Nel cuore della Bicocca a Milano, centinaia di sottili strisce di carta bianca si stendono quasi a toccare il pavimento, creando uno spazio che sembra vivo. Non è un’opera da ammirare a distanza: chi entra in questa installazione, nata dal genio di Gianni Pettena nel 1971, diventa parte attiva, modificando con un semplice gesto l’intero ambiente. Un richiamo potente all’architettura radicale, capace di rigenerarsi ogni volta grazie al contatto diretto con il pubblico. Qui, l’arte non è statica, ma un dialogo continuo tra spazio e visitatore.
Gianni Pettena e l’architettura che si dissolve
Gianni Pettena è una figura chiave dell’architettura italiana degli anni Sessanta e Settanta, un periodo cruciale di sperimentazione e rottura di schemi. Più che un architetto tradizionale, Pettena ha cercato di ripensare lo spazio, evitando forme rigide e aprendo nuovi orizzonti tra arte, poesia, design e performance. Le sue opere non costruiscono semplici oggetti, ma ambienti in continuo mutamento, animati dai gesti delle persone.
In Paper/Northern Lights, originariamente Paper/Midwestern Ocean, questa idea prende forma in una sorta di foresta fatta di lunghe strisce di carta sospese. Questi elementi, appesi al soffitto e raggruppati in modo instabile, mettono il visitatore di fronte a un’architettura senza confini fissi. Lo spazio esiste solo grazie alla presenza e all’azione di chi lo attraversa, rompendo con la rigidità delle forme chiuse.
Il visitatore protagonista che modifica lo spazio
Una delle caratteristiche più interessanti di Paper/Northern Lights è proprio il ruolo attivo che spetta a chi entra. A ogni persona viene consegnata una forbice per tagliare le strisce di carta, creando tunnel, aperture o passaggi secondo il proprio modo di muoversi e scoprire l’installazione. Questo coinvolgimento cambia radicalmente la percezione dello spazio, che diventa un organismo vivo e in divenire, continuamente trasformato.
Il progetto esplora il legame tra luogo, identità e azione, soprattutto nel contesto di BiM, uno spazio legato all’università e a una città in evoluzione. La varietà degli utenti – studenti, lavoratori, visitatori – diventa parte integrante dell’opera, contrapponendosi all’idea classica di architettura fissa e immutabile. Lo spazio si costruisce con la somma di gesti individuali e collettivi, in un processo di rinnovamento costante.
La luce che dà vita alla carta
L’intervento luminoso firmato dal collettivo Specific aggiunge un’altra dimensione sensoriale all’opera. Quattro creativi con esperienze diverse hanno realizzato una trama di luci delicate che si intreccia con il bianco della carta, esaltando l’effetto di sospensione e cambiamento. La luce non è un semplice ornamento, ma un elemento dinamico che dialoga con i tagli nelle strisce, filtrando e trasformando la percezione dello spazio.
Questo gioco di luci e ombre amplifica la natura mutevole dell’installazione, accompagnando chi entra in nuovi punti di vista e sensazioni sempre diverse. La componente luminosa richiama anche le “luci del Nord” del titolo, un’immagine che evoca fenomeni naturali e, al tempo stesso, la capacità dell’arte di illuminare nuovi modi di vivere l’esperienza.
Instabilità e partecipazione: il senso collettivo dell’opera
Dietro ogni taglio si nasconde un’esperienza condivisa, dove ogni intervento contribuisce a modificare la struttura complessiva. L’assenza di riferimenti spaziali fissi crea un ambiente sospeso in cui chiunque può perdersi, esplorare e inventare nuove soluzioni. Questo senso di disorientamento apre la strada a un’immersione totale, senza aspettative o punti di riferimento certi.
Il carattere collettivo – un pubblico che insieme plasma l’opera – fa di questa installazione un luogo di confronto e rinnovamento continuo. Il bianco uniforme amplifica la sensazione di uno spazio indefinito, un vuoto da riempire con la creatività di chi attraversa queste “luci del Nord” di carta. L’ingresso è gratuito e l’installazione resterà aperta fino al 31 maggio 2026, con visite libere o su prenotazione.
Eventi e performance per animare BiM
La programmazione di BiM va oltre la semplice esposizione. Dal 14 al 26 aprile si potrà accedere con orario prolungato e ingresso libero, mentre dal 27 aprile le visite saranno su prenotazione. Accanto all’installazione, un calendario ricco di performance dal vivo e interventi site-specific renderà ogni esperienza diversa.
Il momento più atteso sarà il Milano Art Week Party del 18 aprile, evento aperto a tutti che animerà lo spazio con musica, arte e socialità, creando un ponte tra Milano Art Week e Design Week, appuntamenti chiave per la vita culturale della città. La performance “I woke up in the middle of the night, dreaming about home” di Martina Rota porterà sul palco un intenso dialogo tra corpo e spazio, seguita da un DJ set che accompagnerà il pubblico fino a tarda notte. Questi appuntamenti confermano BiM come nuovo centro culturale e luogo di incontro tra discipline diverse.
Le parole di Gianni Pettena sull’esperienza milanese
In un’intervista, Gianni Pettena ha raccontato il legame tra la nascita dell’opera nel 1971, al Minneapolis College of Art and Design, e il suo attuale posto nel contesto formativo milanese. L’obiettivo rimane lo stesso: dare indicazioni semplici ma concrete, stimolando un rapporto autentico tra opera e pubblico.
Il legame tra visitatori e spazio resta vivo e diretto, come mostrano vecchi filmati di studentesse americane entusiaste mentre esplorano l’installazione. Pettena ricorda che l’architettura pubblica deve aiutare a costruire una conoscenza più consapevole, creata dall’esperienza personale. Così, l’opera non è un oggetto da ammirare, ma un luogo da abitare e reinventare continuamente.
Paper/Northern Lights invita a riflettere sul senso dello spazio architettonico e su come l’arte possa coinvolgerci tutti nella sua costruzione. Nel contesto milanese di BiM, emerge un progetto che mette al centro la libertà creativa e la partecipazione collettiva, in un dialogo costante tra sperimentazione e contemporaneità.
