«Un modello unico per le imprese innovative»: così l’Europa ha presentato il Regolamento sul 28° regime societario, battezzato EU Inc. L’obiettivo? Snellire le procedure e creare un “Delaware europeo” in grado di favorire startup e investitori. Le aspettative, soprattutto tra fondatori e venture capital, erano alle stelle. Ma, a pochi giorni dalla pubblicazione del testo definitivo, la realtà mostra crepe evidenti. Critiche dure da una parte, consensi convinti dall’altra. Il risultato è un terreno diviso, dove il desiderio di innovare si scontra con interessi radicati e visioni differenti.
EU Inc nasce per superare i confini nazionali, ma con limiti evidenti
L’idea alla base di EU Inc è chiara: rafforzare il mercato unico europeo, eliminare ostacoli interni e dare una mano alle imprese innovative in tutti i Paesi membri. Il progetto prende forma dopo anni di analisi e rapporti, tra cui quelli di Enrico Letta e Mario Draghi nel 2024, e la Bussola della Competitività della Commissione Europea 2025. L’obiettivo era ambizioso: creare una forma societaria uguale per tutti, pronta all’uso senza dover essere adattata da ogni singolo Stato, superando i tentativi falliti di SPE e SUP.
Ma puntare su un Regolamento basato sull’articolo 114 del Trattato UE ha imposto dei vincoli pesanti. Niente nuovi enti europei, come un registro unico o un tribunale societario europeo. Si è scelto di affidarsi ai sistemi nazionali, collegati tra loro grazie al Business Registers Interconnection System . Così, la giustizia resta in mano ai tribunali locali, con il rischio però di interpretazioni e applicazioni diverse da Paese a Paese. Un compromesso dettato dalla necessità di evitare veti nazionali e accelerare l’approvazione con maggioranza qualificata.
Startup e venture capital delusi: EU Inc non è il “gioiello” sperato
Le startup e gli investitori di venture capital hanno reagito con freddezza. L’idea di una “Delaware europea” che garantisse sicurezza legale, procedure snelle e costi contenuti oltre confine si è scontrata con diversi limiti. Il nodo fiscale è tra i più spinosi: mantenere 27 regimi fiscali diversi costringe ogni impresa a destreggiarsi in una burocrazia complessa, rallentando l’espansione internazionale.
Lo stesso vale per il diritto del lavoro, che resta fuori dal Regolamento, un problema serio per chi vuole crescere e gestire team in più Paesi. A pesare è anche l’assenza di un tribunale europeo unico per le controversie societarie, che lascia le imprese a dover affrontare cause in tribunali nazionali diversi, con costi e tempi spesso elevati. Insomma, EU Inc si presenta come un involucro societario leggero ma senza gli strumenti necessari per diventare un vero ecosistema imprenditoriale integrato e dinamico.
Investitori cauti: qualche passo avanti, ma restano i freni
I fondi di venture capital e private equity hanno un’opinione mista. Da una parte, apprezzano alcune novità, come i contratti standardizzati per i finanziamenti e le stock option europee con la tassazione rimandata alla vendita o liquidazione. Sono piccoli ma importanti passi verso più flessibilità finanziaria.
Dall’altra, la mancanza di un’integrazione fiscale e la frammentazione in tante giurisdizioni continuano a frenare il potenziale della proposta. I private equity riconoscono che la forma EU Inc può aiutare nelle ristrutturazioni societarie transfrontaliere, ma i controlli dettagliati in ogni Paese limiteranno comunque l’agilità. Insomma, si vedono opportunità, ma resta il dubbio che EU Inc possa davvero sostituire i modelli societari già consolidati fuori dall’Europa.
Le grandi aziende puntano su efficienza e flessibilità
Diversa è la reazione delle grandi imprese industriali e di BusinessEurope, che guardano con interesse a EU Inc. La possibilità di trasformare società nazionali tradizionali, come le S.r.l. italiane, in EU Inc apre la strada a una semplificazione importante delle strutture societarie. Le aziende potranno gestire filiali in più Paesi con meno costi burocratici, sfruttando strumenti digitali come l’identità elettronica eIDAS e l’European Business Wallet.
La normativa introduce flessibilità tipica del diritto anglosassone: niente capitale minimo obbligatorio, azioni senza valore nominale e azioni a voto plurimo, tutte caratteristiche apprezzate dai grandi gruppi per mantenere il controllo durante la crescita. Anche il modello di governance monistica, con consigli di amministrazione integrati, risponde alle esigenze operative di imprese più strutturate.
BusinessEurope sostiene il progetto come un’occasione per far crescere le imprese e semplificare, ma il direttore generale Markus Beyrer avverte: troppe opzioni e deroghe per i singoli Stati potrebbero creare nuove frammentazioni e indebolire l’uniformità e la chiarezza del quadro societario europeo.
Sindacati all’erta: rischio “shopping” giuslavoristico e società di comodo
I sindacati europei hanno reagito con forza, puntando i riflettori sui rischi di un mercato del lavoro a due velocità e su possibili vuoti normativi che favorirebbero lo “shopping” giuslavoristico. La possibilità di costituire società completamente online, senza controlli notarili o sedi fisiche obbligatorie, preoccupa per il possibile proliferare di “letterbox companies”, cioè società con sede legale in Paesi con leggi più permissive e meno oneri sociali.
Esther Lynch, segretario generale della Confederazione Europea dei Sindacati, ha ricordato che dialogo sociale e contrattazione collettiva sono fondamentali per un modello europeo sostenibile e innovativo. Il testo prevede soglie elevate per attivare tutele sulla partecipazione dei lavoratori nei consigli di sorveglianza, escludendo molte startup e scale-up da queste protezioni, in netto contrasto con regole più severe di Paesi come Germania, Francia o Austria.
Inoltre, la normativa sulle stock option , pensata per semplificare la remunerazione variabile, potrebbe spingere le aziende a spostare una parte importante della retribuzione su strumenti azionari volatili, aumentando i rischi finanziari per i lavoratori.
Tutte queste tensioni convivono con la presentazione ufficiale di EU Inc come un passo verso un mercato europeo più competitivo e innovativo. Ma è chiaro che la strada verso un’effettiva armonizzazione e tutela è ancora lunga e piena di ostacoli.
