A Berlino, la Pace Gallery ha appena aperto il Bar Va Bene, uno spazio che accompagna la mostra “Goodbye Sadness, Hello Sadness” e che resterà attivo fino al 2026. Dal 4 luglio scorso, chi varca la soglia si trova immerso in un’esperienza più che visiva: una collettiva con 27 artisti che indaga un’emozione sfaccettata, quella malinconia che non è solo tristezza, ma anche un addio dolceamaro. Il titolo richiama il celebre romanzo di Françoise Sagan, “Bonjour Tristesse”, simbolo di un passaggio brusco dall’innocenza all’età adulta. L’atmosfera della mostra è notturna, quasi sfuggente, come quelle sensazioni che si nascondono sotto la superficie.
Tra pittura, scultura e fotografia: il filo rosso del romanzo di Sagan
“Goodbye Sadness, Hello Sadness” mette in dialogo linguaggi diversi: dipinti, sculture, fotografie firmate da artisti di background vari, tutti invitati a riflettere sul tema della fragilità e della trasformazione emotiva evocata da “Bonjour Tristesse”. Quel libro ha raccontato il dolore di un cambiamento esistenziale profondo, e questa mostra ne riprende l’eredità con un linguaggio visivo contemporaneo. Le opere scelte si soffermano su momenti di malinconia, ma anche su sprazzi di rinascita interiore.
L’allestimento non lascia spazio a distanze fredde: chi visita viene coinvolto in un’atmosfera carica di suggestioni, spesso sospesa nel buio, che invita all’intimità e alla riflessione. La perdita e il cambiamento sono il filo che unisce ogni opera, creando una narrazione emotiva che scorre fluida, fatta di percezioni che cambiano e si intrecciano. È un invito a leggere la mostra con il cuore, senza fretta.
Bar Va Bene: un locale dentro la galleria
La vera sorpresa di questa mostra berlinese è il Bar Va Bene, un’installazione site-specific al pian terreno della Pace Gallery. Aperto al pubblico dal giovedì alla domenica, dalle 17 alle 22, il bar riproduce fedelmente quello che l’artista Friedrich Kunath ha creato nel suo studio a Los Angeles. Ogni dettaglio, dagli arredi alle insegne al neon rosso con le scritte “Goodbye Sadness” e “Hello Sadness”, è stato ricostruito con cura.
Kunath, nato a Chemnitz nel 1974, ha immaginato questo bar come un luogo di rifugio emotivo e di incontro, un invito a lasciar andare le emozioni negative. Lo spazio racconta molto di lui: la passione per la musica italiana si vede negli album sulle mensole – da “Yuppi Du” di Adriano Celentano a riferimenti a Battiato, Paolo Conte e Gino Paoli – accanto a cimeli calcistici come la mascotte di Italia ’90 e una sciarpa della Lazio. Un mix di cultura italiana, pop americano e cinema italo-francese che è il marchio di fabbrica di Kunath e trasforma il bar in un microcosmo ricco di suggestioni.
Nel suo studio di Los Angeles il Bar Va Bene è uno spazio informale, accessibile solo tramite un palo da vigili del fuoco. A Berlino invece diventa un vero e proprio wine e cocktail bar, dove si servono calici di vino e Negroni. Il bar si trasforma così in un punto d’incontro reale: i visitatori si siedono al bancone, parlano delle opere, ascoltano la playlist “The Va Bene Life” creata dall’artista.
Un’esperienza a tutto tondo tra arte, musica e cultura pop
Il Bar Va Bene non è solo un posto dove bere qualcosa: è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi. Oltre alle opere di Kunath esposte sulle pareti intorno al bancone, la galleria ospita i lavori degli altri 26 artisti, creando un intreccio di emozioni e storie.
Lo scrittore e musicista Tim Karl Kaleyta ha scritto un testo che accompagna l’installazione, aggiungendo un livello in più di riflessione e suono. Muovendosi tra gli spazi si incontrano dettagli particolari: una palla da discoteca a forma di ape, creata dall’artista Esben Weile Kjær, che fluttua sopra il pubblico con un tocco ironico. Poi c’è la porta-scultura di Elmgreen & Dragset, “But I’m on The Guest List” , che invita a pensare a cosa significhi essere dentro o fuori: una soglia per i VIP che però non conduce da nessuna parte.
Tutto questo dà vita a un’atmosfera sospesa, che spinge a partecipare attivamente e a riflettere. L’incontro tra arte, musica e socialità fa di questa mostra a Berlino un progetto che va oltre il classico allestimento, accogliendo chi arriva in un ambiente vivo, coinvolgente e sorprendente.
