Sei cerchi rossi, precisi e uguali, segnati su pagine di un atlante celeste. È questo il gesto che Carsten Nicolai ha scelto per la sua mostra a Genova nel 2026. Dentro ogni cerchio, una costellazione: non selezionata con rigore scientifico, ma seguendo i numeri del gioco del lotto. Il cielo, da sempre simbolo di ordine e regolarità, si trasforma così in un terreno di gioco per il caso. Un confronto antico, quello tra destino e aleatorietà, prende forma tra le stelle. L’atlante, nato per catalogare e dare senso al cosmo, si fa palcoscenico di una sfida con l’incertezza, un invito a rivedere le leggi che governano l’universo e, forse, anche il modo in cui lo guardiamo.
Carsten Nicolai: il caso entra nell’atlante celeste
Carsten Nicolai, nato nel 1965 a Karl-Marx-Stadt, affronta la storia degli strumenti di conoscenza con uno sguardo originale e provocatorio. Nel progetto Atlas Borealis prende un atlante del 1950, creato dall’astronomo cecoslovacco Antonín Bečvář, noto anche per aver ispirato il compositore John Cage. Poi interviene tracciando sei cerchi rossi, tutti uguali, ognuno racchiudente una costellazione scelta con i numeri del lotto: un sistema di selezione affidato al caso. Non è una negazione dell’ordine, ma una sua messa in discussione radicale. L’atlante, che promette di svelare l’ordine del cielo, si apre all’imprevedibilità del reale.
Questa scelta mette in crisi l’immagine di un cosmo perfettamente calcolabile e ordinato, perché inserisce l’aleatorietà in un contesto che per secoli è stato simbolo di certezza matematica e astronomica. Nicolai racconta come, da chi guarda la Terra, il cielo sia vasto e ancora in gran parte misterioso. I cerchi, con le loro dimensioni e il loro disegno, riflettono così un punto di vista umano, limitato, che dialoga con l’immensità di un universo che sfugge a ogni catalogazione arbitraria.
Il cielo come iperoggetto: la sfida al determinismo
Il cielo visto da Nicolai si inserisce nel concetto di iperoggetto, come lo definisce il filosofo Timothy Morton: qualcosa di così grande nello spazio e nel tempo da poter essere colto solo attraverso tracce ed effetti, mai nella sua interezza. Questa vastità invisibile mette in crisi il modo tradizionale di capire il mondo, che va dal piccolo verso il grande, perché non si può misurare l’intero universo direttamente. La fisica moderna, dalla relatività in poi, si confronta con queste difficoltà e si affida a modelli statistici per interpretare fenomeni come lo “spostamento verso il rosso” delle stelle più lontane.
Con la sua opera, Nicolai ci spinge a esplorare ciò che sfugge alla comprensione immediata, allenando lo sguardo a “vedere ciò che ancora non si vede”. La sua arte segue l’idea di László Moholy-Nagy, che vedeva l’arte come uno strumento per interagire con l’ignoto, andando oltre la semplice riproduzione dei dati già noti. Così, l’arte diventa un viaggio dentro i misteri del cosmo, dove mistero e caso convivono con regole e geometria.
Tra regole e casualità: il paradosso nell’atlante
I cerchi di Nicolai si sovrappongono alle stelle in modo che sembra casuale, ma che in realtà mantiene una certa coerenza visiva. La composizione oscilla tra ordine e disordine, tra decisione e imprevedibilità. Questa tensione richiama il famoso paradosso matematico di Bertrand Russell sull’insieme di tutti gli insiemi che non si contengono, mettendo in luce i limiti della formalizzazione. È in questo spazio tra calcolabile e incalcolabile che si muove l’intervento dell’artista, mentre la ripetizione costante del numero sei – sei cerchi per pagina, ventiquattro pagine, centoquarantaquattro costellazioni in tutto – costruisce una struttura familiare e rassicurante, a confronto con contenuti impossibili da interpretare a occhio nudo.
Questa ripetizione può essere letta in due modi: come una semplice clonazione, una monotonia senza senso, oppure come una porta aperta a nuove letture e percezioni visive. Il continuo ritorno di questi multipli offre allo spettatore un appiglio, un filo per orientarsi nel caos apparente di segni e forme.
Il gioco del lotto e l’universo: un legame inatteso
Al centro di questa installazione c’è la scelta di usare i numeri del gioco del lotto, simbolo popolare di casualità ma anche di speranza di domare l’imprevedibile. E Genova stessa è la culla di questo gioco, che dal Medioevo è passato da scommesse politiche su nobili estratti a una lotteria regolata. Nicolai riprende questo gesto e lo trasferisce su scala cosmica: puntare sul cielo significa riconoscere che ogni tentativo umano di mappare l’universo resta parziale, segnato da incertezze.
Con questa scelta, l’artista mette in discussione l’idea einsteiniana di un universo ordinato, senza spazio per il caso. La casualità, quando si unisce a regole e metodo, diventa uno strumento per avere una visione più ampia e forse più vera. L’atlante che prometteva certezze ammette i suoi limiti e diventa così un racconto sulla fragilità del sapere umano.
Arte, matematica e suono: il mondo di Carsten Nicolai
Oltre al rapporto con il caso e la mappa celeste, Nicolai da anni intreccia arte, scienza e musica. La serie Formula, realizzata tra il 2016 e il 2018, ne è un esempio chiaro: formule matematiche e curve scientifiche vengono riportate su tele preparate con gesso, trasformate in strumenti fisici del processo creativo. Curve di Gauss, Bessel, Fourier e Lissajous mostrano il legame tra geometria e fenomeni naturali, una ricerca che l’artista collega alle indagini del compositore Iannis Xenakis sulle strutture universali che influenzano anche il suono.
L’interesse di Nicolai per frequenze e trasmissioni elettromagnetiche si estende nel tempo. In installazioni come Void , dove tubi di vetro e cromo imprigionano un suono materiale e inaccessibile all’orecchio, emerge la fascinazione per i limiti della percezione umana e la possibilità che arte e scienza possano rivelare ciò che resta nascosto. Nicolai non si limita al suono puro, ma esplora le bande invisibili dalla radio alla luce, firmando un’“acustica espansa” che prende forma anche in immagini e spazi.
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A Genova, fino al 15 settembre 2026, la mostra Atlas Borealis alla galleria Pinksummer mette in scena un dialogo originale tra ordine e caos, scienza e gioco, universo e fortuna. Tra curiosità e rigore, l’intervento di Carsten Nicolai ci spinge a riflettere sul complesso rapporto tra ciò che possiamo conoscere e ciò che rimane un mistero nel cielo.
