Nel cuore di Venezia, tra le stanze silenziose di Palazzo Cini, ha trovato dimora un capolavoro del Settecento. È “Minerva infonde l’anima alla figura umana modellata in creta da Prometeo”, dipinto tra il 1740 e il 1743 da Pompeo Girolamo Batoni, uno dei maestri dell’arte italiana del XVIII secolo. L’opera, protagonista della decima edizione di “Ospite a Palazzo”, racconta una storia antica, fatta di miti e creatività, proprio lì dove cultura e bellezza si incontrano. Fino al 27 settembre, i visitatori possono immergersi in questo dialogo tra passato e presente, grazie a una collaborazione che unisce Venezia, Lucca e la passione per l’arte.
“Ospite a Palazzo”, il programma della Fondazione Giorgio Cini, festeggia dieci anni di attività confermandosi un appuntamento di rilievo per la valorizzazione delle collezioni d’arte, sia italiane che straniere. Nato nel 2014, questo progetto ha portato dentro Palazzo Cini opere in prestito eccezionale, creando un dialogo nuovo tra la collezione permanente e i pezzi ospitati temporaneamente. Nel tempo, sono passati qui nomi come Bronzino, Lotto, Guardi, Mantegna, Gentileschi e Van Dyck. Ogni prestito ha offerto al pubblico la possibilità di confrontarsi con epoche e stili diversi, approfondendo così la storia dell’arte europea. Anche questa decima edizione non fa eccezione: l’arrivo del dipinto di Batoni è un ulteriore segno di prestigio per la rassegna e si inserisce alla perfezione nell’atmosfera artistica e culturale di Venezia.
Il dipinto “Minerva infonde l’anima alla figura umana modellata in creta da Prometeo” è tra le opere più mature e significative di Pompeo Girolamo Batoni . Nato a Lucca e attivo soprattutto a Roma, Batoni è stato uno degli artisti più importanti del XVIII secolo, apprezzato da papi, nobili e monarchi per la sua abilità di coniugare la tradizione classica con un linguaggio nuovo. I suoi ritratti e i quadri mitologici mostrano un virtuosismo tecnico che gli valsero il soprannome di “nuovo Raffaello” tra i contemporanei. Portare questo dipinto a Venezia significa rilanciare un legame storico e culturale tra Roma, la sua città d’adozione artistica, e la città lagunare, luogo di incontro di culture artistiche e commerciali. L’opera racconta una scena tratta dalle “Metamorfosi” di Ovidio: Prometeo modella l’uomo, mentre Minerva gli dona l’anima, simboleggiata da una farfalla.
L’arrivo del dipinto a Palazzo Cini non è casuale. Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, sottolinea come Venezia e Lucca abbiano in comune un passato segnato da una tradizione repubblicana e da una forte vocazione commerciale. Questa affinità ha favorito nel tempo un dialogo culturale che si riflette anche nelle arti, con scambi e collaborazioni che hanno arricchito entrambe le città. Così, l’opera di Batoni – nata a Lucca – trova a Venezia una collocazione ideale, un luogo che ne esalta la complessità e ne amplia il significato. Il contesto raccolto e di alta qualità della Galleria Cini si sposa perfettamente con la raffinatezza del quadro, che arricchisce la collezione e apre nuovi spunti di lettura tra arte settecentesca e contemporanea.
Il soggetto del dipinto si ispira alle “Metamorfosi” di Ovidio e racconta un episodio mitologico carico di simboli: Prometeo dà forma all’uomo, mentre Minerva gli dona l’anima, rappresentata da una farfalla. La composizione richiama modelli classici, riflettendo la cultura e le passioni artistiche del Settecento. L’opera fu commissionata dal marchese Lodovico Sardini di Lucca, che la volle in coppia con un altro dipinto di Batoni, “Atalanta piange Meleagro morente”. La realizzazione di questi due quadri impegnò l’artista per tre anni, durante i quali mantenne una fitta corrispondenza con il committente per definire ogni dettaglio, dalle immagini alle cornici, disegnate da lui stesso. Dopo una lunga storia che ha visto l’opera passare di mano in mano, dai conti Minutoli-Tegrimi al mercato antiquario, il rischio di vederla uscire da Lucca è stato evitato grazie all’intervento della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Grazie a questo sostegno, il dipinto è stato salvaguardato e ora è di nuovo a disposizione del pubblico, valorizzato anche nel prestigioso contesto veneziano.
La mostra resterà aperta fino al 27 settembre 2026 nella storica residenza di San Vio, offrendo un’opportunità rara per ammirare da vicino un capolavoro del Settecento italiano e riflettere sul suo valore artistico e culturale. La presenza di questo dipinto a Venezia è la testimonianza del ruolo fondamentale delle fondazioni culturali nel proteggere e promuovere il patrimonio artistico, mantenendo vivo un dialogo continuo tra città e collezioni.
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