A Bologna, la Fondazione Golinelli ha appena messo sul piatto un milione di euro per Almacube, l’incubatore che unisce università e industria. È una mossa che va oltre il semplice investimento: è un segnale forte, quasi un patto, per rilanciare l’innovazione in città. Tra i laboratori dell’ateneo e le imprese del territorio, si apre così un nuovo capitolo, dove ricerca e produzione si intrecciano in modo più stretto che mai.
Un investimento che guarda lontano
Fondazione Golinelli entra in Almacube con un investimento da un milione di euro, portando in dote non solo capitali, ma anche l’esperienza accumulata con G-Factor, il suo incubatore specializzato in life science, digital health, tecnologie emergenti e intelligenza artificiale. Dietro c’è la voglia di mettere a sistema competenze, una rete di partner industriali e istituzionali, e un modello di accelerazione capace di accompagnare le startup dal primo progetto fino alla validazione industriale.
Un percorso che la Fondazione ha iniziato nel 2012, immaginando una collaborazione più ampia tra ricerca, imprese e investitori pubblici e privati. Oggi, con il mercato delle startup italiane in crescita e più selettivo, questa alleanza con Università e Confindustria rende l’ecosistema bolognese più solido e pronto a giocare un ruolo anche a livello internazionale.
Almacube, il cuore dell’innovazione emiliano-romagnola
Almacube nasce nel 2000 come incubatore di startup promosso dall’Università di Bologna, uno dei poli universitari più attivi in Italia per il trasferimento tecnologico e l’attrazione di venture capital. Nel 2013 si rafforza con l’ingresso di Confindustria Emilia Area Centro, che rappresenta oltre 3.400 aziende tra Bologna, Ferrara e Modena. Da allora, Almacube ha messo in piedi un modello innovativo che unisce incubazione deep-tech senza richiesta di equity e un sistema di open innovation rivolto all’industria locale.
Nel 2025 Almacube ha chiuso con un fatturato di circa 1,8 milioni di euro, in crescita del 30% rispetto all’anno precedente. L’open innovation, che coinvolge più di 20 aziende partner e oltre 50 progetti attivi, pesa per circa il 65% del fatturato, confermando la solidità di un modello che punta sulle collaborazioni continuative e non solo sugli interventi spot.
L’attrazione di startup e spin-off universitari, il supporto a tecnologie deep-tech e la capacità di creare legami stretti con il tessuto produttivo sono la base su cui Almacube vuole crescere insieme a Fondazione Golinelli.
Fondazione Golinelli, trent’anni di innovazione nel cuore di Bologna
Fondata nel 1988 dalla visione di Marino Golinelli, la Fondazione ha costruito l’Opificio Golinelli, un polo multifunzionale di 14.000 metri quadrati nel centro di Bologna. Qui si alternano laboratori didattici, centri di ricerca e mostre, diventando un punto di riferimento culturale e scientifico per la città. Dal 2019, la Fondazione ha lanciato G-Factor, un incubatore e acceleratore focalizzato su life science, agritech, intelligenza artificiale e tecnologie digitali applicate alla salute.
Nel 2021 sono partiti anche programmi di accelerazione per startup innovative, in collaborazione con partner come CRIF, Emil Banca e BI-REX Competence Center, rivolti a settori chiave come EdTech, AI, green economy, FoodTech, Industry 4.0, social impact e smart mobility. Le startup trovano negli spazi dell’Opificio un ambiente dove fare proof of concept di alto livello, con eventi dedicati per attirare investitori e venture capital.
Questa esperienza concreta fa di Fondazione Golinelli un partner prezioso per Almacube, che adesso potrà ampliare la propria offerta con una rete di professionisti, finanziatori e aziende.
Incubatori in Italia: meno ma più specializzati
Il Report 2025 del Social Innovation Monitor segnala un calo degli incubatori in Italia: da 239 nel 2024 a 203 nel 2025, un -15,1%. Non è un segnale di crisi, ma di maturazione e selezione. I pochi rimasti gestiscono un fatturato superiore a 600 milioni e seguono più di 5.000 startup.
La tendenza è verso una maggiore specializzazione e modelli più sostenibili, con fusioni e riorganizzazioni. Solo il 23% degli incubatori ha una forte vocazione settoriale: Almacube è tra questi, specializzato nel deep-tech accademico e nelle life science industriali, un vantaggio che rende Bologna un punto di riferimento in Italia e in Europa.
La collaborazione tra Fondazione Golinelli, Università di Bologna e Confindustria Emilia Area Centro crea un sistema robusto, capace di attirare capitali internazionali, talenti e fondi europei, e di costruire una crescita solida e duratura.
Great-ER, la spinta alle startup deep-tech regionali
Nel 2025 il programma Great-ER, promosso dalla Regione Emilia-Romagna e gestito da Almacube, ha selezionato 12 startup deep-tech provenienti dalle università regionali, offrendo servizi di accelerazione per un valore di 20.000 euro ciascuna. Un primo passo importante per la crescita e la validazione delle imprese.
Con l’ingresso di Fondazione Golinelli, questo percorso si allarga, con nuovi strumenti e competenze per superare le difficoltà iniziali e consolidare le startup sul mercato.
Così si crea una filiera che parte dall’idea innovativa, passa per la ricerca e l’accompagnamento, fino ad arrivare allo sviluppo industriale e commerciale. Un sistema unico che aiuta gli imprenditori da Bologna a Modena a crescere insieme.
Le parole dei protagonisti: una governance a tre punte
I protagonisti dell’operazione sottolineano il valore di questa alleanza. Laura Toschi, Presidente di Almacube, parla di un salto di qualità per la governance e per la capacità di attrarre innovazione e risorse in Emilia-Romagna. Andrea Zanotti, Presidente di Fondazione Golinelli, ricorda che si tratta di una visione maturata nel tempo, che mette al centro la massa critica e la maturità degli ecosistemi.
Antonio Danieli, Direttore Generale della Fondazione, punta sul network di G-Factor e sulla collaborazione pubblico-privata come chiave per rafforzare il sistema a livello nazionale. Il Rettore di Bologna, Giovanni Molari, sottolinea il valore della cooperazione tra università e imprese, con un numero crescente di spin-off e startup universitarie.
Tiziana Ferrari di Confindustria Emilia Area Centro insiste sulla necessità di modelli strutturati per aumentare la competitività industriale e l’innovazione locale. Infine, Vincenzo Colla, Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, collega l’operazione agli obiettivi regionali di attrazione di talenti, imprese e investimenti, confermando che il nuovo assetto punta a economie di scala e sinergie con impatto anche internazionale.
Tutto questo conferma Bologna come un nodo chiave per la ricerca, l’innovazione e il trasferimento tecnologico in Italia e in Europa nei prossimi anni.
