Appena varcata la soglia di Villa Giulia a Verbania, ti ritrovi immerso nell’universo complesso di Alessandro Mendini, un colosso del design italiano. Nato a Milano nel 1931 e scomparso nel 2019, Mendini ha attraversato decenni di creatività senza mai fermarsi. Raccontare tutta la sua carriera non è semplice, ma la mostra “Alessandro Mendini. COSE. Stanze come mondi” ci prova con sette stanze, sette piccoli mondi che svelano un racconto intimo e stratificato. Qui convivono il rigore del progetto, la poesia del design e la forza della sua voce da teorico e scrittore.
Villa Giulia: un palcoscenico d’epoca per raccontare Mendini
Villa Giulia, costruita nel 1847 da Bernardino Branca, l’inventore del Fernet, diventa più di un semplice luogo espositivo. La pianta della villa si trasforma in un percorso che guida i visitatori tra stanze decorate con stucchi e affreschi originali, dove sono esposti oggetti scelti con cura tra quelli più rappresentativi di Mendini. Loredana Parmesani, storica dell’arte e curatrice della mostra, ha scelto di seguire proprio la struttura della villa, trasformando ogni stanza in un capitolo della vita e delle idee del designer. Ogni ambiente ospita un pezzo simbolo, selezionato insieme alle figlie di Mendini, Elisa e Fulvia, per raccontare le diverse fasi creative e le tensioni del suo lavoro.
Non si tratta solo di mettere in mostra oggetti, ma di affiancarli a documenti, disegni, dipinti e testi — oltre 130 elementi in tutto — che aiutano a capire come sono nati e quale valore hanno nel percorso di Mendini e nel design contemporaneo. Così lo spazio diventa un luogo di scoperta e riflessione, dove si intrecciano tempo, memoria e creatività.
Oggetti che raccontano stagioni di progetto e critiche sociali
Dentro le stanze, gli oggetti sono specchi delle tante prospettive che Mendini ha attraversato. La celebre Poltrona di Paglia del 1974 è una delle punte dell’esposizione: realizzata con materiali poveri e lontana dall’industrial design tradizionale, questa poltrona è una vera e propria dichiarazione contro il mercato e le sue logiche. Accanto a lei, creazioni controcorrente come la Lampada senza luce e il Bicchiere imbevibile raccontano un momento di design radicale, fatto di rottura e critica sociale attraverso il sovvertimento delle funzioni abituali degli oggetti.
La Poltrona di Proust del 1978 è un altro pezzo forte: una bergère tradizionale rivisitata con motivi puntinisti esagerati, i cui puntini si vedono da lontano e colpiscono subito l’occhio. Qui Mendini ha riletto l’ornamento e la decorazione in modo nuovo, proprio mentre molti come Adolf Loos li bollavano come inutili. Per Mendini, invece, la decorazione torna a essere centrale, con un valore estetico e simbolico forte.
Nel 1985 arriva il Mendinigrafo, uno strumento innovativo che permette di riprodurre i motivi di Mendini su qualsiasi superficie, moltiplicando così la sua presenza nella vita quotidiana. La mostra mostra anche mobili, pizzi al tombolo, fontane e sculture, tutti decorati con cura, sottolineando quanto il decoro fosse per Mendini un vero atto creativo e culturale.
La casa e la stanza: custodi di memoria ed emozioni
Non si può parlare di Mendini senza toccare il tema della casa e della stanza, spazi che per lui erano molto più di semplici contenitori funzionali. Anche se ha progettato poche abitazioni, tra cui la sua casa a Olda in Val Taleggio, per Mendini la casa era un luogo carico di memoria e sentimento. Loredana Parmesani sottolinea come la “stanza” fosse una vera e propria ossessione nei suoi scritti: un luogo di dialogo tra persona e spazio, dove si sovrappongono tempi e affetti.
Mendini ha descritto la casa della sua infanzia come una wunderkammer, uno scrigno pieno di oggetti carichi di storia e significato. Quella casa milanese, appartenuta agli zii Marieda Di Stefano e Antonio Boschi e progettata da Portaluppi, è oggi aperta al pubblico come Casa Museo Boschi Di Stefano. Questo legame con il mondo domestico ha influenzato molto il suo lavoro, offrendo una visione dello spazio come contenitore di ricordi personali e collettivi che vanno ben oltre la funzione pratica.
Mendini e Alessi: il design che nasce dal territorio
Un capitolo importante della mostra è dedicato al rapporto tra Mendini e l’azienda Alessi, nata nel 1921 a Omegna, vicino a Verbania, nel cuore del Piemonte. Con l’arrivo di Mendini alla fine degli anni Settanta, l’azienda ha vissuto una stagione di grande creatività e trasformazione.
Mendini ha ricoperto ruoli diversi: consulente di una fabbrica in evoluzione, architetto di ampliamenti, creatore di icone come i cavatappi Alessandro M. e Anna G., e anche narratore della storia industriale con testi come “Paesaggio casalingo” del 1979. La stanza dedicata a questa collaborazione espone la serie dei Cento Vasi del 1992, un progetto in cui cento artisti hanno decorato lo stesso vaso bianco di ceramica, trasformandolo in una superficie viva e mutevole.
I Cento Vasi sono un’idea chiara: abitare la superficie, trasformare la materia in significato, creare uno spazio aperto dove si mescolano linguaggi e identità artistiche. È un progetto che mette al centro il desiderio umano di decorare e lasciare un segno personale sugli oggetti, coinvolgendo l’industria in un processo culturale innovativo.
Fino al 27 settembre 2026, la mostra a Villa Giulia di Verbania offre così un viaggio dentro la complessità di un genio del design. Sette stanze, sette mondi che raccontano arte, architettura, memoria e riflessione, tutti legati da una storia intensa e originale.
