Negli antichi sanatori, immersi tra boschi e prati, la natura non era un contorno, ma un vero alleato della guarigione. Quei grandi giardini degli ospedali storici non erano lì per caso: servivano a far respirare, calmare, curare. Poi, dagli anni Cinquanta in poi, il mondo della medicina ha deciso di chiudersi in strutture sempre più cliniche, dove il verde sembrava scomparire dietro pareti asettiche. Oggi, però, la natura sta tornando protagonista, non come semplice ornamento, ma come elemento essenziale del percorso terapeutico. Anche in Italia, nonostante le sfide, architetti, ricercatori e progettisti stanno lavorando per riportare il verde dentro gli ospedali, riscoprendo il potere curativo dei giardini.
Non è solo una sensazione: numerosi studi dimostrano che trascorrere tempo immersi nella natura abbassa la pressione, rallenta il battito cardiaco e riduce lo stress. Il rapporto tra uomo e ambiente naturale è antico, radicato nella nostra evoluzione, e vivere in mezzo agli alberi o in giardini ben curati si rivela un vero toccasana per il sistema nervoso e immunitario. Il “bagno nella foresta”, o Shinrin-yoku, pratica giapponese che consiste nel passeggiare tra gli alberi, ne è un esempio chiaro: stimola il cervello e il sistema nervoso autonomo, favorendo un rilassamento profondo. I benefici della natura non si fermano al benessere generale, ma si estendono anche a malattie come depressione, diabete, disturbi dell’attenzione, problemi cardiovascolari, respiratori e alcune forme di tumore. Oggi la nature therapy ha solide basi scientifiche, confermate da studi come quelli del 2019 nel Regno Unito o dal Barcelona Institute for Global Health, che vedono la natura come una vera medicina complementare.
Gli healing gardens, cioè i giardini terapeutici progettati per favorire la guarigione, stanno guadagnando terreno negli ospedali e negli spazi pubblici. L’American Horticultural Therapy Association li definisce come ambienti dominati da piante, acqua e fiori, pensati per essere accessibili a tutti e capaci di portare benefici sia al corpo che alla mente. Esistono diversi tipi di giardini: quelli terapeutici, orticoli o dedicati alla riabilitazione. Ogni progetto deve tenere conto delle attività di cura e garantire al tempo stesso un ambiente sicuro e confortevole. Monica Botta, esperta di landscaping terapeutico, spiega che un giardino di questo tipo è uno spazio su misura per chi lo usa, capace di rispondere a bisogni di relax, socialità, stimoli sensoriali e recupero funzionale. Per lei, progettare un giardino terapeutico è molto più che un lavoro tecnico: è un gesto di cura che richiede empatia e ascolto.
Clare Cooper Marcus, pioniera del settore, ha stilato un decalogo che rimane un punto di riferimento. Un giardino terapeutico deve innanzitutto garantire sicurezza e privacy, facendo sentire chi lo frequenta protetto come a casa propria. Deve essere accessibile a tutti, senza barriere architettoniche. Fondamentale è offrire ambienti diversi che lascino libertà di scelta, in modo da permettere a ognuno di lasciare andare ansie e stress grazie a stimoli positivi. Non meno importante è la cura costante, sia delle piante che dell’aspetto estetico, per mantenere un’atmosfera in linea con la funzione terapeutica. La sostenibilità, sia ambientale che gestionale, completa il quadro, contribuendo a creare un luogo armonioso e tranquillo. Realizzare tutto ciò richiede coerenza, disponibilità e una stretta collaborazione tra progettisti e operatori socio-sanitari.
Nel nostro Paese, i giardini terapeutici sono ancora pochi, ma la loro presenza cresce. Nel 2018, un censimento guidato dal professor Giulio Senes ha contato solo 46 healing gardens su 850 strutture sanitarie esaminate, con una maggior concentrazione al Nord. Successivi studi, anche del Politecnico di Milano, hanno confermato questa situazione, evidenziando un gap soprattutto nelle regioni centrali e meridionali. Nonostante l’interesse in aumento e alcune nuove realizzazioni, restano ostacoli nell’uso e nella valorizzazione di questi spazi. Spesso mancano programmi chiari e una cultura consolidata che ne promuova l’utilizzo corretto, senza dimenticare problemi di gestione legati a personale e tempi insufficienti. Insomma, non si può ancora parlare di una diffusione omogenea o di un riconoscimento pieno della loro funzione terapeutica. Un giardino può essere ben progettato, ma rischia di restare vuoto o sottoutilizzato senza un adeguato supporto operativo.
Tra i più noti healing gardens in Italia ci sono il Giardino SottoVico a Firenze, che accompagna le cure tradizionali, il giardino Alzheimer di Rubano e quello psichiatrico di Verduno . Monica Botta ricorda anche il Giardino della Felicità a Ferrara, realizzato per l’Hospice Residence Service: un’area di 2.500 metri quadrati con spazi per terapie riabilitative, orticoltura, laboratori e momenti di svago, progettati con percorsi sicuri e accessibili. Il Giardino Ritrovato di Mongrando , inaugurato nel 2024 per la Fondazione Cerino Zegna, rappresenta un approccio nuovo: qui si svolgono attività di pet-therapy, percorsi sensoriali e spazi per la preghiera, il tutto gestito con attenzione continua per garantire continuità terapeutica. Questi progetti dimostrano come la natura, se ben pensata e organizzata, possa davvero diventare uno strumento concreto per migliorare la vita di tutti i giorni.
Creare un healing garden non è solo mettere insieme piante e percorsi. Richiede ascolto, empatia, capacità di leggere le fragilità delle persone che lo useranno. Monica Botta sottolinea quanto sia importante costruire un rapporto vero con chi frequenta questi spazi, pazienti e operatori, per capire bisogni spesso non detti. Un progetto condiviso rafforza il senso di appartenenza e ne garantisce solidità. Curare questi luoghi significa anche badare ai dettagli, scegliere con attenzione i materiali e considerare tutto ciò che può migliorare la qualità della vita di chi li vive. La positività e la curiosità sono elementi chiave per superare i limiti, trovare nuove idee e aggiornarsi continuamente. La coerenza rimane la base: ogni scelta progettuale può avere un impatto reale sul benessere di chi frequenta il giardino.
Tra gli strumenti di Monica Botta ci sono i suoi disegni su taccuini Moleskine, definiti “onirici” da un’amica per la loro libertà e fantasia. Non sono progetti finiti, ma paesaggi emotivi e frammenti di pensieri nati in momenti di ascolto o riflessione. Sono spazi evocati, non reali, che raccontano il sogno di un giardino ideale. Offrono un percorso visivo che stimola l’immaginazione e sensibilizza sull’idea di cura che ogni giardino terapeutico dovrebbe portare con sé. L’arte del disegno diventa così un modo per trasmettere emozioni, suggerire atmosfere e far riflettere su come il verde possa davvero migliorare la qualità della vita in ospedale e nella società.
Milano, via Tortona 31: un indirizzo che si trasforma in qualcosa di più di uno…
Nel 2023, oltre 338 startup nel mondo hanno raccolto più di 5 miliardi di euro…
Nel cuore della Bicocca a Milano, centinaia di sottili strisce di carta bianca si stendono…
Il 17 aprile a Modena, una periferia qualunque si è trasformata in un laboratorio a…
Domani mattina, nella sede centrale di Federalberghi a Roma, Giorgia Meloni sarà presente all’assemblea degli…
La politica italiana è un caos, ma gli italiani? Loro cambiano davvero. Antonio Preiti, docente…