare significa trovare un equilibrio tra fragilità e chiarezza.
Il disegno accompagna le sue performance con un racconto più intimo, una sorta di respiro interiore che, pur rimanendo privato, fa parte del suo lavoro artistico.
Le difficoltà di una giovane artista in Italia
La carriera di Miriam è agli inizi: ha concluso gli studi nel 2024 e sta muovendo i primi passi nel mondo dell’arte. Sa bene quanto sia dura in Italia trovare un equilibrio tra la pratica artistica e la stabilità economica.
Questo scarto tra necessità e desideri crea tensioni, che a volte scoraggiano, ma che possono anche spingere a impegnarsi con più forza, anche sul piano politico. Spesso le viene consigliato di trasferirsi all’estero, dove ci sono più opportunità per chi lavora con la performance.
Lei guarda con interesse a questa possibilità, ma non rincorre il successo a ogni costo. Preferisce trovare un equilibrio, anche accettando di avere un lavoro parallelo per mantenersi, piuttosto che cedere alle pressioni di un sistema che richiede ritmi frenetici e spesso alienanti.
Musica, suoni e nuovi orizzonti
In questo periodo Miriam sta preparando un disco, che uscirà nella primavera del 2025 per l’etichetta torinese Discount. Si tratta di una raccolta di suoni digitali che mescolano GarageBand con registrazioni di giocattoli parlanti, tra cui un bidone antropomorfo con un naso a pulsante.
Il tema? La trasformazione dei rifiuti in cibo, con un tono ironico e inquietante che si riflette nel suo lavoro artistico. Questa volta il suono è protagonista assoluto, non più semplice accompagnamento delle performance.
Il lavoro di Miriam Governatori è uno dei più originali e vivaci nel panorama dell’arte emergente italiana, un crocevia dove sperimentazione visiva e sonora dialogano con il pubblico e la città che li ospita.
Formazione, collaborazioni e un percorso in divenire
Originaria di Foligno, Miriam ha concluso gli studi alla Libera Università di Bolzano nel 2024. Da allora ha partecipato a residenze come Posidonieto, curata da Zoë De Luca Legge presso la fondazione Lac O Le Mon, e al programma New Gen promosso da Almanac, Cripta747 e Mucho Mas! nel 2025.
Vive e lavora a Torino, dove porta avanti un lavoro che unisce performance, installazioni, oggetti di scena e disegno. Negli ultimi anni ha collaborato con realtà importanti come Edizioni Brigantino di Milano con Vita Romantica Pomeridiana 11 , il collettivo Almanac con la mostra If We Were to Fall Silent , e il Museion di Bolzano con Opening The Pill .
Miriam Governatori attraversa con decisione diversi linguaggi, fondendo la fragilità degli oggetti con l’energia del gesto performativo. La sua arte parla una lingua nuova, capace di mettere in discussione confini che sembravano ormai consolidati.
