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Riqualificazione del Padiglione Centrale alla Biennale di Venezia: il successo degli architetti Labics nel rinnovamento culturale

Il Padiglione Centrale ai Giardini della Biennale di Venezia ha riaperto le sue porte, rinnovato e pronto a raccontare nuove storie. Dopo un restauro meticoloso, concluso nei tempi previsti, l’edificio storico torna a brillare nel cuore della città lagunare. Non si tratta solo di un semplice intervento: qui passato e futuro si intrecciano, conferendo agli spazi un’anima che guarda avanti senza dimenticare le radici. Dietro questo risultato c’è un progetto ambizioso, guidato dal Ministero della Cultura e inserito nel piano Grandi Attrattori del patrimonio culturale. Non è un caso che, entro il 2026, proprio qui troverà casa l’Archivio Storico della Biennale. A firmare il rilancio, frutto di una gara pubblica del 2024, lo studio milanese Labics, insieme a BUROMILAN e altri partner, chiamati a ridare slancio a uno dei luoghi più importanti dell’arte internazionale.

Un restauro che parla di Venezia: numeri e fasi del progetto

Il recupero del Padiglione Centrale è uno degli interventi più rilevanti sul patrimonio culturale veneziano degli ultimi dieci anni. Costruito tra il 1894 e il 1895 per la prima Esposizione Internazionale d’Arte, l’edificio ha attraversato molte epoche e mani di grandi architetti come Ernesto Basile, Carlo Scarpa e Louis Kahn. Eppure, mai prima d’ora era stato possibile intervenire sull’intera struttura in modo organico, come ha fatto Labics.

La gara pubblica del 2024 ha scelto un team che ha seguito il progetto dall’inizio alla fine, dai restauri conservativi fino a un restyling più contemporaneo. Il lavoro si inserisce in un piano più ampio, legato al PNC e al PNRR, che prevede in totale 22 interventi su strutture culturali veneziane. Sono stati riqualificati 5.400 metri quadrati di spazi espositivi, ora più flessibili e omogenei, capaci di conservare la memoria storica ma anche di dialogare con l’ambiente circostante e la luce naturale dei Giardini.

Al fianco del padiglione, si sta lavorando anche alla nuova sede dell’Archivio Storico della Biennale, che aprirà nel 2026 e promette di migliorare la conservazione e la fruizione del ricco patrimonio documentale artistico.

Labics e la “riscrittura” degli spazi: il Padiglione si fa nuovo senza perdere la sua storia

Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori, fondatori di Labics, hanno portato avanti un approccio definito “riscrittura” degli spazi, lontano dal semplice restauro. L’edificio è stato ripensato partendo dalla sua “sequenza spaziale” originaria, rispettando muri e strutture portanti, ma aggiornandolo alle esigenze tecniche e funzionali di oggi.

Il progetto ha riguardato non solo l’adeguamento di impianti e accessi, ma anche la ridefinizione degli interni, con l’obiettivo di far dialogare il padiglione con il contesto che lo circonda. La novità principale sono le cosiddette “altane”: leggere strutture in legno poste vicino a ingressi e affacci, che creano una continuità tra dentro e fuori, dando vita a nuove “stanze all’aperto”.

Gli architetti spiegano che queste altane ricordano quelle tipiche veneziane per la loro leggerezza e raffinatezza, richiamando l’atmosfera dei bacari o degli squeri, i tradizionali cantieri nautici della città. Così il restauro diventa anche un modo per rinnovare l’identità culturale di Venezia, unendo tradizione e innovazione.

Il padiglione si apre ai Giardini: un nuovo rapporto con il verde e l’acqua

Una delle trasformazioni più evidenti riguarda il legame tra il Padiglione Centrale, il parco dei Giardini e l’acqua, simbolo e cuore di Venezia. Nel progetto di Labics l’edificio si apre più del passato, grazie a interventi che eliminano barriere visive e creano contatti diretti con il verde intorno.

Le strutture lignee funzionano come un’estensione degli spazi interni, offrendo un ambiente più fluido e integrato nel paesaggio. L’idea è di valorizzare la fruizione sia dal punto di vista estetico che pratico. È un cambiamento importante: il padiglione mantiene il suo carattere storico, ma accetta di dialogare a tutto tondo con l’ambiente, che diventa parte stessa dell’esperienza espositiva.

Questa apertura ha un doppio significato: risponde alla necessità di spazi più flessibili e accessibili oggi, e al tempo stesso mostra rispetto per la natura che circonda la città lagunare.

Da Venezia a Ferrara: il tratto di Labics tra storia e innovazione

Confrontando questo intervento con altri firmati da Labics, come il restauro del Palazzo dei Diamanti a Ferrara, emergono differenze e punti in comune. In entrambi i casi si punta a riscoprire il patrimonio storico, ma le scelte cambiano in base alle caratteristiche e ai vincoli degli edifici.

A Ferrara, la “riscrittura” è stata più contenuta, per non disturbare l’ordine rinascimentale e la sequenza percettiva. A Venezia, invece, si è lavorato in modo più radicale, modificando i percorsi interni, eliminando sovrapposizioni e introducendo elementi nuovi come le coperture in zinco titanio che rinnovano il profilo del tetto, mantenendo però un’estetica pulita e leggibile.

Queste differenze mostrano come Labics adatti il suo lavoro al luogo, mantenendo però sempre alta l’attenzione al dialogo tra passato e presente. In entrambi i casi gli edifici diventano simboli della storia locale, inseriti in contesti che richiedono risposte su misura.

Progetti in cantiere: dall’Archivio Storico alla biblioteca di Roma

Il lavoro di Labics non si ferma a Venezia. Oltre al restauro del Padiglione Centrale, lo studio è impegnato in altri importanti progetti culturali, come la nuova sede dell’Archivio Storico della Biennale e la biblioteca pubblica della Città del Sole, in costruzione a Roma vicino alla stazione Tiburtina, con apertura prevista entro giugno 2026.

La biblioteca romana vuole essere un polo culturale moderno e aperto a tutti. Questo, insieme agli interventi veneziani, dimostra la capacità di Labics di muoversi tra contesti storici e urbani molto diversi, mantenendo sempre l’obiettivo di migliorare la fruizione degli spazi pubblici e culturali.

Ora l’attesa si concentra sul primo evento espositivo nel Padiglione Centrale. Nel cuore dei Giardini della Biennale, questo spazio non è solo un contenitore per mostre, ma un crocevia dove architettura storica e contemporanea si incontrano, dialogando con la città e chi la vive.

Redazione

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