A Casola Valsenio, il carnevale non è una festa come le altre. Qui, tra le strade silenziose, sfilano solo tre carri, ma sono enormi, impossibili da ignorare. Ognuno supera i sette metri di lunghezza, quasi nove di altezza, sei di larghezza. Non si tratta di semplici decorazioni: sono giganti di gesso, sculture gigantesche realizzate con maestria e pazienza. Una tradizione che va avanti da più di un secolo, un’eredità che unisce arte e memoria, custodita con orgoglio dai giovani del paese.
Casola Valsenio: la festa di primavera tra arte e impegno sociale
In questo borgo sulle colline della Romagna ravennate, circondato dai famosi gessi dell’Appennino faentino, la festa di primavera è qualcosa di unico. Si tiene tra fine aprile e inizio maggio ed è la diretta erede di una tradizione nata alla fine dell’Ottocento, mai davvero interrotta se non per guerre e la pandemia. Qui il carnevale non è solo maschere e allegria, ma un’occasione per riflettere su temi importanti, sociali e culturali.
I carri non celebrano solo il risveglio della natura, ma portano in piazza questioni attuali e profonde: ambiente, politica, tecnologia, memoria. Sono “carri di festa e pensiero”, che uniscono spettacolo e messaggio. I giovani di Casola non si limitano a costruirli, ma partecipano alle due sfilate – una di giorno e una di sera – vestendo ruoli precisi, incarnando le idee che la festa vuole trasmettere.
È una comunità che si rinnova ogni anno, ma con lo sguardo fisso sulla propria storia e identità, un patrimonio che unisce territorio, arte e impegno. Le allegorie spaziano dal cambiamento climatico all’iperconnessione, dalla memoria collettiva ai valori di pace e libertà.
Dietro le quinte: come nascono i giganti di gesso
Creare questi carri non è roba da poco. Serve tempo, passione e lavoro di squadra. Le “società”, gruppi di giovani che si incontrano per discutere e progettare, danno forma a idee sempre più elaborate. Gesso e legno sono i materiali di sempre, usati per scolpire dettagli e forme potenti. Il lavoro manuale si unisce a tecniche artistiche, dalla pittura alla creazione di costumi e accessori per i figuranti.
Durante la sfilata, i partecipanti diventano parte dell’opera: immobili come statue viventi, in pose studiate che raccontano allegorie precise. Un po’ come i tableaux vivants, dove l’immagine parla da sola e arriva dritta alla gente in piazza. Di sera, con luci studiate, i carri si trasformano in scene drammatiche, giochi di ombre e colori che catturano lo sguardo e mettono in risalto le figure più alte e simboliche.
A giudicare le performance c’è una giuria popolare ed esperta, quest’anno guidata da Roberto Cantagalli, direttore del Museo d’Arte di Ravenna. Oltre alla sfilata, si leggono le “relazioni”, brevi testi che spiegano i temi affrontati, per rendere il messaggio ancora più chiaro e forte.
Un secolo di storia: dalla Mezzaquaresima alla festa di primavera
Tutto comincia nel 1891. All’epoca, la festa si teneva durante la Mezzaquaresima, un giorno che interrompeva la quaresima con un momento di festa. Il momento clou era il rogo della Vecchia, un falò simbolico per bruciare i mali dell’inverno, tradizione che ancora oggi si ripete come segno di purificazione e buon augurio.
Nel 1908, quando la Chiesa vietò le feste di Mezzaquaresima, Casola Valsenio si reinventò con la Festa di Primavera, integrando i carri allegorici. Fu allora che la festa cambiò pelle: da semplice carnevale a evento di riflessione su temi seri. A differenza di altri carnevali più popolari, qui si raccontano storie di impegno sociale, politica e cultura.
Con il tempo, i carri sono cresciuti di dimensioni e complessità, coinvolgendo sempre più abitanti nella preparazione. I materiali sono rimasti quelli di una volta: legno, gesso e cartongesso, un perfetto mix tra artigianato e arte. I temi si sono evoluti con la società, riflettendo idee e problemi nuovi.
Cultura, artigianato e partecipazione: il cuore della festa
La festa di primavera non è solo una sfilata, ma un momento di condivisione e trasmissione di un sapere antico che si rinnova. Nei giorni prima delle parate, il parco dei Frutti dimenticati diventa un vero e proprio laboratorio a cielo aperto: artigiani, giovani e progettisti lavorano insieme per costruire i carri, realizzare costumi e curare ogni dettaglio.
Al Nuovo Cinema Senio si può ripercorrere la storia dei carri allegorici, guardare filmati d’epoca e ammirare modellini delle edizioni passate, oggi esposti nelle botteghe del paese. La mostra diffusa coinvolge anche la Rocca di Riolo Terme, dove si conserva la memoria di Omar Sagrini, uno dei più grandi costruttori di carri, scomparso nel 1997 ma ancora fonte d’ispirazione.
Le sfilate, in programma il 25 aprile alle 15:30 e la sera del primo maggio alle 21:30, offrono due esperienze diverse – di giorno e di notte – dove arte, storia e costume si mescolano in un evento che parla non solo a Casola Valsenio, ma a tutta la Romagna. Un richiamo per chi ama la cultura e vuole vivere una festa fatta di passione, memoria e impegno.
Qui il carnevale non è solo festa, ma una forma viva di cultura e memoria che da più di un secolo attraversa le strade tra i gessi, raccontando storie nuove con la forza antica del gesso e del pensiero.
