Le luci si abbassano, le ombre si allungano: alla Bourse de Commerce di Parigi prende forma _Clair-obscur_, una collettiva che promette di riscrivere il modo in cui vediamo lo spazio e l’arte. Nel cuore pulsante della città, la Collezione Pinault ha scelto artisti internazionali capaci di giocare con contrasti netti, trasformando la luce in un protagonista silenzioso e l’ombra in un enigma da decifrare. Non si tratta solo di tecnica, ma di una vera e propria atmosfera che invita a esplorare il nostro tempo attraverso i suoi toni più sfumati. Parigi si prepara così a un’esperienza dove il visibile e l’invisibile si intrecciano, costringendoci a guardare oltre ciò che crediamo di conoscere.
Chiaroscuro: tra luce, mistero e sguardo sul presente
Il termine _clair-obscur_ evoca subito il gioco di luci e ombre, ma qui va ben oltre un semplice effetto pittorico. In francese porta con sé un senso di mistero, qualcosa di sfuggente e inafferrabile. È questa sfumatura il cuore del progetto pensato da Emma Lavigne e Nicolas-Xavier Ferrand, i curatori della mostra.
L’esposizione diventa così un’esperienza che unisce estetica e filosofia. Si rifà a un’idea di Giorgio Agamben, che vede il contemporaneo non come chi celebra la luce, ma chi sa cogliere le tenebre nascoste nel proprio tempo. Su questo filo si dispiega il racconto delle opere, che mettono in scena il contrasto tra ciò che si vede e ciò che resta celato, tra chiarezza e ambiguità.
Non è un caso che la mostra prenda spunto da Caravaggio: il maestro barocco resta il simbolo per eccellenza di una luce che nasce dal buio e dà forma alle emozioni più profonde. I curatori riprendono questa idea, interpretando la luce come materia viva, capace di plasmare anche gli impulsi segreti dell’inconscio.
Un percorso in quattro tappe: tra notte, nebbia, ombre e luce incandescente
La Bourse de Commerce, edificio ottocentesco trasformato in spazio museale, ospita la mostra divisa in quattro sezioni ben distinte: Notturno, Nebbia, Ombre e Incandescenza. Ognuna offre un’esperienza diversa, esplorando le molte sfaccettature del chiaroscuro come linguaggio artistico.
Si parte dal piano inferiore, dove video e installazioni dialogano tra passato e presente. Tra questi spicca _La Quinta del Sordo_ di Philippe Parreno, che reinterpreta in chiave moderna le “pitture nere” di Goya. Accanto, il video _Melted into the sun_ di Saodat Ismailova racconta la figura mitica di Al-Muqanna, un santone ottavo-secolare legato a un culto solare, simbolo di un intreccio tra luce e ombra, fede e potere.
Queste opere immerse nell’oscurità aprono la mostra a un viaggio fatto di immagini e sensazioni che trasforma lo spazio in un paesaggio emotivo e simbolico, dove la luce non è solo illuminazione, ma diventa racconto sospeso.
La Collezione Pinault: memoria, tempo e incroci di epoche
Una delle parti più intense mette in relazione passato e presente con opere cariche di significati storici e poetici. _Axial Age_ di Sigmar Polke, una serie di nove grandi tele trasparenti, crea una sorta di “cappella allucinata” che parla di tempo fluido: immagini che si alternano tra visibile e invisibile, evocando il passato senza distaccarsene.
Notevole anche lo spazio dedicato a Victor Man, dove la luce e l’ombra si scontrano e confondono, smantellando la separazione netta tra epoche diverse. I suoi dipinti suggeriscono che il presente porta con sé i fantasmi e le tensioni irrisolte del passato.
Al centro della Bourse, nella maestosa Rotonda, si trova l’installazione di Fujiko Nakaya: le nuvole di vapore di _Untitled_ si muovono al passaggio dei visitatori, un gioco effimero che diventa metafora del continuo divenire e della sospensione del tempo.
Accanto a lei, artisti come Trisha Donnelly, Wolfgang Tillmans, Frank Bowling e Bruce Conner dialogano attraverso opere che spaziano da materiali tradizionali a media diversi. Con _Crossroads_ , Conner presenta una serie di immagini che interrogano la memoria storica e la minaccia atomica, richiamando eventi tragici come Hiroshima e Bikini, amplificando la tensione tra presenza e assenza, luce e buio.
Ombre e dolore: l’arte che racconta le ferite del Novecento
La sezione _Ombre_ affronta un tema più cupo e intenso. Qui si incontrano opere di grandi nomi come Jean Dubuffet, Alberto Giacometti, Bruce Nauman e Robert Gober, insieme a artisti meno noti ma altrettanto profondi.
Questo spazio riflette sulle ferite del Novecento segnato da guerre e genocidi, con un’attenzione particolare all’olocausto. Le figure allungate di Giacometti, i volti scuri dipinti con bitume di Dubuffet, le sculture sciamaniche di Maria Martins, fino ai corpi frammentati di Alina Szapoczilkow e Danh Vō raccontano il trauma collettivo della sofferenza e della mortalità. La loro presenza crea un confronto diretto con la tragedia storica e il senso della perdita.
Maria Martins definisce questa atmosfera come “la nebbia nera”, un’immagine potente che racchiude inquietudine e dolore, temi centrali nell’arte di quegli anni. Le opere seguono un filo emotivo che parla di conflitto ma anche di una resistenza silenziosa e riflessiva.
Incandescenza: tra spiritualità e introspezione
L’ultima sezione, _Incandescenza_, si concentra sull’aspetto emotivo e spirituale dell’arte, risultando però la più controversa. Qui trovano spazio artisti di fama diversa, da Bill Viola a James Lee Byars e Rosemarie Trockel, con opere che cercano di raccontare l’interiorità, spesso in modo non immediato.
Tra tutti emerge la piccola sinfonia visiva di Laura Lamiel, _ça fait un bruit d’ailes, de feuilles, de sable_ . Ventiquattro vetrine disposte lungo le pareti della Rotonda compongono una narrazione frammentaria fatta di oggetti quotidiani e tracce personali, una meditazione sul tempo e la memoria che scorre delicata.
Questa sezione, pur arricchita da contributi performativi come quelli di Mary Wigman, resta più soggettiva e meno coesa rispetto al resto della mostra. Tuttavia prova a trasmettere quell’energia invisibile che accompagna il cambiamento interiore e la ricerca di senso nelle emozioni umane.
—
_Clair-obscur_ si conferma così un appuntamento capace di mettere in dialogo passato e presente, arte e pensiero, in uno dei luoghi più suggestivi di Parigi. Fino al 24 agosto 2026, la Bourse de Commerce offre un viaggio intenso, ricco di contrasti e profondità, per chi vuole lasciarsi sorprendere dal gioco continuo tra luce e ombra nel nostro tempo.
