Il diritto non è più quello di una volta, ripete spesso chi lavora negli studi legali europei. E non è un’esagerazione. Lexroom AI, una startup italiana, sta cambiando il modo di fare avvocatura, rompendo schemi e abitudini che sembravano incrollabili. Non si parla solo di tecnologia avanzata, ma di un vero e proprio cambio di paradigma nel settore legale. Da un’idea nata tra libri universitari, Lexroom è cresciuta fino a diventare un protagonista del LegalTech, con milioni di fatturato e una rete di utenti in costante espansione. Nel 2026, questa realtà dimostra quanto innovazione e coraggio possano trasformare un mercato tradizionale e spesso restio al cambiamento.
Lexroom AI ha visto la luce a giugno 2023, all’interno di Vento, il venture builder promosso da Exor. Qui, tra confronto e collaborazione, l’idea ha preso forma in modo scientifico e concreto. Martina Domenicali, co-fondatrice e anima legale del progetto, ricorda quei primi passi come un vero e proprio “tinder per startup”: il vero successo è stato trovare le persone giuste. Il gruppo è un mix di esperienze: Martina, con una solida formazione forense e un master; Paolo, ingegnere con esperienza in finanza e scale-up; Andrea, data scientist con oltre dieci anni nel machine learning. Mettere insieme questi mondi ha dato a Lexroom AI un vantaggio unico. L’obiettivo iniziale era semplice ma ambizioso: dare agli avvocati strumenti capaci di potenziare il loro lavoro, quasi dei “superpoteri”. Da qui è nata l’idea di costruire “il sistema operativo dello studio legale moderno”, una piattaforma centrale che gestisce ogni aspetto del lavoro quotidiano grazie all’intelligenza artificiale.
Il cammino non è stato facile né lineare. Per quasi un anno il team ha lavorato a fondo per capire chi fosse davvero il cliente ideale e quali fossero le sue esigenze, senza correre ma curando ogni dettaglio. Solo a metà 2024 è iniziata la vera crescita: il prodotto ha cominciato a incontrare il favore del mercato, con una crescita rapida di clienti e fatturato. Oggi Lexroom AI è passata da 500mila a oltre 12 milioni di euro di fatturato ricorrente in meno di due anni, con più di 12.000 utenti attivi. Martina Domenicali sottolinea come il successo sia dovuto alla “stickiness” del software: viene usato ogni giorno da circa il 65% degli utenti, un dato paragonabile all’uso quotidiano della posta elettronica. Non è solo questione di numeri, ma del fatto che il prodotto è diventato uno strumento indispensabile per chi lo usa. Lexroom AI dimostra così che l’innovazione può farsi spazio anche in un settore tradizionalmente diffidente.
Uno degli ostacoli maggiori per una tecnologia che entra nel mondo legale è la questione della riservatezza e dell’affidabilità. Lexroom AI ha superato queste barriere grazie a una strategia chiara: il “co-design” con gli studi legali. Non si sono limitati a vendere un prodotto, ma hanno coinvolto direttamente gli avvocati nello sviluppo, facendo testare e valutare le funzionalità sul campo. I fondatori si sono spostati di studio in studio, costruendo un rapporto di fiducia e raccogliendo feedback concreti. Questa formula ha funzionato soprattutto con i piccoli studi, che rappresentano oltre il 70% del mercato italiano: singoli professionisti e team fino a dieci persone hanno trovato in Lexroom AI un partner tecnologico affidabile e su misura.
La piattaforma si basa su alcune funzioni chiave pensate per rispondere alle esigenze quotidiane degli studi legali. La ricerca legale avanzata è il cuore: l’intelligenza artificiale aiuta gli avvocati a formulare quesiti complessi e fornisce risposte motivate, aggiornate, basate su fonti normative e giurisprudenziali solide. Un vero cambiamento nel modo di consultare la materia giuridica, con accesso più veloce e organizzato. Poi c’è la produzione di atti, grazie a template flessibili che si adattano ai singoli casi, analizzano i documenti della controparte e preparano memorie difensive precise. Il risultato è un risparmio di tempo e una qualità tecnica superiore. Infine, l’integrazione con Microsoft Word permette di lavorare direttamente sui documenti, modificare clausole e negoziare contratti senza uscire dall’ambiente a cui gli avvocati sono abituati.
La sicurezza dei dati è una priorità assoluta per Lexroom AI, che lavora con informazioni estremamente sensibili. La startup ha adottato una politica di “privacy by design” per rispettare le normative vigenti. La piattaforma distingue nettamente tra il database pubblico, usato per addestrare il modello con leggi, giurisprudenza e atti ufficiali, e la “Private Library”, dove finiscono solo i documenti riservati degli studi legali, che non vengono mai usati per migliorare l’intelligenza artificiale. I dati caricati dagli utenti vengono cancellati subito dopo l’elaborazione, seguendo una rigida politica di “zero retention”. Questo rigore ha permesso di ottenere la certificazione ISO e la conformità all’AI Act europeo. Per evitare errori, come le “allucinazioni” dell’IA , il sistema accede solo a fonti verificate e ogni documento prodotto è accompagnato da link ai PDF ufficiali, così l’avvocato può controllare ogni riferimento.
I primi passi finanziari sono stati difficili. Nel round pre-seed da 500.000 euro nessun fondo tradizionale si è fatto avanti. Così la startup ha puntato direttamente sui clienti: gli avvocati stessi sono diventati investitori, convinti dalla visione innovativa. Poi, nel round seed, hanno raccolto 2 milioni dal fondo belga Entourage. Il vero salto è arrivato nel settembre 2025 con il Series A da 16 milioni, guidato da un venture capital della Silicon Valley. Questi fondi hanno permesso di migliorare la piattaforma e guardare all’estero. In tutto, la raccolta supera i 20 milioni di euro, mentre i co-fondatori mantengono quasi il 50% della società, un dato raro per una realtà cresciuta così in fretta.
Dopo aver consolidato la posizione in Italia, Lexroom AI guarda all’Europa, puntando su Spagna e Germania. Sono stati scelti per la loro tradizione civil law e per la frammentazione degli studi legali. Con un team che conta ormai cento “builders”, la startup segue una strategia mista: lanci organici guidati da “country launchers” interni e acquisizioni mirate di realtà locali simili. L’obiettivo è chiaro: diventare la piattaforma di riferimento per il lavoro legale digitale in Europa. Non si punta solo agli studi professionali, ma anche a PMI e clienti finali, per costruire un ecosistema legale e digitale sempre più integrato e collaborativo.
Dietro ogni sfilata che cattura gli occhi c’è un regista invisibile, racconta Étienne Russo. Non…
Quante volte, a metà di una riunione, lo sguardo cade sulle slide e il desiderio…
Ieri a Teheran, la stanza dove si sono seduti i diplomatici italiani e iraniani era…
«Dietro ogni macchina all’avanguardia, c’è una persona che ha immaginato, progettato, innovato». A dirlo sono…
Palazzo Chigi è un cantiere aperto, ma non per lavori in corso: mancano cinque incarichi…
Pasqua 2026 segna la chiusura di un capitolo importante: l’ultimo numero di TAILOR arriva proprio…