Nel cuore di Tusa, un piccolo borgo messinese, le pietre raccontano storie millenarie. Qui, tra antichi reperti, il passato non è mai davvero lontano. Anzi, si intreccia con il presente in un abbraccio sorprendente. È questa la sfida del Festival Factus 2026, che quest’anno si concentra sulla scultura, mettendo a confronto la memoria archeologica con la creatività di oggi. Al centro di tutto, c’è Daniele Franzella, scultore e docente palermitano, che trasforma materia e tempo in un racconto visivo potente. Con il suo progetto “Antiquarium”, riporta Tusa alle sue radici, facendola rivivere nello spazio contemporaneo come un ponte tra epoche lontane.
Factus 2026: la scultura riprende voce a Tusa
Il Festival Factus 2026 è un appuntamento importante per la vita culturale di Tusa. Questa rassegna dedicata all’arte contemporanea sceglie quest’anno di esplorare il legame tra il borgo e la sua antenata greco-romana, Halaesa Arconidea. Curato da Alessandro Pinto, il festival si inserisce tra i progetti del PNRR, in particolare nella Missione 1, Componente 3, Investimento 2.1, che punta a valorizzare l’attrattività dei piccoli borghi italiani. L’obiettivo è doppio: far risplendere il patrimonio culturale e stimolare una produzione artistica che resti nel tempo. Nel contesto di Factus, la scultura diventa linguaggio di narrazione, collocata in un luogo simbolico come la porta antica di Tusa, punto di congiunzione tra epoche e significati diversi.
Il festival trasforma piazze e spazi pubblici in palcoscenici vivi, dove l’arte non resta chiusa in un museo, ma dialoga con la comunità e con i luoghi che custodiscono la memoria collettiva. Le opere non sono solo oggetti da ammirare, ma si caricano di riferimenti storici, archeologici e contemporanei. Al centro di questo percorso si inserisce l’installazione di Franzella, una scultura pensata per lo spazio che si ispira a una statua antica, sospendendo nel tempo la storia della città. L’evento non solo riattiva lo spazio urbano, ma racconta un legame profondo e stratificato che attraversa secoli.
Daniele Franzella: scultura, memoria e decostruzione tra passato e presente
Daniele Franzella, nato nel 1978, è uno scultore e docente all’Accademia di Belle Arti di Palermo, noto per il suo modo originale di lavorare i materiali e i segni, come un archeologo del presente che scava nella memoria collettiva. Non usa materiali a caso: terracotta, cemento e ceramiche smaltate diventano la sua tavolozza, capaci di evocare tradizione e vissuto, ma anche la materia viva del contemporaneo.
Nel suo lavoro l’antico emerge come frammento versatile da cui nascono nuove forme e idee. Attraverso assemblaggi e ricomposizioni, Franzella racconta la natura mutevole della memoria e dei reperti, rovesciando l’idea classica dell’opera d’arte come qualcosa di fisso e immobile. A Tusa, la sua installazione si ispira alla statua antonina di Claudio Pulcro, spostandone frammenti e dettagli ingranditi per mostrare visivamente la stratificazione del tempo, le tracce del quotidiano e le tante vite della scultura stessa.
La sua opera non è solo un monumento, ma un dialogo fatto di tensioni tra materia e immateriale, storia passata e significati moderni. Collocata vicino all’antica porta d’ingresso del centro storico, diventa un segnale tangibile di continuità, una soglia non solo di pietra ma di tempo, tra la Tusa di oggi e le sue radici storiche.
Claudio Pulcro: la statua che unisce archeologia e arte contemporanea
La statua di Claudio Pulcro, risalente al II secolo d.C., è un reperto antico carico di mistero e fascino. Trovata originariamente a Halaesa Arconidea, ha attraversato secoli e luoghi, prima di arrivare al Museo Antiquarium di Tusa, dove oggi è custodita. La sua storia è complessa: scoperta nel XVIII secolo, ha subito vari spostamenti e interpretazioni, e ancora oggi la sua attribuzione suscita dibattiti.
Franzella ha voluto indagare questa complessità, mostrando le diverse “vite” di questa statua. Con l’arte, la scultura si rinnova in una forma contemporanea che parla di tempo, memoria collettiva e individuale, e del ruolo fondamentale dell’archeologia nel trasformare il passato in una narrazione concreta. L’artista riprogetta la statua in modo frammentato e ingrandito, mettendo in evidenza dettagli altrimenti invisibili e creando un nuovo monumento che attraversa epoche con un linguaggio ricco e stratificato.
Posizionata in Largo Notarile, proprio davanti all’antica porta del borgo, la scultura diventa un ponte simbolico tra il presente urbano e l’antica Halaesa Arconidea. Quel punto segna un passaggio fisico e ideale che il festival e Franzella vogliono sottolineare, invitando il visitatore a riflettere sul legame storico e culturale che avvolge l’intera area.
Mostra al sito archeologico: leggere il tempo attraverso l’arte
Oltre all’installazione pubblica, Franzella ha allestito una mostra personale nelle sale del Sito Archeologico di Halaesa Arconidea, visitabile fino al 20 settembre 2026. Qui conferma il suo interesse per il dialogo tra antico e contemporaneo, proponendo un percorso che invita a leggere con attenzione gli elementi temporali, come se ogni opera fosse un tassello di un mosaico che racconta il tempo.
Tra le opere spicca un affresco reinterpretato, dove un capitello corinzio tradizionale si mescola ai simboli del graphic design contemporaneo. Le sculture si confondono quasi con i reperti autentici, sfumando il confine tra passato e presente e invitando a uno sguardo più profondo tra pubblico e opera. Chi visita è chiamato a districarsi tra queste sottili differenze per scoprire la contemporaneità nascosta nella tradizione.
La mostra è un’esperienza culturale immersiva che rompe con la visione statica dell’archeologia, proponendo uno scambio vivo e dinamico tra epoche e linguaggi visivi. È un invito a riscoprire il legame tra identità storica e creatività di oggi, offrendo nuove chiavi di lettura per il patrimonio siciliano e i suoi spazi.
Nel 2026 Tusa si accende sotto i riflettori come luogo di incontro tra arte, memoria e storia, con un evento che, attraverso la scultura, attraversa il tempo e la materia, mettendo al centro temi fondamentali per il rapporto tra tradizione e innovazione culturale.
