Nel 1980, in una Milano ancora tutta da scoprire sotto il profilo creativo, nasceva NABA, la Nuova Accademia di Belle Arti. Da allora sono passati cinquant’anni e quella piccola realtà è diventata un punto di riferimento per cinquemila studenti sparsi in tutto il mondo. Tra spostamenti di sedi, continue innovazioni e una filosofia che non si è mai fermata, NABA ha sempre guardato avanti. Oggi, nel mezzo di questa celebrazione, apre le porte a un archivio storico e lancia una nuova direzione artistica con un respiro internazionale, che arriva fino a Londra.
Nel 1980, in un’Italia e una Milano in pieno fermento culturale, nasce NABA. Ma quel “Nuova” nel nome non è un dettaglio: è una vera e propria sfida. Fondata da un gruppo eterogeneo di intellettuali, artisti e creativi — tra cui nomi come Ausonio Zappa, Guido Ballo e Tito Varisco — l’accademia voleva rompere con le rigide certezze delle accademie storiche, spesso viste come troppo legate alla tradizione. L’obiettivo? Creare uno spazio aperto, dove arte e sperimentazione si intrecciassero con la pratica e l’innovazione.
Dietro tutto questo c’era la voglia di superare l’immagine dell’artista isolato, per trasformarlo in un operatore culturale dotato di competenze progettuali e professionalità diverse. Si voleva rispondere a un sistema educativo e culturale ormai superato, puntando su nuovi linguaggi visivi e pratiche creative più in sintonia con i cambiamenti sociali e produttivi di quegli anni. Milano, capitale della creatività e del Made in Italy, era il luogo giusto per far nascere questa idea.
Il percorso di NABA non è stato facile. L’istituto di Progettazione per l’Industria legato all’accademia non ottenne subito il riconoscimento legale, ma nel 1981 NABA fece storia diventando la prima accademia privata in Italia a ricevere il riconoscimento ministeriale e a entrare nel circuito AFAM. Un risultato straordinario in un settore ancora dominato da strutture statali rigide e lente.
Nei primi vent’anni, la scuola si arricchì con figure di spicco come Gianni Colombo, direttore dal 1985 fino alla sua scomparsa, e docenti di grande livello nel campo della fotografia, grafica, scenografia e semiotica, come Mario Cresci, Franco Grignani, Margherita Palli e Luigi Veronesi. Grazie a loro, NABA consolidò un carattere sperimentale e interdisciplinare, costruendo una formazione che non si limitava alle arti visive, ma preparava gli studenti a entrare nel mondo professionale del settore creativo in continua evoluzione.
L’arrivo del nuovo millennio segna una svolta decisiva. Nel 2003 la sede si sposta dal centro storico di Milano, in Via Paolo Bassi, al quartiere dei Navigli. Qui, in un campus che unisce quindici edifici storici dell’ex Istituto Sieroterapico Milanese, l’accademia assume un volto più moderno e universitario, con una crescita rapida degli studenti che supera quota cinquemila.
Il cambio di proprietà porta anche un cambio culturale e pedagogico. L’internazionalizzazione diventa la parola d’ordine, così come la ricerca e il legame tra formazione e mercato globale di moda e design. Docenti e ospiti da tutto il mondo arricchiscono il dibattito accademico. NABA si trasforma così da scuola locale a comunità globale, mantenendo intatta la sua vocazione alla sperimentazione e al dialogo tra arte, cultura e società.
Tra i protagonisti di questa fase c’è Marco Scotini, che dal 2026 guida la direzione artistica, succedendo al compianto Italo Rota. Con un’esperienza vasta e una profonda conoscenza dell’arte contemporanea, Scotini ha portato nuova energia al dipartimento di Visual Arts and Curatorial Studies, spingendo verso una formazione sempre più ibrida e interdisciplinare.
Sotto la sua guida, docenti, artisti, teorici e studenti lavorano come una comunità collaborativa. Temi come l’archivio, il genere, l’ecosofia e il multiculturalismo sono al centro del dibattito, con un’attenzione particolare all’impatto sociale e politico dell’arte. Il dipartimento anticipa le tendenze globali, facendo della pedagogia un processo in continua evoluzione, basato sull’esperienza diretta e il confronto.
Nel 2019 NABA apre una sede a Roma, nel rione Ostiense, in un edificio storico che richiede un approccio formativo ad hoc, legato al contesto culturale della Capitale. La scelta di un corpo docente diverso da quello milanese sottolinea la volontà di non replicare un modello unico, ma di costruire un sapere radicato nel territorio.
Il 2026 segna un altro passo importante: l’arrivo a Londra. La città inglese, già punto di riferimento mondiale per la formazione artistica, ospita il nuovo campus nel distretto creativo e tecnologico di Here East, vicino al Queen Elizabeth Olympic Park. Qui si concentreranno i corsi di moda e design, aree in cui NABA vuole offrire una proposta formativa originale. L’approdo a Londra è l’ultimo capitolo di un viaggio lungo mezzo secolo, con la sfida di inserirsi in un mercato complesso e competitivo, ma fondamentale per la crescita internazionale dell’accademia.
Italo Rota, scomparso nel 2024, ha lasciato un segno profondo come direttore artistico. Architetto, designer e appassionato collezionista di libri d’artista, ha guidato la collana di concept-books di NABA, creando un ponte tra ricerca artistica e editoria di qualità.
Ora a Marco Scotini spetta il compito di custodire questa memoria. Con il sostegno del direttore Guido Tattoni e della vicedirettrice Annalisa Bottoni, sta lavorando alla nascita dell’Archivio NABA, che sarà pronto per il cinquantesimo anniversario nel 2030. Un luogo dove raccogliere documenti, testimonianze e materiali che raccontano la storia e l’evoluzione dell’accademia. Contemporaneamente, si punta a rafforzare la ricerca con nuovi dottorati in artistic practice, anche in collaborazione con università internazionali, per consolidare la leadership di NABA nel panorama artistico mondiale.
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