Il corpo si sfalda, si ricompone, si trasforma in un linguaggio nuovo. Teresa Macrì, con il suo ultimo libro Stato di incanto. Danza, non-danza, post-danza, scuote il dibattito sulla danza contemporanea. Non si tratta solo di raccontare movimenti o performance, ma di esplorare come il corpo diventi spazio sospeso tra arte e vita. Pubblicato nel 2025 da Postmedia Books, il volume mescola fenomenologia e critica, offrendo uno sguardo originale sull’evoluzione del corpo come strumento espressivo. Macrì non parla più di danza in senso tradizionale: il corpo va oltre la figura in scena, diventa materia fluida, capace di scoprire realtà nascoste.
Parole chiave e artisti: la bussola di “Stato di incanto”
Il libro si articola in dieci capitoli, ciascuno dedicato a un artista che diventa per Macrì il fulcro attorno a cui ruotano parole chiave, capaci di definire il panorama della post-dance. Non sono semplici titoli, ma concetti densi e nodi teorici che raccontano come la danza tradizionale si sciolga in nuove forme di espressione. Parole come Ripetizione per Bruce Nauman, Azzeramento per Jerome Bel, Situazione per Tino Sehgal, fino a Sculturizzazione per Maria Hassabi o Effrazione che richiama Andrea Sciarroni. E ancora, Intersecazione e Estrusione, legate a Jacopo Jenna e Gaetano Palermo, che disegnano una geografia performativa dove il corpo si fa paesaggio mutevole e polifonico.
Questa scelta di artisti affonda le radici nella storia e nella contemporaneità dell’arte performativa, richiamando momenti chiave come il Judson Dance Theater di New York. Qui, a metà Novecento, l’improvvisazione e la sperimentazione hanno aperto la strada a una rivoluzione del linguaggio coreutico. Simone Forti, protagonista di quel movimento, è presente con il suo pensiero, a segnare il confine tra danza e performance, tra corpo inteso come forma tradizionale e corpo matrice delle pratiche artistiche contemporanee.
Danza tra strada e teatro: il corpo tra vita quotidiana e sogno
Per Macrì, la danza esce dal teatro e invade spazi insoliti, urbani, informali, dove il corpo si mostra nella sua verità più autentica ma anche più alienata. Le nuove pratiche rompono le vecchie regole, dando vita a un linguaggio dove si mescolano rituali improvvisati, gesti casuali e movimenti antichi. La rivoluzione lanciata da John Cage e Merce Cunningham diventa modello per questa trasformazione: la danza si libera e si apre a un dialogo tra arte, vita e sperimentazione.
Nel libro, Macrì mette in luce come il corpo si liberi dalla sua forma estetica tradizionale per conquistare una nuova coscienza. Non è più solo uno strumento fine a sé stesso, ma un luogo dove si incontrano identità diverse, improvvisazioni e forme di resistenza culturale. I movimenti informali della post-dance raccontano crisi e rinascita di una disciplina che si mette in gioco. È la vita di tutti i giorni che diventa scena e, attraverso gesti decostruiti, immagina nuovi modi di libertà.
Corpo e trasformazione: tra materia e emozione
Stato di incanto si rifà al celebre saggio di Marcel Mauss, Le tecniche del corpo , per riflettere sulle diverse forme in cui il corpo si mostra nell’arte contemporanea. Da un lato il corpo è “oggetto tecnico”: plasmato, scolpito, modellato da pratiche performative che lo rendono quasi materiale plastico. Maria Hassabi incarna questo tipo di corpo trasformato in materia artistica, un tessuto tridimensionale fatto di gesti sospesi.
Dall’altro lato, il corpo diventa “mezzo tecnico”, veicolo di emozioni e turbamenti che emergono nella performance. Artisti come il gruppo Peeping Tom o Dimitris Papaioannou lavorano su questa dimensione, creando figure che evocano memorie profonde, inquietudini e suggestioni che vanno oltre il semplice movimento coreografico. Il corpo si trasforma in un luogo di sovrapposizioni e rimandi, dove gesto e sentimento si intrecciano con forza.
Macrì sottolinea anche il rapporto tra corpo e “oggetti senzienti”, un’idea ripresa da Robert Morris. La danza non è più solo rappresentazione, ma diventa un processo vivo di coesistenza, dove le azioni coreutiche non sostituiscono nulla ma sono manifestazioni dirette di un’esperienza vissuta nel presente. In questo quadro, il corpo plurale diventa protagonista di una realtà performativa aperta e condivisa.
Dal singolo al collettivo: la performance come rituale di passaggio
La post-dance di Macrì si radica anche nel pensiero di Gilles Deleuze, che nel 1981 riprese un seminario su Spinoza per rileggere il termine greco en panta. Quel vocabolo indica la molteplicità e l’eterogeneità dei corpi, invitandoci a vedere non un corpo isolato, ma una massa fluida e aperta di corpi. Il passaggio dal singolo al plurale segna la nascita di una soggettività collettiva, dove il corpo smette di essere organismo separato e diventa processo di relazione.
Nel libro si racconta come il corpo si muova su una soglia, capace di passare tra comportamenti diversi e indefiniti. Esplorare questi stati di confine può portare a rituali che vanno oltre l’ego individuale per aprirsi all’altro. La cosiddetta Task performance è un esempio di questo: il corpo si confronta non solo con se stesso ma con una trama di altri corpi e presenze, costruendo ritualità collettive nuove.
Questa svolta rappresenta una novità importante nel panorama artistico, perché sposta l’attenzione dalle forme tradizionali ai processi di creazione condivisa. Qui la danza non è solo arte, ma diventa piattaforma di incontro e trasformazione sociale. Stato di incanto si conferma così un testo capace di aprire nuove strade, tracciando una mappa viva della post-danza contemporanea.
