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Milano apre il Palazzo del Senato: archivi storici, cortili illuminati, ristoranti e spazi coworking per la città

Il 26 maggio 2026, i cortili interni del Palazzo del Senato a Milano hanno riaperto i battenti dopo un restauro che va ben oltre la semplice manutenzione. Qui, tra archivi storici e mura settecentesche, non si tratta solo di conservare il passato: si sta costruendo un ponte verso il futuro. Grazie a un imponente investimento, che ha coinvolto fondi pubblici e privati e un ruolo decisivo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, questo spazio ora respira una nuova vita. Non più soltanto deposito di documenti polverosi, ma luogo aperto, vivace, pronto ad accogliere eventi, servizi e iniziative culturali. Un progetto nato dalla collaborazione tra Ministero della Cultura e Agenzia del Demanio che vuole ridare respiro e significato a un angolo prezioso della città, cambiando il modo in cui il palazzo si racconta e si apre alla comunità.

Cortili restaurati e barriere abbattute: il Palazzo più accessibile

Il primo passo è stato eliminare le barriere architettoniche, una mossa indispensabile per aprire questo patrimonio a tutti. Con un finanziamento da 1,4 milioni di euro proveniente dal PNRR, i cortili interni hanno nuovi pavimenti, ascensori, rampe e pannelli tattili, pensati per chi ha difficoltà motorie o sensoriali. Un cambiamento che trasforma spazi un tempo chiusi in ambienti accoglienti e inclusivi.

Parallelamente, con 1,55 milioni di euro messi da parte da aziende private come ESTIA e Urban Vision, sono state restaurate le facciate che si affacciano su via Senato e via San Primo. Non si tratta di un semplice restauro estetico: il palazzo viene valorizzato nel suo insieme, inserito in un contesto urbano in piena trasformazione.

Oggi, l’area esterna è un equilibrio tra passato e presente, pronta ad accogliere non solo archivi ma anche nuove funzioni, pensate per la vita quotidiana della città.

Interni rifunzionalizzati: nuovi servizi e spazi per la città

Anche l’interno del palazzo cambia pelle. Il Ministero della Cultura ha affidato a RESH, società del gruppo La Gioia Collection, la gestione degli spazi con un investimento di circa un milione di euro. Entro un anno, qui nasceranno una caffetteria, aree di coworking, sale lettura e spazi espositivi.

Dietro questa scelta c’è una storia particolare: il primo assegnatario della concessione era stato Carlo Cracco, che però ha rinunciato dopo pochi mesi, lasciando strada al gruppo La Gioia, guidato dal ristoratore Redi Shijaku, di origini albanesi. L’idea è chiara: rendere il palazzo un punto di incontro, non più un “tempio” riservato solo agli studiosi, ma un luogo dove la città possa vivere, socializzare e scoprire.

Non mancano poi gli interventi tecnologici: circa 3 milioni di euro saranno destinati a nuovi impianti, sale espositive e allestimenti multimediali. L’obiettivo è garantire una gestione sostenibile e offrire un calendario culturale costante, trasformando il palazzo in un punto di riferimento per Milano.

Dietro il progetto: una nuova visione per gli archivi e la città

All’inaugurazione, Antonio Tarasco, direttore generale Archivi, ha sottolineato il carattere sperimentale dell’operazione. L’intento è che l’investimento privato e i nuovi servizi diventino un modello da replicare in altri Archivi di Stato. L’idea è di trasformare gli archivi in luoghi partecipativi, dove non si va solo per studiare ma anche per incontrarsi e trascorrere del tempo.

Dall’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme ha parlato di rigenerazione del patrimonio pubblico, mettendo al centro “i luoghi delle persone”. Per lei, la sfida è riconnettere edifici storici spesso isolati con la vita della città, combinando cultura, socialità e servizi.

Anche il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha inserito il progetto nel Piano Olivetti, sottolineando il nuovo ruolo degli archivi pubblici: non più custodi immobili di documenti, ma spazi dinamici e aperti al dialogo con i cittadini.

Il valore storico e artistico del Palazzo del Senato

Il Palazzo del Senato racconta secoli di storia e cambiamenti. Nato nel 1608 per volere del cardinale Federico Borromeo, ospitava il Collegio Elvetico, destinato ai giovani cattolici svizzeri in un’epoca di tensioni religiose. Costruito sui resti di un antico monastero, il palazzo è frutto del lavoro di grandi architetti milanesi come Fabio Mangone e Francesco Maria Richini, che firmò la facciata barocca con il suo profilo curvilineo.

Nel corso dei secoli, l’edificio ha avuto diversi ruoli: sede del Senato napoleonico del Regno d’Italia dal 1809, uffici amministrativi sotto l’Austria, fino a diventare nel 1886 Archivio di Stato con l’importante compito di conservare i fondi documentari milanesi.

Di fronte all’ingresso si trova l’opera Mère Ubu di Joan Miró, donata al Comune nel 1973. La scultura, una figura deformata che allude alla corruzione e al potere autoritario, è una provocazione artistica messa proprio davanti al palazzo.

Il Palazzo del Senato non è solo un edificio storico: è un pezzo di storia politica e culturale, pronto ora a diventare parte viva della città.

Redazione

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