Cultura

Dik Dik, chi sono: la storia e i successi della band, vi racconto perché si chiamano così

Quasi 60 anni di storia alle spalle, i Dik Dik sono tra le nostre band più longeve: il loro nome è davvero molto particolare.

Lallo Sbriziolo, il cantante dei Dik Dik (Etruriaoggi.it)

Quando mi chiedono di fare tre nomi di band italiane che sono nate negli anni Sessanta, da cultore della materia, mi vengono sempre in mente i Nomadi, l’Equipe 84 e infine i Dik Dik. Tre storie diverse, alle quali si possono sommare quelle di altre band altrettanto importanti, per esempio i Camaleonti. Oggi, nonostante la grave perdita della morte di Pepe Salvaderi, i Dik Dik si accingono a tagliare un traguardo importante.

Infatti, la band che venne “scoperta” da monsignor Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano e poi eletto al soglio pontificio proprio in quegli anni col nome di Paolo VI, si forma a inizio anni Sessanta, ma è nel 1965 che firma il suo primo contratto discografico e cambia il suo nome in quello che conosciamo noi oggi, ovvero i Dik Dik.

Le origini del mito: Sognando la California dei Dik Dik, una storia incredibile

I Dik Dik ai tempi di Viaggio di un poeta (Etruriaoggi.it)

Il 45 giri di esordio, 1-2-3/Se rimani con me, vede lo zampino, sul lato B, di un ancora sconosciuto Lucio Battisti, ma è il 45 giri successivo che è destinato a fare la storia per una svariata serie di motivi: stiamo parlando di Sognando la California, che sul lato B contiene Dolce di giorno. Il brano è una cover di California Dreamin’, successo internazionale dei The Mamas & The Papas.

Fu Mogol a farlo sentire a Pietruccio Montalbetti, il chitarrista della band, che preso dall’entusiasmo chiese al futuro paroliere di Battisti di scriverne una versione in italiano. Ne nacque un successo pazzesco, che in Italia è ben più noto della versione originale. Ma non basta, perché quel 45 giri contiene appunto anche Dolce di giorno, uno dei primi brani incisi dal duo Mogol-Battisti e che poi divenne il primo 45 giri di quest’ultimo.

Ma perché i Dik Dik si chiamano così?

Diciamo la verità, ancora oggi, nonostante una serie di successi che sono seguiti a quel 45 giri, come Il primo giorno di primavera, L’isola di Wight, Viaggio di un poeta (quest’ultimo tra i miei brani preferiti di quegli anni e non solo dei Dik Dik), la storia della band resterà per sempre legata a Sognando la California e a quel “Cielo grigio su/Foglie gialle giù/Cerco un po’ di blu/Dove blu non c’è” cantato davanti a un falò.

Ora la domanda che almeno una volta ciascuno di noi si è fatto, ovvero il perché del nome della band: è un’idea che viene al solito Montalbetti, che è un po’ la mente del gruppo. Il dik dik è un animale che vive in alcune zone dell’Africa: si tratta di una piccola antilope nota anche come Madoqua, il cui nome più popolare è legato al verso onomatopeico che questo mammifero pronuncia se spaventato.

Il chitarrista della band milanese non fece una scelta però legata alla sonorità del verso dell’animale, ma fu tutto molto casuale, dopo aver consultato un dizionario inglese – italiano dell’epoca. Ancora oggi Pietruccio Montalbetti costituisce l’anima della band insieme a un altro storico componente, anche egli tra i fondatori: Lallo Sbriziolo, che insieme a Pepe Salvaderi era la voce del gruppo, oltre che bassista.

Gabriele Mastroleo

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