Nel cuore della Triennale di Milano, una mostra racconta più di vent’anni di design britannico attraverso le creazioni di Edward Barber e Jay Osgerby. Entrambi nati nel 1969 e formatisi al Royal College of Art di Londra, hanno saputo intrecciare l’arte dell’artigianato con le possibilità dell’industria, giocando con materiali e colori in modo originale. Dal 1996 a oggi, il loro lavoro abbraccia mobili, oggetti quotidiani e installazioni che non passano inosservate, conquistando spazi e collezioni in tutto il mondo. Un viaggio che svela la loro visione del design, tra tradizione e innovazione, proprio nel cuore di Milano.
Barber e Osgerby hanno saputo fondere metodi tradizionali con innovazioni industriali, senza mai perdere di vista il cuore del processo creativo. Appena usciti dalla scuola, hanno aperto uno studio a Londra e da lì hanno toccato ogni ambito: mobili per la casa e l’ufficio, accessori come un rasoio per Wilkinson o un tavolino per Hermès, fino alle valigie colorate per Rimowa. Non solo piccoli oggetti: le loro installazioni sono imponenti, come Double Space al Victoria & Albert Museum di Londra o Forecast , una torre di 14 metri alimentata da energia eolica a Somerset House, pensata per la Biennale del Design di Londra.
La loro curiosità per i materiali è quasi maniacale. Ogni progetto parte da una sperimentazione che non perde mai di vista la funzionalità, ma non rinuncia all’espressione creativa. Il colore diventa spesso protagonista, rompendo la freddezza tipica del design industriale. Questa miscela tra artigianato e industria è il segno distintivo della loro identità, che li ha portati a collaborare con grandi marchi in Italia, Germania, Danimarca, Stati Uniti e Giappone.
La mostra “Edward Barber | Jay Osgerby. Alphabet” alla Triennale di Milano è organizzata in modo chiaro, seguendo un filo cronologico che parte dalla metà degli anni ’90 e arriva fino al 2022. I pezzi sono esposti su grandi plinti, invitando a un contatto ravvicinato con il pubblico. Prima di entrare nella sala principale, una zona con scaffali continui mostra modelli, prototipi e mock-up, svelando il dietro le quinte della loro creatività.
Ciò che colpisce è la coerenza con cui si documenta il loro percorso, lontano da mode e posizioni stilistiche rigide. Il loro design è essenziale, funzionale, senza estremismi modernisti o postmoderni. Ne emerge un pragmatismo tipicamente inglese, fatto di sperimentazione e ricerca continua, ma sempre con un occhio all’eleganza. La mostra sottolinea anche il legame stretto con l’Italia, un partner fondamentale per la diffusione e il successo delle loro opere più conosciute.
Il percorso si inserisce in un dialogo con le mostre dedicate a figure leggendarie come Andrea Branzi e il duo Lella e Massimo Vignelli, posizionando Barber e Osgerby come protagonisti di un contemporaneo ben definito, nato dalla mediazione tra produzione industriale e ricerca personale.
Il percorso di Barber e Osgerby è segnato da una forte apertura internazionale. Oltre al Regno Unito, hanno lavorato con realtà in Germania, Danimarca, Stati Uniti e Giappone. Marchi come Established & Sons, Vitra, HAY, Knoll e Okamura testimoniano la loro dimensione globale.
Ma è in Italia che hanno consolidato alcuni dei loro progetti più celebri. Aziende di primo piano come B&B Italia, Cappellini e Magis sono parte integrante della loro storia. Le lampade per Flos, gli oggetti in vetro per Glas Italia e le ceramiche per Mutina mostrano un rapporto produttivo e culturale ormai consolidato. L’incontro tra la tradizione artigianale italiana e il rigore britannico ha dato vita a un portfolio che parla di qualità e innovazione.
La Triennale mette in luce questi legami, mostrando come il duo sappia muoversi con disinvoltura tra orizzonti industriali diversi senza perdere la propria identità creativa.
Nel loro percorso, Barber e Osgerby hanno sempre esplorato un territorio a metà strada tra design industriale, scultura e installazione. La mostra “Ascent” del 2011 alla Gallery Haunch of Venison di Salisbury ha segnato una svolta, con un’attenzione al movimento ispirato all’aeronautica, alla nautica e alle tecnologie aerospaziali.
Le loro creazioni, sculture in ottone lucido, dischi luminosi, strutture che ricordano telai navali, sono “macchine leggere” sospese tra arte e tecnica. Non hanno una funzione pratica precisa, ma incarnano uno spirito di sperimentazione che si avvicina al “collectible design”, quel design da galleria che si situa tra arte e utilità.
Più recentemente, la mostra “Signals” alla Galerie Kreo di Parigi ha presentato lampade in alluminio colorato con paralumi in vetro di Murano firmati Venini. Il tema del cono, simbolo di strumenti tecnologici di comunicazione, esprime la loro idea di “artigianato ingegnerizzato”. Questa cifra estetica si conferma nel lavoro con Mutina nel 2023, dove il colore torna a essere protagonista del dialogo tra industria e manualità.
Marco Sammicheli, direttore del Museo del design della Triennale e curatore della mostra, sottolinea l’importanza di restituire al design il suo ruolo espressivo e sperimentale, attraverso oggetti che entrano nella vita di tutti i giorni. Per Sammicheli, “questa mostra non celebra solo gli oggetti, ma propone una riflessione più ampia sul ruolo del design nella società e nell’economia attuali, soprattutto sul rapporto tra produzione, mercato e consumo.”
Da questa prospettiva emerge la natura pragmatica e al tempo stesso radicale di Barber e Osgerby. La loro capacità di inserire il design nel sistema industriale senza sacrificare il contenuto culturale e estetico è un esempio virtuoso per la disciplina, ancora attuale nel 2024.
Il loro lavoro traccia una strada che vede il design come punto d’incontro tra artigianato, tecnologia e cultura, confermando il loro ruolo di pilastri nel panorama internazionale del design contemporaneo.
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