Dieci tele di Francesco Guardi, arrivate da Lisbona, stanno trasformando Ca’ Rezzonico in una finestra aperta sul Settecento veneziano. Provenienti dal Museo Calouste Gulbenkian, custode di una delle collezioni più preziose dedicate a Guardi, questi dipinti risalgono agli anni tra il 1770 e il 1790. Ogni pennellata racconta una Venezia fragile e splendida, un’istantanea vibrante di una città che sembra prendere vita sotto gli occhi di chi guarda.
Nato a Venezia nel 1712, Guardi è l’ultimo maestro del vedutismo veneziano. Le sue vedute non sono fotografie, ma vibrazioni di luce e colore. Qui la precisione lascia spazio a un disegno più fluido, dove le forme si confondono e la prospettiva perde rigore. La luce gioca un ruolo fondamentale: illumina palazzi segnati dal tempo e riflessi di laguna, trasformando ogni scena in un ricordo intimo, a tratti malinconico. Venezia non è più una città immutabile, ma un organismo che si spegne lentamente, avvolto in un’atmosfera rarefatta che parla di un passato ormai lontano. Con i suoi pennelli, Guardi non ci offre solo architetture, ma il racconto di un’intera civiltà in declino.
Tra i quadri più suggestivi c’è la Festa della Sensa, che ogni anno animava Piazza San Marco all’Ascensione. Un rito potente, che simboleggiava il legame tra Venezia e il mare, una promessa di dominio sull’Adriatico. Nel dipinto, si riconoscono subito i monumenti iconici: il Campanile che si staglia deciso, la Basilica, il Palazzo Ducale e la Torre dell’Orologio. Il cielo, tra nuvole e azzurro, dà profondità alla scena. Guardi cura ogni dettaglio: sulle banchine si intravedono bancarelle di gioiellieri e venditori di tessuti, mentre eleganti figure animano la festa, conferendo vita e movimento a una città che sembra respirare la sua storia. Venezia diventa un organismo vivo, fatto di pietra e persone.
Nel dipinto Vista del Molo con il Palazzo Ducale, Guardi mette in scena il cuore di Venezia. Da sinistra a destra si susseguono gli edifici storici: Magazzino del Grano, Zecca, Biblioteca Marciana, Campanile e Prigioni. L’opera si ispira a Canaletto, che aveva già immortalato questo scorcio, ma qui l’artista veneziano aggiunge un tocco più teatrale, con figure umane protagoniste che animano lo spazio. I colori sono tenui, sfumati, ma le forme rimangono nitide. Sulla destra, una barca a vela dipinta con cura sottolinea il movimento dell’acqua e la vitalità della città portuale. Guardi dimostra così di saper unire realismo e poesia in un’unica immagine.
Le regate sono un tema ricorrente nelle opere di Guardi e raccontano la vita quotidiana di Venezia. Nel dipinto dedicato alla Regata sul Canal Grande, vicino al Ponte di Rialto, spicca l’architettura rinascimentale di uno dei simboli della città. Le imbarcazioni sono descritte con grande attenzione, in particolare la bissona, una barca veloce e decorata che svolgeva un ruolo di prestigio nelle gare. Guardi trascina chi guarda dentro un mondo fatto di colori vivi e movimento, restituendo non solo la scena, ma l’energia di una tradizione che pulsa nel cuore della città.
Accanto ai dipinti, la mostra presenta alcuni dei disegni più importanti di Guardi provenienti dalle collezioni civiche. Spiccano Il Gran Teatro La Fenice e due acquerelli dedicati alle Nozze del duca di Polignac. Sono opere delicate, con tratti leggeri e quasi sospesi, che evocano fragilità e grazia. Questi disegni ricordano un paravento giapponese o una pittura su seta, dove ogni dettaglio è appena accennato ma carico di significato. Il banchetto raffigurato, con invitati sparsi attorno a un tavolo vuoto, sembra un addio doloroso a un mondo che scompare. Il confronto con l’arte neoclassica sottolinea il contrasto tra leggerezza e trasformazione.
La mostra rimarrà aperta fino all’8 giugno 2026, grazie alla collaborazione con il Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona. È un’occasione rara per vedere da vicino la Venezia del Settecento attraverso gli occhi di uno degli artisti più intensi e originali del suo tempo. Ogni quadro è un pezzo di storia e cultura, che oscilla tra testimonianza e poesia. Un appuntamento da non perdere per chi ama Venezia e la sua arte, capace di immergere visitatori e appassionati nell’atmosfera unica, affascinante e un po’ malinconica della Serenissima.
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