Nel cuore di Torino, tra aule e laboratori, qualcosa sta davvero cambiando. Al Politecnico, la ricerca non resta rinchiusa tra pagine di articoli accademici destinati a pochi esperti. Qui si trasforma in energia pura, capace di far decollare imprese e far nascere startup che lasciano un segno tangibile sul territorio. Giuliana Mattiazzo, Vice Rettrice per l’Innovazione scientifico-tecnologica, lo ripete spesso: “l’università e l’industria non sono più mondi separati, ma due facce di una stessa medaglia che spinge l’economia reale.”
Ricerca con un fine: non basta pubblicare, serve fare la differenza
Giuliana Mattiazzo, con un bagaglio di esperienza nell’ingegneria aeronautica e nel trasferimento tecnologico, mette in chiaro una cosa semplice ma fondamentale: la ricerca vale solo se produce risultati concreti. Il Politecnico non si accontenta di contare pubblicazioni o citazioni, perché quei numeri ormai non bastano più. Il vecchio sistema, che misurava il successo solo con gli indici bibliometrici, è superato.
Oggi la sfida è trasformare le scoperte scientifiche in valore reale, che si traduca in crescita economica e sociale. Il Politecnico lavora su due fronti: da un lato aiuta le imprese già esistenti a innovare e a crescere; dall’altro sostiene la nascita di startup, soprattutto quando l’idea è troppo nuova o rivoluzionaria per essere subito assorbita dal mercato. Questo doppio binario è fondamentale per rafforzare la competitività non solo del Piemonte, ma di tutto il Paese.
L’università diventa così un centro vivo che non si limita a creare conoscenza, ma la trasforma in sviluppo concreto. Per Mattiazzo, questa è la chiave per far sì che l’Italia resti competitiva nel panorama internazionale. Serve un cambio di mentalità: la ricerca va vista come un investimento a lungo termine, con risultati tangibili e misurabili.
I3P e il sostegno alle startup: un ecosistema che funziona
Il Politecnico di Torino ha fatto passi avanti importanti rispetto a tante altre università, creando già alla fine degli anni ’90 un incubatore per startup tecnologiche: I3P. Oggi uno dei principali hub in Italia e in Europa, I3P è un modello che mostra come trasformare la ricerca in impresa. Offre mentoring, servizi strategici e mette in contatto imprenditori, ricercatori e studenti con investitori, seguendoli in ogni fase dello sviluppo.
Nel 2025 I3P ha raccolto riconoscimenti agli Startup Ecosystem Stars Awards, confermando il suo ruolo chiave nell’innovazione italiana. Ma l’incubazione da sola non basta. Serve un sistema finanziario robusto e collaborazioni con operatori capaci di accompagnare le startup dal primo passo fino alla scalata sul mercato.
Per questo il Politecnico lavora fianco a fianco con la Compagnia di San Paolo e ha sostenuto la nascita di LIFTT, un fondo che aiuta a trasformare la ricerca in imprese, supportando l’intero ecosistema locale. Anche la collaborazione con Neva SGR e i progetti di CDP Venture Capital, come Tech4Planet e PiemonteNext, rafforzano la rete di finanziamenti e accelerazione per le startup deeptech.
Non si tratta solo di mettere soldi sul tavolo: si vuole creare un ambiente dove innovazione e investimenti a rischio siano parte integrante del sistema. Un cambio culturale necessario, visto che in Italia manca ancora quella “mentalità della Silicon Valley.”
Polito e TXT insieme per l’aerospazio piemontese: un’intesa strategica
Un altro pezzo importante della strategia del Politecnico è la collaborazione diretta con aziende solide. Di recente è stata siglata una partnership con TXT, gruppo internazionale specializzato in software e ingegneria. L’obiettivo è rafforzare il legame tra università e impresa, facilitando il passaggio dalla ricerca a progetti applicati e innovativi.
Il settore aerospaziale, che ha un peso significativo per Torino e per tutto il Piemonte, è il fulcro di questa collaborazione. TXT, con la sua esperienza industriale, ha un ruolo chiave nel trasferimento tecnologico, permettendo al Politecnico di contribuire direttamente allo sviluppo economico e alla competitività del territorio.
L’accordo riflette l’approccio integrato del Politecnico: non basta generare idee o scoperte, bisogna creare sinergie concrete per trasformarle in applicazioni industriali di valore. È un esempio di come il trasferimento tecnologico possa diventare la spina dorsale di un ecosistema innovativo sostenibile ed efficiente.
Innovare è una sfida continua: investire su cultura, formazione e connessioni
Dal racconto di Giuliana Mattiazzo emerge una visione chiara e determinata. L’innovazione non nasce solo dalla ricerca o dal denaro, ma dall’incontro tra università, imprese, investitori e talenti. Il Politecnico ha costruito un modello che integra queste realtà, ma sa che la sfida è ancora aperta.
Serve continuare a investire in formazione, strumenti e infrastrutture capaci di alimentare questo circolo virtuoso. Allo stesso tempo, bisogna lavorare a fondo sulla mentalità, superando vecchie abitudini per fare del rischio e dell’innovazione parte integrante della cultura produttiva italiana.
Mattiazzo guarda avanti: la crescita di oggi può essere la base per un’Italia più competitiva tra qualche decennio. In questo modello, le università che fanno da ponte tra ricerca e impresa non sono più un’eccezione, ma una prassi da sostenere e replicare. La vera sfida sarà mantenere vive queste connessioni, per evitare che la ricerca finisca ancora una volta “chiusa in un cassetto.”
