Le corporate e investment bank si trovano al centro di una tempesta. I clienti corporate, sempre più esigenti e digitali, si allontanano dalle banche tradizionali, attratti da nuovi operatori non bancari che promettono soluzioni più rapide e personalizzate. Un’indagine del Capgemini Research Institute racconta di una realtà complicata: nonostante ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale, le banche faticano a tenere il passo. Vecchi sistemi e processi antiquati rallentano l’innovazione, mentre l’AI, che potrebbe rappresentare una svolta, resta spesso confinata a esperimenti isolati, soffocata da una governance debole e da una cultura aziendale riluttante al cambiamento.
Il World Corporate and Investment Banking Report 2026 lancia l’allarme: l’85% delle grandi aziende clienti delle CIB pensa di rivolgersi entro un anno a istituti finanziari non bancari. Perché? Questi ultimi garantiscono risposte immediate, personalizzazione e innovazione, punti deboli delle banche tradizionali. Solo il 23% delle imprese ritiene che le CIB offrano un servizio adeguato. Il nodo principale è la mancata integrazione con i sistemi gestionali ERP e di tesoreria. In ben il 92% dei casi, serve un intervento manuale, che rallenta tutto e aumenta gli errori.
Non è solo questione di lentezza. Il 89% segnala una scarsa capacità di personalizzazione, mentre il 68% lamenta un uso limitato di strumenti analitici avanzati, essenziali per anticipare le necessità e offrire soluzioni mirate. I clienti vogliono interazioni più rapide e semplici, ma molte banche restano ancorate a procedure vecchie e poco collaborative. Così, si crea un circolo vizioso che spinge le aziende verso competitor fintech e operatori non bancari, più agili e innovativi.
La spinta all’innovazione nelle CIB spesso non porta i risultati sperati. L’82% dei manager coinvolti nel report ammette che i programmi dedicati non generano nuovi ricavi significativi, mentre il 51% riconosce che non si sono visti i risparmi operativi attesi. Un problema chiave è la gestione IT sbilanciata: solo il 29% del budget va a tecnologie di trasformazione, mentre il 43% serve a mantenere sistemi legacy, pesanti e poco flessibili.
Non va sottovalutato nemmeno il peso delle normative, che incidono con costi elevati di compliance per il 61% dei dirigenti. La crescita del mercato CIB rallenta, con un tasso annuo previsto del 5,4% nei prossimi cinque anni, in calo rispetto al 6,5% dei due anni precedenti. Questi numeri mostrano come le difficoltà operative e di innovazione pesino sui risultati economici. La risposta? Puntare su tecnologie avanzate, come la gestione della tesoreria in tempo reale, l’AI per operazioni algoritmiche e prodotti tokenizzati.
Uno degli ostacoli più grandi all’uso efficace dell’AI nelle CIB è la mancanza di una governance chiara. Solo il 26% delle banche dichiara di avere una supervisione centralizzata sull’intelligenza artificiale, che garantirebbe una gestione più coordinata e sicura. Senza regole precise, i team esitano a automatizzare processi chiave o a far decollare i progetti pilota. L’assenza di strutture dedicate limita l’impatto degli investimenti.
Dario Patrizi, Banking Director di Capgemini in Italia, sottolinea che il successo dipenderà dalla creazione di piattaforme aziendali solide e dalla collaborazione con partner affidabili. Le banche che adotteranno questo approccio disciplinato potranno contare su vantaggi concreti: clienti più coinvolti, maggiori ricavi da commissioni e costi operativi più bassi.
Ma non è solo questione di tecnologia. Il report mette in luce come la cultura aziendale giochi un ruolo cruciale. Il 39% dei dirigenti ammette che un atteggiamento troppo conservatore blocca la sperimentazione e l’adozione dell’AI. Molte banche preferiscono assumere nuovi talenti dall’esterno invece di investire nella formazione interna, che si ferma al 23%. Cambiare mentalità e puntare sulla formazione continua sarà decisivo per trasformare l’organizzazione in modo solido e duraturo.
Per riprendersi, le CIB devono muoversi su più fronti contemporaneamente. Prima di tutto, serve rivedere i modelli di business per offrire ai clienti esperienze più semplici e personalizzate. Questo passa per una revisione delle architetture tecnologiche e dei data warehouse, così da snellire i processi e avere una visione unificata delle operazioni.
Fondamentale è anche consolidare la governance dell’AI, integrandola nelle decisioni strategiche e operative. Non si tratta solo di coordinare meglio i progetti, ma anche di rendere trasparente e comprensibile l’uso dell’intelligenza artificiale ai clienti. L’89% degli utenti infatti nutre dubbi sui risultati prodotti dall’AI, e le banche devono riconquistare quella fiducia storica di cui hanno goduto.
Infine, la trasformazione culturale non può essere trascurata. Solo cambiando mentalità e competenze, le aziende saranno pronte a fronteggiare le sfide tecnologiche e di mercato. Il report di Capgemini, basato sulle opinioni di 750 dirigenti senior di CIB, grandi imprese e operatori non bancari con ricavi oltre un miliardo di dollari, restituisce un quadro nitido e aggiornato del settore.
Le prossime mosse delle corporate e investment bank saranno decisive per capire chi riuscirà a guidare il futuro del servizio finanziario alle imprese in un mondo sempre più digitale e competitivo.
Nel cuore della Sicilia, la siccità non è più una crisi temporanea, ma un nodo…
Ogni giorno, milioni di italiani pagano con carte e app, eppure spesso si trovano a…
La tecnologia non è solo un supporto, è il motore del nostro futuro, dice Andrea…
Nel 2025, oltre il 70% delle imprese ha aumentato gli investimenti in intelligenza artificiale. Ma…
Dodici mesi fa, Agostino Scornajenchi ha preso il timone di Snam, il gigante europeo del…
Nel cuore delle Alpi Apuane, il marmo prende vita sotto le mani di Fabrizio Prevedello.…