Jewel, voce nota della musica americana, rompe gli schemi a Venezia. Non si limita più a cantare: ora plasma sculture, dipinge, intreccia tecnologia con arte. Nel cuore della Biennale Arte 2026, svela Matriclysm: An Archaeology of Connections Lost, un progetto che sfida il tempo. Un viaggio che parte da epoche lontane e arriva fino ai dati scientifici contemporanei, esplorando l’energia femminile. Non è solo arte: è un racconto di legami spezzati, di tracce culturali dimenticate, di un filo vitale per l’umanità e il pianeta.
Venezia accoglie una mostra che fonde mito, scienza e suoni
Nel cuore di Venezia, al Salone Verde, si apre Matriclysm, un’esposizione che mette in luce le molteplici anime di Jewel: dipinti vibranti, sculture in movimento, arazzi finemente lavorati e installazioni sonore inedite. Joe Thompson, curatore della mostra, ha voluto mettere in primo piano il lato multidisciplinare dell’artista, nota soprattutto per la musica ma impegnata fin da ragazza nelle arti visive, grazie anche all’esperienza all’Interlochen Arts Academy.
Questa è la più vasta esposizione mai dedicata a Jewel, che si muove con disinvoltura tra tradizione e innovazione, usando linguaggi diversi. Il percorso si snoda tra forme mutevoli, paesaggi sonori coinvolgenti e tessuti che evocano antichi miti. Il tutto in un dialogo continuo tra dati scientifici e simboli culturali, accompagnato da una colonna sonora quasi ipnotica, creata con sensori oceanografici e strumenti astronomici. Suoni ispirati al movimento del mare e allo scintillio delle stelle guidano i visitatori in un racconto che unisce natura e mito, sospeso nel tempo.
Tra ruoli di genere e armonia: un’arte che invita a ritrovare l’equilibrio
Al centro del progetto di Jewel c’è una riflessione sui ruoli femminili e maschili. Non per schierarsi o accusare, ma per recuperare un equilibrio più ampio, un’armonia che richiama le culture indigene. L’artista parla di un sistema vivo, un ecosistema dove nessuna parte deve prevalere sull’altra.
La mostra attraversa epoche diverse, mostrando come le figure femminili siano state venerate, oppresse, curate o fraintese. Tre opere incarnano archetipi potenti dell’energia femminile: First Mother, Seven Sisters e Heart of the Ocean. Il resto del lavoro segue il lento cammino di riconquista e riscoperta di queste energie, passando dal personale al collettivo e sfiorando dimensioni spirituali e culturali.
Jewel fonde mito e scienza in modo originale, frutto di un interesse coltivato fin da giovane. Studi di mitologia e filosofia si intrecciano con fisica e ricerca scientifica, dando vita a opere che parlano direttamente allo spettatore, risvegliando consapevolezze spesso dimenticate.
Dati scientifici trasformati in arte: l’oceano e le stelle diventano suoni e luci
Una delle sfide più affascinanti della mostra è trasformare dati scientifici in arte concreta. Jewel lavora con informazioni raccolte dal mare, come l’altezza delle onde o le profondità oceaniche, mantenendo intatta la loro struttura matematica ma evitando suoni monotoni o sgradevoli. Così i fenomeni naturali si traducono in composizioni sonore ricche di ritmo e armonie.
L’opera Seven Sisters si basa sui dati delle Pleiadi, raccolti dal telescopio Kepler e dalla missione K2. Qui luce e suono si mescolano: la radiazione delle stelle diventa un gioco di luci e suoni che si accendono e spengono seguendo i veri pattern delle oscillazioni stellari. Il risultato è un coro cosmico che accompagna la lettura di un mito antichissimo, presente in tante culture.
Jewel ha creato un vero e proprio “vettore matematico” che racconta in musica il viaggio immaginario verso le Pleiadi, in una composizione di dodici minuti. La melodia si muove tra le stelle, evocando l’eterno fascino del mito.
Miti antichi e temi attuali: donna, menopausa e maternità nelle opere
L’arte di Jewel affronta temi profondi legati alla figura femminile e alla sua storia. Uno dei simboli più forti della mostra è la donna con radici al posto delle gambe, che rappresenta la saggezza dell’età della menopausa. Una fase spesso temuta o stigmatizzata, che invece allunga la vita femminile e permette di trasmettere conoscenze.
Tra le opere spicca una figura che suscita molte interpretazioni: una donna in fiamme seduta su una sedia di legno, vestita di verde terra. Il fuoco può richiamare la moderna caccia alle streghe o il peso di ruoli sociali oppressivi. Questa donna perfetta, che si consuma sotto pressioni estreme, incarna anche la passione, un tema poco esplorato nella storia dell’arte.
La mostra sorprende anche con oggetti legati alla sessualità e alla maternità, come vibratori accostati a immagini tradizionali di femminilità. Emergono riferimenti alla storia dell’isteria femminile e al suo trattamento medico in epoca vittoriana, con un tocco ironico sulla nascita del vibratore come strumento terapeutico. Un invito a rompere vecchi tabù e a rivedere la libertà della donna, anche nel piacere.
Heart of the Ocean: una scultura che vive il cambiamento climatico
L’ultimo pezzo della mostra è Heart of the Ocean, una scultura in continuo mutamento che riceve dati in tempo reale ogni dodici minuti. Ogni variazione del clima, dalla pioggia alla temperatura del mare, ne modifica forma, colore e suono. Questo sistema sintetizza oltre 1500 anni di riscaldamento degli oceani in pochi secondi, rendendo visibili, con segnali allarmanti, i danni ambientali e la capacità di rigenerazione della natura.
Heart of the Ocean parla un linguaggio universale, traducendo dati complessi in emozioni visive e sonore. È un monito che unisce arte, scienza e attivismo, spingendo chi guarda a riflettere sulle dinamiche che influenzano il nostro pianeta.
Intelligenza artificiale e memoria: il lato umano della tecnologia
In alcune opere dedicate alle matriarche della famiglia, Jewel usa l’intelligenza artificiale per creare immagini di madre, nonne e zie, trasformando tecnologia e memoria emotiva in un esperimento unico. L’artista definisce il rapporto con l’IA come un “rodeo” carico di sorprese e rischi.
Jewel sottolinea però che l’intelligenza artificiale, pur aprendo nuove strade creative, non ha né cuore né coscienza. Un monito sui limiti e sulle responsabilità nell’uso di queste tecnologie nell’arte contemporanea, che apre interrogativi importanti sul futuro del rapporto tra uomo e macchina.
Il viaggio di Jewel a Venezia continua fino al 22 novembre 2026, arricchendo una Biennale che esplora nuove forme di creatività. Qui, il dialogo tra storie antiche e scoperte scientifiche si fa esperienza multisensoriale. La città lagunare ospita così un percorso tanto intimo quanto universale, che scava nelle radici più profonde dell’umanità.
