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Euro digitale: la chiave di Umberto Bertelé per difendere la sovranità monetaria europea

Il futuro dei pagamenti si gioca ora, e l’Europa non può permettersi passi falsi

L’euro digitale non è solo una questione di tecnologia, ma una vera e propria battaglia per la sovranità economica del continente. Mentre le startup fintech arrancano e le stablecoin guadagnano terreno, le grandi banche europee cercano di restare a galla in un mercato dominato dal dollaro e dalle tensioni geopolitiche. Il professor Umberto Bertelé, presidente degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, mette in luce le mosse di un’Europa che accelera per non restare indietro.

Pagamenti globali in trasformazione: una questione di potere

Già a marzo 2026, durante il convegno “Innovative Payments: nuovi orizzonti digitali”, Bertelé sottolineava come il sistema dei pagamenti nel mondo stesse cambiando freneticamente, spinto non solo dalla tecnologia ma soprattutto da forti dinamiche geopolitiche. La frammentazione dei mercati finanziari, aggravata da politiche protezionistiche diffuse, condiziona le scelte strategiche e mette a rischio l’integrazione economica. In questo quadro, l’euro digitale non è un semplice upgrade tecnologico, ma un vero e proprio punto di svolta per l’Europa. Una moneta digitale europea serve a proteggere i depositi bancari e a contrastare la crescente influenza del dollaro, che utilizza strumenti crittografici avanzati per consolidare la sua egemonia.

Bertelé mette in guardia anche sui rischi legati alla possibile frammentazione delle infrastrutture digitali, fino a coinvolgere persino la rete internet. La digitalizzazione del denaro e le tensioni tra Paesi stanno cambiando le regole del gioco, spingendo tutti gli attori – dalle banche centrali alle startup – a ripensare strategie e modelli di business. La sovranità monetaria europea dipenderà sempre più dalla capacità di innovare, mantenendo però il controllo e tutelando il sistema bancario tradizionale.

Fintech in affanno: il crollo delle valutazioni e la tenuta dei colossi

Il mercato fintech sembra oggi in frenata. Dopo un boom iniziale, molte realtà nate negli ultimi anni stanno subendo un ridimensionamento pesante, schiacciate dalle tensioni geopolitiche e da regolamenti più stringenti. Prendiamo PayPal: da una capitalizzazione superiore ai 350 miliardi di dollari nei momenti di massima espansione, la società è precipitata a circa 42 miliardi a fine 2026, perdendo più dell’88% del suo valore.

Situazioni simili colpiscono anche altri big come Nexi, scesa da 23 a 4 miliardi, o Klarna, passata da 45,6 a 5,1 miliardi dopo la quotazione. Block e Adyen registrano pure loro cali importanti. La volatilità del settore e la crescente complessità normativa pesano sul fintech. In questo contesto, però, le aziende tradizionali dei pagamenti resistono. Visa e Mastercard, pilastri globali, mantengono capitalizzazioni tra 600 e 700 miliardi di dollari, dimostrando che i modelli consolidati restano un punto di riferimento fondamentale.

L’unica eccezione digitale è Stripe, non quotata in borsa ma valutata intorno ai 159 miliardi di dollari. La sua struttura solida e l’attenzione ai servizi innovativi la mettono sullo stesso piano di Mastercard.

Stablecoin e strategia Usa: il dollaro si rafforza senza una valuta digitale ufficiale

Tra le novità più importanti nel campo dei pagamenti digitali spicca la crescita delle stablecoin basate su blockchain. Queste monete digitali, ancorate al dollaro, rappresentano per gli Stati Uniti un modo astuto per mantenere la leadership globale senza introdurre una valuta digitale centrale, vietata dalle norme interne per evitare concorrenza destabilizzante.

Nel 2026 il mercato è dominato da Tether , con una capitalizzazione intorno ai 183 miliardi di dollari, e USDC, che si aggira sui 77 miliardi. Curioso il legame italiano: il progetto Tether vede una partecipazione rilevante di Giancarlo Devasini, che detiene tra il 40 e il 45% della struttura, mentre Paolo Ardoino ne possiede tra il 15 e il 20%. Se confermato, Devasini diventerebbe uno dei principali investitori digitali al mondo.

Le stablecoin si diffondono soprattutto in Asia, dove facilitano l’economia legata al dollaro e ne rafforzano il ruolo di moneta di riserva. Il nodo cruciale resta la capacità di queste monete di offrire interessi o incentivi agli investitori: se ciò accadrà, la corsa verso le stablecoin potrebbe accelerare, rimettendo in gioco gli equilibri finanziari.

Euro digitale e banche europee: la risposta con Qivalis

La pressione americana e la crescita delle stablecoin private hanno spinto l’Unione Europea a fare presto con l’euro digitale. A differenza degli Stati Uniti, qui si punta a una moneta digitale della banca centrale , che garantisca sicurezza e controllo condiviso a livello comunitario.

Ma le banche tradizionali guardano con cautela – a volte con timore – a questa novità. Il rischio è che l’euro digitale sottragga depositi, limitando la capacità di credito delle banche e influenzando il loro business. Bertelé sottolinea come il settore bancario europeo sia attento a evitare che i clienti spostino in massa i soldi dai conti tradizionali a questa nuova forma digitale.

Per contrastare questo rischio è nato Qivalis, un consorzio che riunisce grandi istituti come UniCredit, BNP Paribas, Sella e banche di Spagna, Germania e Paesi Bassi. L’obiettivo è sviluppare prodotti e servizi competitivi per mantenere i flussi finanziari dentro l’Europa, evitando la fuga verso modelli extraeuropei e preservando così la competitività digitale del continente.

Intelligenza artificiale e pagamenti: la nuova frontiera

L’innovazione non si ferma alla moneta digitale. L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il settore, soprattutto con l’arrivo degli agenti IA, software autonomi in grado di decidere se e come effettuare transazioni per conto degli utenti. Questo cambia profondamente il modo di gestire le operazioni finanziarie.

Bertelé evidenzia come si stia passando dal semplice utilizzo di interfacce alla negoziazione automatica tra euro digitale, stablecoin e criptovalute come Bitcoin ed Ethereum. L’Europa dovrà fare in modo che queste tecnologie rispettino privacy e sicurezza, trovando il giusto equilibrio tra innovazione e stabilità finanziaria.

Il futuro dei pagamenti digitali dipenderà dalla capacità di integrare intelligenza artificiale e moneta digitale in un sistema regolato e affidabile, capace di reggere la sfida globale e salvaguardare la sovranità economica europea.

Redazione

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