Il Mercato Coperto di Ravenna si è trasformato in un palcoscenico vivo e pulsante dal 1° al 7 giugno. “Goldroom”, la nuova creazione del gruppo nanou, ha aperto una porta su un’esperienza che sfida le convenzioni. Qui, il tempo si è dilatato e lo spazio si è fatto fluido, coinvolgendo chiunque varcasse quella soglia. Non spettatori passivi, ma partecipanti attivi: chiamati a vedere, ascoltare, sentire con tutti i sensi. Un intreccio raffinato di danza, videoarte e musica, capace di restituire un’emozione intensa, quasi tangibile.
“Goldroom” si sviluppa come un mosaico fatto di livelli diversi di percezione e azione. La scelta del Mercato Coperto non è casuale: con le sue grandi finestre e la luce che muta dal tramonto alla notte, l’edificio diventa parte viva della scena. Il gruppo nanou ha costruito intorno a questo spazio un continuum di tempi che si sovrappongono.
C’è il tempo dell’ambiente, scandito dai cambiamenti naturali della luce e dal respiro stesso del Mercato. La luce che penetra e si trasforma crea ombre e colori che accompagnano i movimenti sul palco. Poi c’è il tempo personale di ciascuno spettatore, fatto di pause, conversazioni, sguardi attenti. Ognuno segue un ritmo proprio, che si fonde con quello collettivo.
I danzatori, guidati da Marco Valerio Amico e Rhuena Bacci, danno vita a un tempo coreografico fluido, vibrante. I loro movimenti evocano ricordi e suggestioni visive e sonore: da atmosfere lynchiane, come in “Eyes Wide Shut”, a riferimenti più leggeri e quasi musicali, che richiamano Gene Kelly. Le immagini si alternano e si sovrappongono, creando un flusso continuo tra realtà e astrazione, offrendo allo spettatore una percezione sempre in movimento.
Infine, emerge un tempo più interiore, fatto di silenzi e attese, vicino a quello evocato da John Cage. Qui i gesti si fanno quasi impercettibili, dissolvendosi nel rumore di fondo, in un gioco sottile tra presenza e assenza sulla scena. Il pubblico vive il passaggio da un’immagine all’altra, percependo il battito nascosto della performance.
Con “Goldroom”, il pubblico non è chiamato a stare a guardare passivamente. L’installazione invita a scegliere un proprio percorso dentro la narrazione. C’è chi si lascia trasportare dalle immagini video che scorrono dietro a Marco Valerio Amico, co-coreografo e danzatore: proiezioni che interrompono e ricompongono il tempo, creando una simultaneità tra presente e ricordo.
Altri preferiscono seguire il fluire della scena, animata da uno spazio “sensibile” – come lo definisce il gruppo di ricerca Studio Azzurro – che cattura e amplifica le interferenze tra movimento e suono, trasformandosi in un organismo vivo e in costante mutamento. La colonna sonora originale di Bruno Dorella amplia questa dimensione, intrecciando ritmi e riferimenti che si muovono tra centro e periferia.
I cinque performer – Carolina Amoretti, Marina Bertoni, Rhuena Bacci, Andrea Dionisi, Agnese Gabrielli – insieme a Marco Maretti, si muovono con una precisione che sembra dialogare direttamente con chi osserva, stabilendo un rapporto di scambio fatto di attenzione e reazione.
La molteplicità di stimoli crea una rete di tempi e spazi che rifiutano una lettura lineare. Lo spettatore non resta mai un semplice testimone, ma diventa parte attiva di un gioco di rimandi che si sviluppa sul confine tra palco e pubblico.
“Goldroom” è un’opera complessa che riflette sul tempo, la memoria e la percezione. Le coreografie si muovono su ritmi precisi ma volutamente spezzati, ricordando la poetica di Emilio Isgrò: i gesti tagliano e cancellano, facendo emergere frammenti di senso nascosti. Questi elementi restano sullo sfondo, mai mostrati del tutto, ma sempre percepibili come presenze potenti.
La stratificazione dell’opera richiama immagini a frattale, dove ogni movimento contiene universi di segni e simboli. La coreografia si muove in un limbo tra passato e futuro, in un presente sfuggente, invadendo lo spazio con una presenza sottile ma costante.
L’installazione si fonde con il quotidiano: tra chi sorseggia un cocktail e chi si perde nel proprio smartphone seduto su un divano, l’arte non si separa dalla vita ma ne amplia i confini. Seguendo una lettura postmoderna del teatro di Kantor, “Goldroom” mescola presenza e assenza, scena e fuori scena, tra improvvisazione e struttura.
Come sottolinea lo storico dell’arte Simone Azzoni, l’opera oscilla tra figurazione e astrazione, tra volumi costruiti e ritmo puro. I “tappeti d’oro” al centro non trasformano il gesto in metallo prezioso, ma diventano un ponte tra materia e movimento, tracciando una linea sottile e affascinante.
Dopo il debutto al Ravenna Festival, “Goldroom” prosegue il suo viaggio. Il 7 e 8 luglio sarà Fuori Programma al Teatro India di Roma, portando la sua contaminazione artistica nel cuore della Capitale. A settembre, la performance si sposterà a Pesaro, protagonista all’Hangartfest il 12 e 13, ospitata a Villa Imperiale.
Questi appuntamenti allargano la portata di un progetto nato dal lavoro “Overlook Hotel” e proseguito con il primo capitolo “Redrum”. Il gruppo nanou conferma così la sua idea di un dialogo continuo tra arte contemporanea, danza e scenografia, invitando sempre il pubblico a confrontarsi con un’esperienza che rompe i confini tra performance e installazione.
“L’Italia legge, ma non sempre crede.” È questa la fotografia scattata dal Digital News Report…
"Non c’è nulla da celebrare". Parole nette, pronunciate subito dopo l’annuncio del 5,9% nei sondaggi…
Immagina di ricevere lo stipendio fino a cinque giorni prima del solito: è proprio quello…
Quando Napoleone sbarcò all’Isola d’Elba, non era più l’imperatore che aveva dominato l’Europa, ma un…
Non c’è stata alcuna rottura, assicurano da Madrid, smentendo le notizie circolate sui presunti scontri…
Diciassette Paesi europei, tra cui l’Italia guidata da Giorgia Meloni e la Danimarca con la…