Nel cuore di Venezia, un decennio di trasformazioni prende forma tra muri antichi e spazi reinventati. La Fondazione Bevilacqua La Masa ha attraversato sfide non banali, inciampando qualche volta ma sempre rialzandosi con risultati concreti sotto gli occhi di tutti. Tra restauri meticolosi, esposizioni che hanno varcato confini e nuovi atelier dedicati ai giovani artisti, la sua presenza si è fatta sentire forte e chiara. Non solo numeri, ma storie di una città che mescola tradizione e sperimentazione, dove questa Fondazione si muove come un motore silenzioso, spesso frainteso ma mai fermo.
Nel 2016 gli studi d’artista della Fondazione erano in condizioni tutt’altro che buone. Su dodici spazi solo dieci erano utilizzabili, gli altri erano chiusi da tempo per degrado e insicurezza. Quegli ambienti abbandonati non erano certo adatti ad accogliere giovani talenti. Il lavoro principale è stato proprio il recupero di questi studi, riportandoli a nuova vita. Oggi la Fondazione ne gestisce molti di più, grazie anche a una collaborazione con la Fondazione Musei Civici Venezia. Questo ha permesso di aprire l’Emeroteca dell’Arte a Mestre, un centro culturale ristrutturato dove trovano spazio collettivi e nuove forme espressive.
Monica Folin, responsabile della manutenzione, sottolinea che non c’è mai stata la necessità di “difendere” gli studi, come qualcuno ha insinuato. Al contrario, si è lavorato per aumentarne numero, qualità e funzioni, creando ambienti che favoriscono la sperimentazione artistica in modi nuovi rispetto al passato.
La Fondazione non ha mai rallentato sull’attività espositiva internazionale, siglando collaborazioni importanti nel mondo dell’arte contemporanea. Milovan Farronato, curatore di spicco, ha avuto pieno sostegno nel suo lavoro. Nel 2024 è stato presentato l’artista Guglielmo Castelli, con il supporto di gallerie come Mendes Wood DM e Rodeo. L’anno prima è stata la volta di Patricia Leite, sempre in collaborazione con Mendes Wood DM e Thomas Dane Gallery.
Lo scorso 4 maggio si è inaugurata la mostra di Giangiacomo Rossetti, The Dead, sostenuta da Mendes Wood DM e ospitata nella storica sede di Palazzetto Tito a Venezia. Alla presentazione era presente anche Umberto Marzola, figura storica della Fondazione, che mantiene un forte legame con l’istituzione anche dopo il pensionamento.
Questi appuntamenti confermano la Bevilacqua La Masa come un punto di riferimento internazionale, capace di attirare gallerie private di rilievo come Gallerie Contini, Saatchi Yates, Tornabuoni Art di Parigi e collaborazioni con il Museum of Latin American Art di Long Beach. Grazie a Tornabuoni Art, è stato possibile finanziare un importante ammodernamento della sede di San Marco, migliorando le condizioni per le esposizioni in corso.
Tra gli interventi più delicati c’è stato il lavoro sulla Collezione Bevilacqua La Masa, il patrimonio storico della Fondazione. Claudio Donadel e il suo team hanno recuperato numerose opere acquisite tramite premi d’acquisto, spesso rimaste in custodia agli artisti senza un inventario preciso.
Il riordino e la catalogazione sono stati complicati ma indispensabili per rendere accessibile al pubblico e agli studiosi un patrimonio prezioso che racconta l’evoluzione artistica locale e non solo. Per la prima volta la collezione ha lasciato Venezia: è stata esposta al Museo Ettore Fico di Torino, a cura di Stefano Coletto. Da poco, poi, ha trovato una nuova casa nei Santi Cosma e Damiano in Giudecca, garantendo così una maggiore fruibilità.
Contrariamente a chi parla di difficoltà economiche, i numeri degli ultimi anni raccontano una gestione capace di generare risorse. Le mostre tra il 2022 e il 2026 hanno incassato oltre un milione di euro, che sono stati reinvestiti in mobilità internazionale, scambi culturali, fiere e attività curatoriali.
Un esempio chiaro è la presenza costante a Arte Fiera di Bologna, dove uno stand di 32 metri quadri per i giovani artisti della Fondazione è stato concesso gratuitamente e raddoppiato negli ultimi due anni, aumentando la visibilità a livello internazionale. Partecipare a eventi così importanti facilita i contatti e offre ai giovani un’esperienza diretta, ma protetta, nel mercato dell’arte.
Oltre alle mostre, questi fondi hanno permesso di migliorare la comunicazione e di sostenere un curatore dedicato che segue gli artisti in residenza nel momento più delicato della loro crescita professionale. L’obiettivo è che il successo non si fermi con la fine della residenza veneziana.
La Fondazione ha saputo sfruttare al meglio i bandi europei e nazionali. Progetti come CreArt hanno consolidato il ruolo di capofila in partenariati internazionali, stringendo collaborazioni con istituzioni importanti come la Fundacion Bilbao Arte.
Questi risultati garantiscono scambi continui e arricchiscono gli artisti residenti con esperienze di residenza, workshop e mostre all’estero. Il coinvolgimento nel PAC – Piano per l’Arte Contemporanea ha permesso di ampliare il patrimonio pubblico con opere e iniziative dal valore duraturo sul territorio.
Tra il 2023 e il 2026, i finanziamenti ottenuti superano i 400mila euro. La gestione amministrativa, guidata da Immacolata Ponticiello, ha mantenuto bilanci sempre in attivo tranne che in un solo esercizio, segno di una capacità amministrativa che crea valore pubblico invece di consumarlo, a testimonianza della solidità del team.
Un dato che parla chiaro riguarda la crescita delle candidature da parte dei giovani artisti. Nel 2016 erano appena 22, oggi sono salite a 132. Un segnale evidente dell’attrattività della proposta culturale e formativa della Fondazione. Non si tratta di imposizioni dall’alto, ma di un sistema che funziona, offrendo condizioni favorevoli per la crescita e la valorizzazione.
La Fondazione continua a richiamare sempre più talenti, offrendo non solo spazi e visibilità, ma anche supporto concreto con residenze, mentoring e collegamenti internazionali. Un lavoro collettivo che crea un ambiente vivo e fertile, capace di adattarsi e crescere con i tempi.
I nuovi spazi, le collaborazioni con gallerie private, le esposizioni e i premi fanno della Bevilacqua La Masa un nodo centrale dell’arte contemporanea veneziana e italiana, portando avanti una tradizione secolare con uno sguardo sempre rivolto al futuro.
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