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Hermann Hauser avverte: nuove frontiere tech tra calcolo quantistico e rischio colonialismo digitale

«Il futuro è già qui», ripete spesso Hermann Hauser, co-fondatore di ARM e voce autorevole nel mondo tecnologico britannico. Da Cambridge a Boston, le innovazioni nel deep tech — una volta confinate ai laboratori e ai sogni degli scienziati — stanno rapidamente varcando la soglia della realtà quotidiana. Calcolo quantistico, intelligenza artificiale agentica, biologia sintetica: non sono più concetti astratti, ma leve concrete che stanno rimodellando il panorama industriale e geopolitico. Hauser lancia un allarme preciso: la vera posta in gioco non è soltanto la scienza, ma la sovranità tecnologica. In un mondo dove chi controlla queste tecnologie detiene un potere immenso, cresce il rischio di un nuovo “colonialismo digitale”, una competizione globale dai confini meno evidenti, ma non meno insidiosi.

Calcolo quantistico, la svolta decisiva: il qubit logico è realtà

Dopo decenni di attese e promesse spesso disattese, il calcolo quantistico segna quest’anno un salto di qualità importante. Il problema più grande da superare era la correzione degli errori nei qubit, le unità fondamentali di questo tipo di calcolo capaci di esistere in più stati contemporaneamente. Fino a poco tempo fa, molti dubitavano che fosse possibile correggere gli errori in sistemi tanto delicati e complessi. Ma la ricerca portata avanti a Harvard, insieme alla spin-off QuEra, ha dimostrato che il primo qubit logico realizzato con atomi neutri è fattibile. Un risultato che accelera i tempi di sviluppo, spostando le applicazioni concrete in un orizzonte di due-tre anni.

Hauser spiega bene il senso di questa svolta: “Un qubit non è semplicemente zero o uno, ma una combinazione di entrambi, che permette calcoli esponenziali, a patto di risolvere l’estrema fragilità degli stati quantistici”. Il sistema basato sugli atomi neutri apre la strada a computer quantistici con capacità fino a oggi impensabili.

Già oggi l’industria e la finanza tecnologica puntano forte su questo campo: aziende come Quantinuum, IonQ, Rigetti e D-Wave valgono miliardi e guardano a un futuro in cui il calcolo quantistico diventa uno strumento concreto. Questa svolta è storica perché avvicina il quantum dal laboratorio al mercato.

Tre fronti chiave dove il quantum cambierà tutto

Secondo Hauser, il calcolo quantistico si basa su tre ambiti destinati a rivoluzionare economia e sicurezza. Il primo è la crittografia post-quantistica: l’algoritmo di Shor, capace di decifrare standard di sicurezza come RSA 2048 in tempi ragionevoli, impone di ripensare tutta la sicurezza digitale. La distribuzione di chiavi quantistiche punta a garantire comunicazioni resistenti agli attacchi dei computer quantistici.

Il secondo ambito riguarda i problemi di ottimizzazione NP-completi. Sfide come la logistica complessa o la gestione di reti grandi possono beneficiare di algoritmi quantistici che superano i limiti del calcolo tradizionale. Infine, la simulazione di sistemi quantistici apre la porta a grandi innovazioni nell’industria farmaceutica. Poiché le molecole obbediscono a leggi quantistiche, i computer quantistici ridurranno tempi e costi della ricerca medica e permetteranno simulazioni dettagliate delle interazioni molecolari.

Già oggi le big pharma stanno testando questi strumenti, e la possibilità di fare esperimenti virtuali potrebbe rivoluzionare il modo di sviluppare nuovi farmaci.

Intelligenza artificiale agentica: dall’idea all’azione nel mondo reale

Parallelamente al quantum, anche l’intelligenza artificiale sta facendo un salto importante. Hauser sottolinea il passaggio dall’AI generativa a quella agentica, che non si limita più a creare contenuti o risposte, ma agisce in autonomia nel mondo fisico. I giganti della tecnologia – Apple, Google, Amazon – stanno spingendo su agenti intelligenti capaci di gestire ordini, controllare consegne e perfino interagire con infrastrutture complesse.

Questa nuova AI apre possibilità enormi in termini di produttività ed efficienza, soprattutto se combinata con robotica avanzata. Ma porta con sé anche rischi importanti, legati al controllo e alla responsabilità delle decisioni automatizzate. Il punto critico adesso è capire se questi investimenti miliardari porteranno davvero a incrementi di produttività tali da giustificare la spesa. Hauser è chiaro: “La giuria è ancora in camera di consiglio”.

Biologia sintetica: costruire la vita per la medicina di domani

Mentre l’attenzione spesso cade sull’AI, Hauser punta i riflettori sulla biologia sintetica, che a lungo termine potrebbe avere l’impatto più grande nel deep tech. La capacità di capire e costruire sistemi biologici da zero sta avanzando rapidamente. Come ricordava Richard Feynman, “non si può capire ciò che non si può costruire”: negli ultimi anni sono stati sintetizzati batteri artificiali, e ora l’attenzione si sposta sul sequenziamento delle proteine.

Questa disciplina apre scenari importanti per la medicina, con potenziali rivoluzioni nelle cure e nella gestione sostenibile delle risorse biologiche. Le aziende del settore lavorano a piattaforme per manipolare proteine e componenti cellulari, aprendo nuove strade sia in campo terapeutico che industriale.

Sovranità tecnologica e il pericolo di un nuovo colonialismo digitale

Oltre agli aspetti tecnici, Hauser affronta con fermezza le implicazioni geopolitiche del deep tech. La velocità con cui le tecnologie avanzano rischia di lasciare indietro gli Stati nella gestione e nel controllo, mettendo a repentaglio la loro autonomia. La sovranità tecnologica diventa quindi un tema centrale per evitare dipendenze pericolose da pochi grandi produttori.

In particolare, la produzione di chip avanzati è quasi tutta in mano a due aziende asiatiche – TSMC e Samsung – fuori dal controllo diretto di Stati Uniti ed Europa. Nemmeno Washington può oggi vantare una piena autonomia tecnologica. Questa concentrazione espone a rischi di pressione e limita la capacità politica di decidere il proprio futuro tecnologico.

Hauser invita l’Europa e altri attori a investire in modo coordinato nelle tecnologie critiche, costruendo un ecosistema che sostenga valori culturali, forza politica ed economia indipendente. La sfida si gioca anche sul terreno della politica industriale e della strategia internazionale, per evitare che le tecnologie chiave diventino strumenti di dominio o subordinazione digitale.

Redazione

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