Davanti a un’opera al Louvre, ti fermi appena tre secondi. Tre secondi per cogliere colori, forme, emozioni. Troppo poco, dicono gli esperti. In una società che corre, dove tutto si consuma in un attimo, la pittura di Araminta Blue al Palazzo della Penna di Perugia fa il contrario: rallenta, ti costringe a restare. “Venti Trasversali” è il titolo della sua mostra, aperta dal 12 giugno 2023 fino al 26 luglio 2026, un invito a guardare oltre la superficie. Qui, l’astrazione non si svela subito, ma si fa scoprire solo a chi si prende il tempo di aspettare. Nata nel 1990 a Cipro, Araminta intreccia nelle sue tele le radici mediterranee e umbre, raccontando storie di corpo e maternità con un linguaggio visivo che sfida la fretta del nostro tempo digitale.
“Venti Trasversali” nasce da una residenza artistica dello scorso anno a The Place of Silence, un luogo isolato e tranquillo tra le colline dell’Umbria. Qui Araminta Blue, con la sua famiglia, ha trovato uno spazio di pausa che ha lasciato un segno profondo sulle opere esposte. Il paesaggio, lontano dal caos cittadino, ha stimolato un dialogo con il silenzio e la storia locale, in particolare con gli affreschi della Sala d’Apollo e della stanza dei venti. Qui il mito classico si intreccia con simboli di natura e amore, un legame che si riflette nelle sue tele. Molte delle opere sono state dipinte durante la gravidanza dell’artista, un’esperienza personale che dà forza e immediatezza al tratto e ai materiali usati. Alcuni lavori mostrano ancora parti grezze, non completamente dipinte, segno di una scelta consapevole che dà respiro e profondità al racconto visivo. Non è una mostra che ti prende con effetti speciali, ma piuttosto un invito a prendersi il tempo per scoprire ciò che si nasconde sotto la superficie.
Dietro questa mostra c’è anche un omaggio a Ian Rosenfeld, storico gallerista londinese recentemente scomparso, noto per il suo modo paziente di sostenere i giovani artisti. Riccardo Freddo, che lavora per la galleria Rosenfeld, ha raccolto questo testimone, puntando su percorsi lunghi e ben costruiti. Per lui è fondamentale che le istituzioni museali riconoscano il valore di un artista nel tempo, così da incoraggiare collezionisti e pubblico a guardare oltre le mode passeggere. La galleria segue questa filosofia anche pubblicando ogni anno libri dedicati ai suoi artisti e realizzando mostre con un senso compiuto, non eventi improvvisati. Un caso esemplare è Keita Miyazaki, cresciuto dalla sua prima mostra di fine studi fino a esporre alla Biennale di Venezia e al Victoria and Albert Museum. La scelta di Araminta Blue per il Palazzo della Penna si inserisce in questa strategia di lungo periodo, che lega l’artista al luogo e alla sua storia culturale, come dimostra il dialogo con gli affreschi umbri.
Freddo preferisce definirsi stratega culturale più che curatore, perché il suo obiettivo è costruire un percorso solido e duraturo per la galleria e gli artisti, senza inseguire mode o vendite rapide. Dopo esperienze importanti in case d’asta e istituzioni internazionali, ha scelto di lavorare con realtà più piccole, dove è possibile mettere in campo strategie che davvero fanno la differenza per la carriera degli artisti. Denuncia uno scenario dominato da grandi nomi e superstar che occupano i riflettori e i social, ma che rappresentano solo una piccola fetta del mondo dell’arte contemporanea. Per questo punta a valorizzare talenti e realtà spesso trascurate, anche in città di provincia o contesti meno noti, offrendo alternative genuine e sostenendo artisti validi. Serve una rete solida e investimenti importanti, con una programmazione che va oltre il singolo evento, capace di costruire legami forti con il territorio e la sua storia culturale.
Le opere di Araminta Blue vivono di un equilibrio tra figura e astrazione, con una materia densa che crea spazi sospesi e forti emozioni. I suoi colori e le superfici spingono chi guarda a scoprire lentamente i soggetti, senza imporsi subito, ma chiedendo attenzione e calma. Molte tele non sono dipinte completamente, scelta che lascia spazio al non detto e a un equilibrio tra presenza e assenza. I temi principali sono il corpo, la maternità, le relazioni tra corpi, riflessi di un’esperienza personale recente che diventa arte. Il suo lavoro dialoga con la storia e gli affreschi umbri, creando un ponte tra mito antico e riflessioni contemporanee su amore, vita e legami familiari. La mostra invita a uno sguardo lungo e attento, lontano dalla frenesia e dalla superficialità di oggi.
L’installazione di Araminta Blue a Perugia è un invito a rallentare, a osservare con calma, a lasciarsi attraversare dal silenzio e dal tempo. Una scelta che va contro il flusso rapido delle immagini e richiama la contemplazione profonda come modo autentico di vivere l’arte contemporanea. Palazzo della Penna conferma così il suo ruolo di luogo dove si intrecciano storie personali, patrimonio culturale e linguaggi visivi innovativi, con rigore e sensibilità.
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