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Il Centro Coreografico Nazionale di Reggio Emilia conquista i giovani con il progetto “Alla ricerca della meraviglia”

Gennaio 2026: a Reggio Emilia si accende una nuova luce sulla danza contemporanea italiana. Non si tratta del solito spettacolo per bambini, ma di un progetto che prende forma attorno allo sguardo curioso dei più piccoli. E proprio da lì nasce un’esperienza capace di conquistare grandi e piccini, con un linguaggio fatto di ricerca, creatività e sperimentazione. È il Centro Coreografico Nazionale Aterballetto a ospitare questa sfida, mostrando come la danza possa diventare uno strumento potente per esplorare il mondo attraverso la sensibilità infantile.

La meraviglia vista con gli occhi dei bambini

“Alla ricerca della meraviglia” è il nome di questo progetto che non vuole semplicemente intrattenere i più piccoli, ma cerca di capire come loro vedono il mondo. È proprio questa prospettiva a diventare uno strumento artistico e culturale, capace di far riscoprire anche agli adulti il piacere di lasciarsi sorprendere dal movimento, dalla forma e dall’emozione che solo la danza può offrire.

Il Centro Coreografico Nazionale Aterballetto da tempo non si limita a produzioni di alto profilo, come “Notte Morricone” di Marcos Morau, ma porta avanti anche esperimenti che uniscono danza, tecnologia e arte visiva, trasformando la scena in un laboratorio sempre aperto. Questo progetto si inserisce proprio in questa filosofia, un investimento culturale a tutto tondo.

Gigi Cristoforetti, direttore del Centro, ha ribadito più volte che “investire sull’infanzia significa puntare non solo al futuro del pubblico, ma anche al presente del teatro”. La vera sfida sta nel capire quali linguaggi oggi riescano a stupire, stimolare la mente e coinvolgere davvero chi guarda. Per Aterballetto, l’infanzia non è un semplice target commerciale, ma un punto di vista che libera la percezione e richiede chiarezza, rigore e autenticità artistica.

Tre coreografi, tre sguardi sulla danza contemporanea

Tra gennaio e marzo 2026, tre coreografi hanno lavorato in residenza negli spazi di Aterballetto. Fernando Melo, Jacopo Jenna e Francesco Marilungo hanno creato tre studi molto diversi tra loro, ognuno con la sua poetica e il suo immaginario, affiancati da due danzatori della compagnia. Nessun tema imposto, solo libertà creativa e spazio al processo artistico.

L’8 maggio, durante il Festival Internazionale Kids di Reggio Emilia, questi studi saranno mostrati al pubblico, soprattutto composto da bambini. Più che uno spettacolo, un’occasione di confronto e ascolto diretto. Le reazioni raccolte aiuteranno la compagnia a scegliere quale progetto sviluppare fino a una produzione completa, che debutterà poi alla rassegna “Colpi di Scena” a Forlì, dal 23 al 25 giugno 2026.

“Il mondo dei quasi” di Fernando Melo: un cortometraggio senza parole sulla scoperta dell’altro

Il primo studio è firmato dal coreografo brasiliano Fernando Melo, oggi residente in Svezia. Il suo lavoro è una storia raccontata senza parole, come un cortometraggio muto fatto di corpi in movimento. Con i danzatori Matilde Di Ciolo e Matteo Capetola, Melo utilizza due pareti mobili composte da fasce elastiche nere che si aprono e si chiudono, creando uno spazio metaforico ricco di suggestioni.

Attraverso i movimenti di avvicinamento e allontanamento, tra sospetto e fiducia, “Il mondo dei quasi” mette in scena l’equilibrio delicato che regola i primi incontri umani. Il progetto invita lo spettatore a riscoprire la meraviglia e la scoperta, a esercitare uno sguardo attento e empatico verso l’altro. Il minimalismo della scenografia amplifica la forza del gesto e della presenza, suscitando emozioni profonde e universali in tutte le età.

Jacopo Jenna: danza, video e intelligenza artificiale in dialogo

Il coreografo fiorentino Jacopo Jenna ha costruito il suo studio attorno all’idea che “se puoi immaginarlo, puoi danzarlo”. In scena Alessia Giacomelli e Kiran Gezels, vestite con tute dai colori vivaci, si muovono in un dialogo costante con immagini video proiettate su un grande schermo.

Jenna si ispira alla “Grammatica della fantasia” di Gianni Rodari per intrecciare immagini in movimento e voci create dall’intelligenza artificiale. Questi linguaggi digitali, molto familiari soprattutto ai bambini, convivono con l’energia del corpo in carne e ossa. Il risultato è un invito a riscoprire la forza trasformativa della danza, capace di dare vita a nuove forme e creature nate dalla libera immaginazione.

“Anninnìa” di Francesco Marilungo: ninnenanne, gioco e consolazione

Francesco Marilungo ha scelto di costruire il suo studio attorno alle ninnenanne, quei canti della buonanotte che attraversano culture e generazioni. La tradizione veneziana, romagnola e salentina diventa la colonna sonora di “Anninnìa”. In scena Alessia Giacomelli e Kiran Gezels si muovono avvolte in peluche colorati, usati come mantelli e maschere disegnate da Luca Luchetti.

Il lavoro esplora paure e stati d’animo contrastanti, riconoscendo nel gioco uno strumento fondamentale per superare le inquietudini dell’infanzia. Marilungo trasforma la dolcezza del canto in un’esperienza scenica che parla di crescita e di emozioni profonde, ma anche del valore rassicurante delle tradizioni popolari. Luci, costumi e oggetti di scena amplificano la magia di uno spettacolo che tocca bambini e adulti con la stessa intensità.

Redazione

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