“Punj•AB: A Sublime Terrain” sarà il volto del Pakistan alla Biennale di Venezia 2026. Nel cuore di Dorsoduro, dentro l’ex Farmacia Solveni, prende forma un progetto che non si limita a esporre, ma a raccontare. Il Punjab, regione ricca di storia, conflitti e intrecci culturali, emerge come protagonista. Qui, tradizione e artigianato si intrecciano, dando vita a un racconto vibrante e complesso. Dietro a questa proposta, l’artista Faiza Butt e la curatrice Beatriz Cifuentes Feliciano hanno lavorato a un allestimento che sfida e coinvolge, un ponte tra passato e presente.
Beatriz Cifuentes Feliciano ha dovuto affrontare il compito di mettere in mostra il Pakistan evitando i soliti stereotipi e narrazioni semplicistiche. Il progetto nasce dal confronto con Faiza Butt, artista di Lahore, che con il suo lavoro interpreta i molteplici volti del Punjab, sia geografici che narrativi. Questa regione è un crocevia di civiltà, teatro di divisioni storiche, ma anche un luogo di grande artigianato e migrazione. L’idea curatoriale è stata quella di ampliare il linguaggio pittorico di Faiza, portandolo oltre la tela: arazzi, sculture, video e oggetti tattili danno vita a una narrazione che coinvolge tutti i sensi. Il coinvolgimento degli artigiani locali è stato fondamentale per unire tecniche tradizionali a un linguaggio contemporaneo capace di parlare a un pubblico internazionale. L’uso di materiali che evocano suoni e gesti aiuta a cogliere l’essenza del Punjab, evitando una semplice rappresentazione illustrativa.
La scelta di collocare il padiglione in un luogo storico e complesso come l’ex Farmacia Solveni conferma questa visione: lo spazio diventa parte integrante dell’opera, dove la stratificazione architettonica si fonde con la ricerca materica dell’artista. Dorsoduro, quartiere ricco di istituzioni culturali, offre il contesto ideale per amplificare il dialogo tra la città, il Pakistan e il pubblico internazionale. Per il Pakistan, che torna alla Biennale dopo qualche tempo, questa partecipazione rappresenta un’occasione per rafforzare la propria presenza artistica nel panorama globale e stimolare un impatto positivo sulle scene culturali interne. Il Punjab, con la sua storia complessa, diventa così simbolo e punto di partenza per affrontare temi urgenti legati a memoria, economia e ambiente.
Faiza Butt parla del Punjab con uno sguardo che va oltre il tempo, intrecciando storie antiche a riflessioni contemporanee su potere, controllo e governi. Il suo lavoro si sviluppa come una serie di capitoli che ricostruiscono esperienze complesse, usando pratiche tessili tradizionali che segnano la cultura della regione fin dai tempi della Valle dell’Indo. Il cotone, prodotto abbondante in queste terre fertili, diventa simbolo di prosperità ma anche di conflitti sanguinosi che hanno segnato la zona. L’artista ha lavorato con molte organizzazioni locali e artigiani, trasformando tecniche antiche in opere contemporanee di grande impatto. Questo approccio collaborativo ha segnato una svolta nella sua carriera: mai prima aveva affrontato progetti così vasti e complessi, né con un coinvolgimento così diretto di tessitrici e artigiani.
La pratica artistica di Faiza è strettamente legata alle sue radici pakistane, con un immaginario nato a Lahore tra cultura pop e caos urbano del Punjab. Realizzare le opere in Pakistan, usando risorse e competenze locali, mantiene il lavoro ben ancorato al territorio. Il Punjab è anche un luogo segnato dalla Partizione del 1947, un trauma collettivo che ha generato migrazioni di massa e violenze. Questi elementi si riflettono nella sua arte, che dà voce soprattutto a tradizioni femminili spesso ignorate nelle narrazioni internazionali. Butt sottolinea come la sua esperienza personale e culturale le permetta di offrire una lettura alternativa e profonda di quel patrimonio.
Il tema della Biennale si inserisce in un momento di grandi trasformazioni globali, e il Pakistan si presenta come un attore emergente nell’arte contemporanea del Sud Asia. Faiza osserva come, nonostante le difficoltà, il Paese sia ricco di talento e di un sistema formativo che sostiene gli artisti. Con una popolazione giovane e una posizione geografica strategica, il Pakistan potrebbe vedere crescere la propria influenza culturale nei prossimi anni. La Biennale di Venezia diventa così un’occasione per mettere in luce questa vitalità, offrendo ai giovani artisti strumenti e visibilità a livello internazionale.
Il patrimonio storico e la complessità culturale continuano a nutrire pratiche originali e innovative, capaci di rispondere a sfide sociali e ambientali. Il Punjab, in particolare, emerge come un caso emblematico di questa dinamica, dove tradizione e modernità si confrontano ogni giorno. L’esperienza di questo progetto mostra come il lavoro collettivo e la valorizzazione delle radici possano aprire nuove strade per capire e raccontare il Pakistan nell’arte globale. La Biennale è, in questo senso, un passo importante, non solo simbolico, per un Paese che da meno di un secolo cerca ancora di costruire la propria identità culturale e politica.
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