«La sanità italiana è a un bivio». Così ha esordito un medico durante gli Stati Generali della Salute, tenutisi a Siena il 7 maggio 2026. Innovazione digitale e intelligenza artificiale non sono più concetti futuribili, ma realtà concrete che stanno rimodellando terapie, diagnosi e organizzazione dei servizi. Tuttavia, la sfida più grande non è solo adottare queste tecnologie, ma saperle gestire con intelligenza, per non appesantire il lavoro di medici e pazienti. Quel giorno, a Siena, si è parlato molto di governance e formazione, ingredienti fondamentali per non perdere di vista ciò che conta davvero: la relazione umana nella cura.
Governare l’innovazione: non subire il cambiamento
La tecnologia in sanità non si può lasciare al caso. All’incontro, l’assessore alla Sanità del Comune di Siena, Giuseppe Giordano, ha messo in chiaro un punto: bisogna “governare e non subire” l’innovazione digitale. Serve una strategia solida che integri le nuove tecnologie senza mettere a rischio il rapporto tra medico e paziente. La digitalizzazione avanza grazie a un’analisi sempre più sofisticata dei dati, che permette di personalizzare le cure e renderle più efficaci. Ma l’esperienza umana resta fondamentale e va protetta. La governance deve trovare un equilibrio tra tecnologia e attenzione alla componente umana della cura.
La mattinata si è concentrata anche sul Fascicolo Sanitario Elettronico , sistema che raccoglie informazioni cliniche essenziali per una sanità moderna e integrata. Esperti come Mauro Moruzzi e Maria Cammarota hanno sottolineato come l’uso avanzato dei dati stia cambiando radicalmente il servizio sanitario. La sfida è trasformare il FSE da semplice archivio tecnico a strumento che valorizzi il rapporto medico-paziente, migliorando la tempestività e la precisione degli interventi.
Intelligenza artificiale in corsia: opportunità e sfide per i medici
L’intelligenza artificiale è stata al centro del dibattito. Maria Pia Giovannini e Sergio Pillon, esponenti del Club Dirigenti Tecnologie dell’Informazione , hanno raccontato come l’IA stia modificando la pratica quotidiana. L’intelligenza artificiale aiuta soprattutto nell’analisi dei dati clinici, migliorando la diagnosi e personalizzando le cure. Per i medici di base, in particolare, le soluzioni automatizzate possono alleggerire il carico burocratico, liberando tempo prezioso da dedicare ai pazienti.
Giovannini ha ricordato che l’innovazione deve puntare al benessere sociale, non solo all’efficienza tecnica. Pillon ha spiegato come gli strumenti digitali stiano cambiando le routine cliniche, con ricadute concrete sull’organizzazione sanitaria. Infine, Iacopo Cricelli, CEO di Genomedics, ha fatto il punto sulle tecnologie a disposizione della medicina generale e sulle prospettive future, sottolineando la necessità di software integrati e accessibili.
Dall’Italia all’Europa: modelli a confronto
Il convegno ha allargato lo sguardo all’Europa, confrontando esperienze di sanità digitale. Valentin Spendjarov, Project Manager del progetto CARE-GET in Bulgaria, ha presentato un sistema di assistenza territoriale basato sulla collaborazione tra diversi Paesi europei. Una rete che favorisce lo sviluppo di pratiche innovative replicabili su scala più ampia.
A livello nazionale, Stefano Dami ha illustrato un caso concreto dell’Azienda USL Toscana Sud Est, focalizzato su teleconsulto e assistenza di prossimità, un esempio di innovazione sul territorio. Isabelle Oberbeck, direttrice del distretto sanitario di Weimar , ha descritto il funzionamento della sanità tedesca, divisa tra medicina generale, sanità pubblica e organizzazione territoriale, offrendo spunti per riflettere sulle diverse politiche di integrazione digitale e servizio pubblico.
Formazione e inclusione: i tavoli di lavoro del CDTI
Nel pomeriggio, il Club Dirigenti Tecnologie dell’Informazione ha organizzato tre workshop per elaborare modelli pratici e strategie replicabili a livello nazionale. Il primo ha affrontato la formazione per un uso efficace del Fascicolo Sanitario Elettronico, mettendo in luce le difficoltà culturali e tecniche che ne rallentano la diffusione. Coordinato da Luciano De Biase, ha sottolineato l’importanza di sensibilizzare sia professionisti sia cittadini.
Il secondo, guidato da Ombretta Papa, ha analizzato l’integrazione del FSE nei percorsi assistenziali territoriali, proponendo soluzioni per migliorare efficienza e qualità delle cure primarie attraverso strumenti digitali. Infine, il terzo tavolo, coordinato da Mauro Grigioni, ha affrontato le sfide legate all’inclusività e all’accessibilità nella sanità digitale, ribadendo l’urgenza di evitare che le nuove tecnologie creino nuove forme di esclusione, soprattutto per le fasce più vulnerabili.
Una strategia nazionale centrata sulla relazione di cura
Maria Pia Giovannini, presidente del CDTI, ha sottolineato il valore degli Stati Generali della Salute di Siena come momento chiave per capire che l’innovazione digitale non è solo un tema tecnico, ma un nodo centrale nella gestione della sanità. Ha richiamato l’urgenza di una governance chiara, con una cabina di regia nazionale che coordini Regioni, Ministero della Salute, strutture sanitarie e fornitori, per evitare la frammentazione dovuta ai diversi modelli organizzativi italiani.
La strategia deve prevedere tempi certi per l’adozione e regole uniformi di interoperabilità per la gestione dei dati, rendendo il Fascicolo Sanitario Elettronico un’infrastruttura clinica pienamente funzionante. Giovannini ha inoltre evidenziato la necessità di rafforzare le competenze digitali del personale, con accordi sindacali specifici per valorizzare ruoli e profili tecnici indispensabili. Il CDTI ha portato proposte concrete, puntando a una sanità digitale inclusiva, efficiente e sempre attenta alla relazione di cura tra medico e paziente.
