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Idroscalo di Milano: la storia segreta e le polemiche del grande parco di arte pubblica

Negli anni Venti, un enorme specchio d’acqua artificiale sorgeva a ovest di Milano, progettato per accogliere idrovolanti: era l’Idroscalo, un’idea futuristica in un’epoca in cui l’aviazione muoveva ancora i primi passi. Oggi, però, quel luogo ha poco a che vedere con l’epoca dei decolli sull’acqua. Da cava di sabbia a scalo per voli, si è trasformato in un vero e proprio polmone verde della città, un punto di ritrovo per chi ama lo sport e l’arte. Tra gare di canottaggio e installazioni culturali del Parco dell’Arte, l’Idroscalo è diventato un simbolo dinamico di Milano, non senza aver attraversato periodi difficili: gestione complicata, difficoltà economiche, e qualche polemica. Un viaggio lungo quasi un secolo, che racconta una città in continua evoluzione.

Dallo scalo per idrovolanti al polo sportivo cittadino

L’Idroscalo nasce negli anni Venti, in un’epoca in cui l’aviazione italiana faceva scuola e la Caproni di Taliedo costruiva idrovolanti. Questi aerei, pensati per operare sull’acqua, rappresentavano il futuro del trasporto aereo su lunghe distanze. Per sostenerli, venne realizzato un bacino artificiale di circa due chilometri e mezzo per trecento metri, scavato nei campi fuori Milano, vicino a quello che oggi è lo scalo di Linate. All’inizio, l’Idroscalo era un’infrastruttura chiave per il volo e i collegamenti internazionali. Ma con gli anni, il trasporto acqua-aria ha perso terreno e la struttura ha rischiato di cadere in disuso.

Per evitarlo, si è puntato a trasformarlo in un luogo dedicato allo sport e al tempo libero, accessibile a tutti. Prima la Provincia di Milano, poi la Città Metropolitana, hanno mantenuto la gestione, facendo dell’Idroscalo la casa degli sport acquatici cittadini. Qui si svolgono regolarmente gare di canottaggio, canoa, vela e altre discipline, oltre a eventi e spettacoli. Così l’area ha conservato un ruolo importante nella vita della comunità, soprattutto per chi pratica sport, sia a livello amatoriale sia agonistico.

Il Parco dell’Arte: il primo museo a cielo aperto della Lombardia

Il Parco dell’Arte dentro l’Idroscalo è una svolta culturale che nasce oltre dieci anni fa. Il progetto è stato rilanciato in occasione di Expo 2015, grazie all’idea di Cesare Cadeo, allora direttore del complesso, che ha promosso la nascita del primo museo permanente di sculture all’aperto in Lombardia. L’intento era semplice: mettere le opere d’arte direttamente nella natura, per farle dialogare con l’ambiente, senza le barriere e i vincoli dei musei tradizionali.

Ugo Maria Macola, critico e curatore del progetto, ha sottolineato il valore di questo connubio tra arte e natura. Tra le opere esposte ci sono sculture di grandi artisti italiani contemporanei come Enrico Baj, Giacomo Manzù, Mauro Staccioli, Marco Lodola e molti altri. Oggi, grazie anche all’associazione OverArt, che ha curato i rapporti con gli artisti e le donazioni, il parco si estende per più di un chilometro con oltre trenta opere lungo un percorso che si può seguire anche tramite l’app AppARTE IDROSCALO.

Accanto alle sculture permanenti, il parco ospita il “giardino dei giochi dimenticati Aulì Ulè”, uno spazio dove arte concettuale e design si mescolano armoniosamente a verde e acqua.

Il Museo dei Giovani Artisti: spazio ai talenti emergenti

Nel 2017 è nato un altro progetto importante all’Idroscalo: il Museo dei Giovani Artisti. Questo spazio, che fa parte del Parco dell’Arte, è dedicato ai nuovi talenti dell’arte contemporanea italiana. Frutto di una collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Brera, l’Associazione Amici dell’Accademia e il sostegno di Fondazione Cariplo, il museo presenta ogni anno opere all’aperto di artisti emergenti.

Tra i nomi in mostra ci sono Federico Bergamaschi, Caterina Alves Curti, Marco Fiorenza e altri, che offrono uno sguardo fresco sulla scena artistica attuale, in un contesto insolito e accessibile, lontano dalle gallerie tradizionali. L’iniziativa ha attirato l’attenzione per il suo mix di formazione, valorizzazione e fruizione pubblica, in un ambiente naturale raro per Milano.

Questo progetto rafforza la vocazione culturale dell’Idroscalo, che con le sue opere consolidate e quelle emergenti continua a offrire un’arte pubblica permanente, aperta a tutti, capace di creare un dialogo tra cittadini, artisti e territorio.

Tra difficoltà di gestione e polemiche sulle opere danneggiate

Nonostante il valore culturale e sportivo, il Parco dell’Arte ha dovuto affrontare non pochi problemi di gestione e di soldi. Essendo un museo all’aperto, non ha strutture di supporto né fondi fissi per la manutenzione o le assicurazioni. Questo ha reso difficile intervenire su danni causati dal tempo o da atti vandalici. Un caso emblematico è il cavallo rampante di Marco Lodola, ripetutamente danneggiato senza che arrivassero soluzioni definitive.

La mancanza di un assessore culturale dedicato nella Città Metropolitana e l’assenza di coperture assicurative da parte del Comune hanno complicato la presentazione di progetti seri per restauri e migliorie. Così, alcune opere importanti sono state restituite agli artisti o ai loro eredi tra il 2023 e il 2025, senza sostituzioni immediate.

Anche Ugo Maria Macola ha denunciato sul Fatto Quotidiano un crescente disinteresse, sia da parte del pubblico sia delle istituzioni, che mette a rischio la sopravvivenza del progetto.

Nonostante tutto, la Città Metropolitana assicura che il parco è ancora attivo: sono arrivate nuove opere di artisti come Alberto Ghinzani, Roberto Bricalli e Salvatore Fiume, che vanno a rinnovare la collezione, anche se l’aggiornamento online è ancora incompleto. L’importanza di questo spazio rimane, ma serve uno sforzo più deciso per proteggerlo e farlo crescere.

Un patrimonio in continua evoluzione per Milano e dintorni

L’Idroscalo di Milano è un esempio concreto di come uno spazio pubblico possa cambiare volto nel tempo. Da scalo per idrovolanti a centro di sport e arte all’aperto, ha attraversato quasi un secolo di storia e di trasformazioni. Oggi è un punto di riferimento per chi pratica sport acquatici e un museo diffuso unico in Lombardia, con un’offerta culturale che mette insieme maestri affermati e giovani artisti.

Il complesso si integra nel tessuto urbano di Segrate e Milano, svolgendo un ruolo sociale e culturale importante. Le difficoltà nella gestione e la mancanza di fondi stabili hanno rallentato qualche progetto, ma la volontà di far vivere questa esperienza è chiara. I nuovi arrivi artistici testimoniano la volontà di non lasciare nulla al caso, continuando un percorso iniziato con entusiasmo più di dieci anni fa.

In un momento in cui la riqualificazione degli spazi pubblici e la valorizzazione culturale sono temi chiave, l’Idroscalo resta un laboratorio aperto e prezioso per Milano e la sua provincia. La sfida ora è garantire continuità e tutela a questo patrimonio di arte, sport e natura.

Redazione

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