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Scoperta Straordinaria a Roma: Mosaici e Affreschi Imperiali Emergono sotto Villa Celimontana Durante i Lavori PNRR

A pochi passi dal Colosseo, sotto Villa Celimontana, è riemerso un complesso romano che racconta storie di oltre millecinquecento anni fa. I mosaici e gli affreschi, nascosti nel buio per secoli, hanno visto la luce grazie a uno scavo archeologico legato al PNRR. Quello che doveva essere solo un intervento per mettere in sicurezza un antico muro si è trasformato in una scoperta capace di riscrivere la mappa e l’organizzazione di uno dei quartieri più importanti dell’antica Roma. Un tesoro nascosto, ora pronto a svelare i suoi segreti.

Scavi rivelano un grande complesso sotto Villa Celimontana

L’intervento è iniziato con l’obiettivo di consolidare le strutture portanti che reggono il pianoro dove sorge Villa Mattei, parte del parco storico di Villa Celimontana. Quel muro, considerato finora un unico corpo, si è rivelato invece formato da due paramenti distinti. Questo ha permesso di accedere a uno spazio nascosto, da cui sono emerse tracce di una costruzione complessa e di grande valore storico.

Durante gli scavi sono stati messi in luce cinque ambienti perfettamente conservati, a cui si aggiungono altri tre parzialmente visibili. È evidente che il complesso si estende sotto il parco, ma i limiti del cantiere e la presenza di alberi monumentali hanno impedito di scavare oltre. La struttura, costruita in opera laterizia e rimaneggiata nel III secolo d.C. con tecniche diverse, mostra una stratificazione di interventi che raccontano secoli di trasformazioni architettoniche e funzionali.

Al centro spicca un grande ambiente rettangolare con un mosaico di pregio. La pavimentazione presenta un motivo geometrico con un emblema marino fatto di delfini, granchi, aragoste e altri pesci, disposti attorno a un cratere antico, un vaso usato per mescolare vino e acqua. Sul pavimento è stato trovato un frammento di un mosaico più antico, con tralci vegetali bianchi e neri, probabilmente dell’età antonina, a testimonianza delle diverse fasi decorative.

Le pareti conservano ancora affreschi dai colori intensi: cerchi rossi e azzurri, incorniciati da stucchi elaborati, caduti quasi intatti a terra e che mostrano l’eleganza degli ambienti. Inoltre, numerosi frammenti di opus sectile in marmi policromi, usati per pareti e pavimenti, indicano un contesto di lusso e prestigio.

La storia millenaria del complesso: origini, abbandono e copertura

Il complesso è stato costruito nel II secolo d.C. in opera laterizia e riorganizzato nel secolo successivo, probabilmente per nuove esigenze funzionali o estetiche. La frequentazione è cessata intorno al V-VI secolo d.C., quando l’edificio fu progressivamente abbandonato.

Tra Seicento e Ottocento, parte della costruzione fu distrutta per realizzare la loggia di Villa Mattei. Le fondazioni di questa struttura poggiano proprio sulle murature romane, segno di un riuso del sito. Negli ultimi due secoli, il complesso è rimasto nascosto sotto colmate di terreno che, pur essendo accidentali, hanno preservato intatto il deposito archeologico.

La ricchezza delle decorazioni fa pensare a una domus aristocratica affacciata sul pendio del Celio: un’abitazione nobile, ricca di dettagli artistici. Ma la posizione e altri elementi suggeriscono una funzione più complessa, aprendo la strada a nuove interpretazioni sulla destinazione degli spazi.

La caserma della V Coorte dei Vigiles? Nuove ipotesi sul ruolo strategico del Celio

Da tempo si pensa che l’area degli scavi sia legata alla V Coorte dei Vigiles, la formazione dei vigili del fuoco che faceva anche controllo notturno in città. Questa scoperta potrebbe rivedere in modo sostanziale la mappa della caserma, ampliandone l’estensione.

Elementi come ambienti modulari compatibili con alloggi militari, due basi di statue trovate nell’Ottocento all’ingresso di Villa Celimontana con iscrizioni della coorte, e la presenza del cratere nel mosaico richiamano spazi di comunità simili a quelli emersi nella caserma dei Vigiles di Ostia.

Se queste ipotesi saranno confermate, bisognerà rivedere l’importanza e la dimensione della caserma sul Celio. Non solo dormitori e spazi per i soldati, ma anche strutture di rappresentanza, funzioni accessorie e forse un ricco Augusteum, un santuario dedicato al culto imperiale. Segni di questo santuario potrebbero essere i marmi policromi riutilizzati già nel tardo Cinquecento e usati nella Sala Regia dei Palazzi Vaticani.

Le scoperte di Villa Celimontana gettano nuova luce su un’area di Roma finora poco esplorata e mostrano quanto il sottosuolo continui a raccontare dettagli fondamentali della storia urbana e sociale della città eterna.

Redazione

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