Al MACRO di Roma, l’estate 2026 prende vita tra corpi vibranti, memorie profonde e l’intricato mondo del digitale. Due mostre si affacciano sulla scena, nette, senza compromessi. Da una parte, Miriam Cahn: artista svizzera che colpisce con pennellate decise e colori intensi, un viaggio dentro l’anima e la storia. Dall’altra, un gruppo di giovani artiste italiane, pronte a smontare e interrogare la perfezione apparente del mondo digitale, mostrando le sue crepe e contraddizioni. Qui, nel cuore pulsante del museo, il corpo si confronta con la tecnologia, e la fragilità con il potere.
Con oltre cinquant’anni di attività alle spalle, Miriam Cahn si conferma una delle protagoniste dell’arte contemporanea. La sua mostra al MACRO raccoglie più di 130 opere, un percorso che attraversa la sua lunga carriera. Nata a Basilea nel 1949, Cahn ha sempre esplorato temi forti: il corpo umano nelle sue molteplici forme, la violenza, il desiderio, la vulnerabilità.
La mostra non segue un ordine cronologico classico, ma si sviluppa per temi. Così si trovano insieme lavori di epoche diverse che si rispondono e si intrecciano. I disegni a carboncino e gesso degli anni Settanta, accostati agli acquerelli degli anni Ottanta e Novanta, dove si sente l’ombra minacciosa dell’arma nucleare, e ai dipinti più recenti, che raccontano una realtà sempre viva e urgente. Per Cahn il corpo è spesso frammentato, esposto, contraddittorio. Non cerca la perfezione, ma si mostra nella sua forza e fragilità.
Cristiana Perrella, direttrice del MACRO e curatrice della mostra, spiega che l’arte di Cahn non è facile da mettere in una categoria: “Non è arte concettuale pura né minimale. È un progetto artistico rigoroso, ma si esprime con una fisicità materica e diretta. Dietro c’è sempre un’idea solida, ma l’incontro con la materia è immediato e potente.”
In parallelo, negli spazi del MACRO, apre “Le imperfezioni”, una mostra collettiva di Caterina De Nicola, Irene Fenara e Lorenza Longhi, vincitrici del Premio Paul Thorel 2025. Queste giovani artiste hanno lavorato durante una residenza a Napoli e qui riflettono sulle imperfezioni come elemento critico del mondo digitale che ci circonda.
La mostra si svolge in uno spazio che un tempo ospitava la “meta-collezione” fotografica del museo, e propone uno sguardo che mette in discussione il dominio degli algoritmi tra realtà e virtuale. Sara Dolfi Agostini, curatrice della mostra, definisce l’imperfezione come “uno scarto produttivo rispetto alla logica binaria, ai dati che governano i nostri tempi e spazi senza lasciare margine alla deviazione”. Le opere si muovono tra paesaggi urbani e naturali per approdare a scene domestiche, intime.
Il digitale viene messo sotto la lente in ogni sua sfaccettatura: la trasparenza apparente, la velocità incessante, il controllo che avvolge tutto. Le artiste smontano questo quadro, offrendo punti di vista che mettono in crisi ogni certezza. La mostra è un percorso caleidoscopico che svela le fragilità di un sistema che sembrerebbe perfetto. Elementi alterati e ambigui trascinano il visitatore in un confronto diretto con i limiti delle tecnologie e il loro impatto sul modo in cui percepiamo la realtà. Così il rapporto con il mondo diventa più fluido e incerto, una chiave per capire i confini culturali del nostro tempo.
Il MACRO non si ferma qui. Per tutta l’estate 2026, ospita la prima mostra italiana di Hito Steyerl, intitolata “Mechanical Kurds”. L’artista tedesca affronta temi complessi come l’intelligenza artificiale, la geopolitica e il lavoro digitale, offrendo uno sguardo critico sulla tecnologia e la società contemporanea.
Il museo celebra anche gli 80 anni del Premio Strega con una mostra curata da Maria Luisa Frisa e Mario Lupano, che racconta come questo importante premio abbia riflettuto i cambiamenti sociali e letterari in Italia.
Non mancano poi la videoarte al femminile con la rassegna internazionale SHE DEVIL, ideata da Stefania Miscetti, e un omaggio alla voce e alla poesia di Amelia Rosselli, a trent’anni dalla scomparsa, nella sala audio del museo. Un calendario ricco e intenso, che conferma il MACRO come uno dei luoghi imprescindibili per leggere la città e il mondo attraverso musica, parole, immagini e cultura, fino alla fine di agosto.
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