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Lodi, Platea Palazzo Galeano: Mostre d’Arte Contemporanea Sempre Visibili 24/7 con Fivefold Tuning

In piazza a Lodi, c’è una vetrina che non chiude mai. Non una semplice esposizione, ma un laboratorio d’arte a cielo aperto, dove il contemporaneo si mescola alla vita quotidiana. Dal 2020, Platea | Palazzo Galeano ospita progetti che invadono lo spazio pubblico, ma con la stagione 2026/2027, guidata da Giovanna Manzotti, tutto cambia. Le opere non si sostituiscono, si accumulano, si intrecciano. Il risultato? Un ambiente che respira, che evolve, un racconto che si scrive giorno dopo giorno. La vetrina diventa così un organismo vivo, capace di reinventarsi con la città.

Platea | Palazzo Galeano, un teatro d’arte che parla alla città

La programmazione artistica di Platea per il biennio 2026-2027 si apre con un’installazione permanente di Liliana Moro, una delle voci più importanti dell’arte contemporanea italiana. L’opera | senza | soluzione di continuità si sviluppa sulle pareti della vetrina con superfici specchianti che catturano e riflettono i volti e i movimenti della piazza. Questo gioco di riflessi trasforma lo spazio in un “contenitore sociale” dove la città stessa diventa parte integrante dell’opera.

Al centro dello spazio si staglia un tubo verticale giallo che, di notte, si anima lasciando scorrere un filo d’acqua da un piccolo ugello verde. Il suono lieve dell’acqua richiama l’Adda, fiume simbolo del territorio, e si fonde con i rumori della città. Il risultato è un’esperienza multisensoriale che unisce immagini, riflessi e suoni, abbattendo i confini tra opera e spazio pubblico.

Lorena Bucur e la soglia, tra memoria e città

La seconda tappa del progetto Fivefold Tuning porta in scena Lorena Bucur con Resto poco, torno presto, un intervento che si concentra su quelle parti della vetrina spesso ignorate: i piedritti in pietra e l’architrave interno della porta scorrevole. Qui la soglia diventa protagonista, uno spazio di passaggio ma anche un ponte tra l’interno della mostra e la città fuori.

Bucur usa il cemento, materiale segnato dal tempo e cardine della sua ricerca, come supporto per fotografie scattate durante una residenza a Lodi. Le immagini non raccontano paesaggi precisi, ma sono tracce fragili, destinate a svanire con l’usura del cemento. Qui la memoria non è più qualcosa di fisso, ma una materia che si consuma, si logora, proprio come gli edifici e le strade che ci circondano.

L’opera sembra già parte dell’architettura, come se fosse nata insieme allo spazio, ma è destinata a trasformarsi, in un dialogo continuo con i lavori futuri. Per Bucur, il deterioramento è un passaggio naturale, un elemento essenziale per la conservazione artistica che non teme il tempo, ma lo accoglie.

Lodi e la sua partitura artistica che cresce con nuovi protagonisti

Il lavoro di Liliana Moro e Lorena Bucur è solo l’inizio di una “partitura” collettiva che nei prossimi mesi vedrà l’arrivo di artisti come Diana Lola Posani e Andrea Di Lorenzo. Ognuno porterà la propria voce, espandendo e trasformando lo spazio in un racconto sempre aperto. Le opere non si sostituiscono, ma si sovrappongono, permettendo una crescita naturale del progetto.

Così la vetrina di Platea diventa un organismo che assorbe e riflette emozioni, forme e influenze, trasformandosi e vivendo nel tempo e nello spazio urbano. Come spiega la curatrice Giovanna Manzotti, l’idea è creare un luogo di incontro tra città e arte, un dialogo che si sviluppa tra riverberi, suoni e linee.

Ogni intervento si confronta con questa realtà unica, contaminando e lasciandosi contaminare dall’ambiente. È un processo di ascolto e scambio che apre nuove strade per l’arte pubblica e il modo in cui può abitare e cambiare gli spazi della città. A Lodi, chi passa davanti a questa vetrina sa di trovarsi davanti a un’installazione che cresce insieme alla città, senza mai fermarsi.

Redazione

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