A Roma, quando il sole cala e le ombre si allungano, si apre una mostra che sfida la percezione quotidiana. “Dopo le sei di sera. Derive del realismo magico” alla galleria Francesca Antonini Arte Contemporanea non si limita a guardare indietro con nostalgia. È piuttosto un’esplorazione attenta di quella realtà che sembra leggermente spostata, come se il mondo si facesse più fragile, più misterioso, in quel preciso momento del crepuscolo. Cinque artisti hanno raccolto questa sensazione, trasformandola in immagini capaci di rivelare dimensioni nascoste dentro la banalità di ogni giorno. Qui il realismo magico non è teoria, ma esperienza palpabile.
“Dopo le sei di sera”: un titolo che racconta due storie
Il titolo scelto per la collettiva non è un caso. Da un lato richiama l’ora delle inaugurazioni, un ricordo degli anni Sessanta quando la galleria si chiamava Il Segno e Angelica Savinio fissava proprio dopo le sei l’appuntamento serale, momento di incontro sociale e culturale. Dall’altro evoca quel momento di metamorfosi che il crepuscolo porta con sé: i luoghi perdono le loro funzioni abituali e sembrano respirare un’aria diversa, più mentale, meno definita. Un tempo e uno spazio sospesi, in cui la linea tra realtà e immaginazione si fa sottile e sfumata.
Questa doppia anima diventa la chiave di lettura della mostra: l’ora dopo le sei diventa un tempo sospeso, dove il quotidiano si tinge di suggestioni inattese.
Cinque artisti, cinque universi a confronto
La curatrice Gaia Bobò precisa subito che la mostra non vuole replicare i modelli storici del realismo magico di Franz Roh o quelli italiani di Casorati, Donghi e Cagnaccio di San Pietro. Piuttosto si concentra su percorsi laterali, atmosfere nuove che emergono dalla sensibilità contemporanea di cinque artisti molto diversi tra loro per stile e generazione.
Alessia Armeni porta in scena architetture rarefatte, spazi vuoti ma carichi di tensione. Questi dialogano a distanza con le figure enigmatiche di Luca Rubegni , che con un tratto sottile fa emergere presenze misteriose, sfidando la percezione comune.
L’allestimento evita contrasti forti, preferendo accordi più discreti. Anne Buckwalter e Dario Carratta infondono nelle loro opere un senso di inquietudine sommessa, come se la realtà si stesse lentamente sfaldando o lasciando filtrare altre verità nascoste. Pur diversi, i loro lavori sembrano dialogare più per atmosfera che per immagini, come stanze attraversate dalla stessa vibrazione oscura.
Le opere non si spiegano a vicenda in modo diretto, ma si rispondono a distanza, creando un percorso di stanze aperte che giocano con l’ambiguità del reale.
Le installazioni di Ruoxi Jin: uno sguardo verso l’ignoto
Ruoxi Jin è una presenza chiave e originale all’interno della mostra. Le sue installazioni incantano con oggetti disposti in combinazioni inaspettate, creando momenti quasi epifanici che incarnano il vero spirito del realismo magico contemporaneo.
Per la galleria ha realizzato un intervento site-specific che si sviluppa su due finestre incastonate nelle nicchie architettoniche dello spazio romano. Attraverso questi elementi si intravede qualcosa di indefinito, un altrove che sfugge alla definizione. Jin non offre spiegazioni univoche, conserva il mistero, lasciando un alone di indecidibilità che stimola l’immaginazione più di una narrazione chiara.
L’installazione diventa così il fulcro della mostra, il punto da cui leggere quella “tensione silenziosa” che attraversa tutte le opere, conferendo al realismo magico una dimensione emotiva di risonanza e riflesso.
Realismo magico oggi: uno sguardo lento sul mondo che cambia
Nel 2024, il realismo magico si presenta più come un atteggiamento che come un genere preciso. È un modo di rallentare lo sguardo, di prestare attenzione alle sfumature sottili del reale. In un’epoca in cui tutto scorre veloce e le immagini si consumano in un attimo, questo approccio aiuta a cogliere dettagli che altrimenti sfuggirebbero, restituendo una realtà insieme più nitida e straniante.
I cinque artisti in mostra condividono questa voglia di scoprire ciò che spesso resta nascosto, di catturare impulsi evanescenti, presenze fugaci e movimenti impercettibili che si trasformano in visioni ironiche, inquietanti o poetiche.
“Dopo le sei di sera” è così un laboratorio aperto dove spazi, figure e oggetti vengono messi alla prova nelle loro potenzialità sfuggenti, costruendo un dialogo contemporaneo con un’eredità storica che torna a vivere con linguaggi nuovi, radicati nella realtà ma pronti a trasformarsi.
La mostra è visitabile fino al 24 luglio 2024 presso Francesca Antonini Arte Contemporanea, Via di Capo le Case 4, Roma.
