Nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura a Roma, si respirava un’atmosfera carica di attesa. Tra qualche sguardo teso e qualche assenza istituzionale, è stato finalmente svelato il progetto che guiderà l’Italia alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia. La Biennale non è solo una vetrina d’arte: è un campo di battaglia culturale, un luogo dove si discute il senso stesso della manifestazione. Il ministro Alessandro Giuli, collegato in video, ha parlato chiaro fin dall’inizio: “il Padiglione Italia dovrà diventare uno spazio di festa e libertà, nonostante le polemiche e le tensioni che ancora lo accompagnano.”
Il caso Russia e la frattura istituzionale
Nel suo intervento, il ministro Giuli ha ribadito la posizione del Governo italiano contrario alla partecipazione della Russia alla prossima Biennale Arte. Una decisione che però la Fondazione Biennale di Venezia ha scelto di ignorare, provocando uno scontro evidente tra istituzioni pubbliche e organizzatori. Giuli ha parlato di festa e libertà per il Padiglione, ma non ha nascosto il peso della questione politica sul contesto.
La tensione è salita quando il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, ha risposto con fermezza alle critiche emerse sui media riguardo all’assenza di artisti italiani nella mostra “In Minor Keys”, evento satellite curato da Koyo Kouoh. Buttafuoco ha accusato la stampa di superficialità e di alimentare polemiche inutili. Ha poi denunciato le restrizioni imposte durante la conferenza – con alcuni giornalisti costretti a seguire in streaming da un’altra stanza – come causa di confusione e sfiducia.
Secondo il presidente, l’assenza italiana è spiegata: il progetto di incontri con gli artisti italiani previsto da Kouoh non si è potuto realizzare per la sua prematura scomparsa. Per lui, “mettere in dubbio questo aspetto sarebbe un’offesa alla memoria della curatrice.” Ha difeso il lavoro del team che ha portato avanti il progetto e ha auspicato un dibattito più calmo e approfondito.
“Con te con tutto”: arte femminile e condivisione al centro della scena
A Roma è stato anche presentato “Con te con tutto”, il progetto che animerà il Padiglione Italia nel 2026. Dietro l’opera c’è l’intesa fra l’artista Chiara Camoni, piacentina del ’74, e la curatrice romana Cecilia Canziani, nata nel ’76. Il titolo racconta una poetica che guarda alla “marginalità fertile” e all’arte come esperienza collettiva e in divenire.
Angelo Piero Cappello, direttore generale per la Creatività Contemporanea, ha sottolineato come questa proposta sia speciale per il suo intreccio fra artigianato e riflessione sul femminile. Un racconto che mette al centro la collaborazione e la trasformazione della materia come atto poetico. È la prima volta che il Padiglione Italia viene affidato a un team interamente femminile, portando avanti una visione coerente con la storia culturale italiana e invitando a pensare l’arte come spazio di attenzione e misura.
Il progetto parla direttamente al visitatore: un invito aperto a prendere parte, a vivere un’esperienza artistica che va oltre la semplice mostra, diventando dialogo e trasformazione continua, fondata su sensibilità e saperi femminili.
Un paesaggio che cambia: il Padiglione all’Arsenale
Il Padiglione prenderà vita nelle Tese delle Vergini all’Arsenale di Venezia, uno spazio ampio diviso dalle due curatrici in due momenti di un’unica grande installazione. Il tema è quello di un “paesaggio in trasformazione”, dove forme e materiali mutano in relazione allo spazio e ai visitatori.
Camoni e Canziani, unite da una profonda collaborazione e amicizia, hanno voluto che l’allestimento fosse una vera “chiamata al raduno”, un luogo dove dare voce a tante presenze. Non è un progetto monografico, ma una festa aperta: le opere cercano di risvegliare lo sguardo e invitare a un coinvolgimento attivo.
L’artista lo sintetizza così: “faccio un vaso e faccio il mondo intero”. Una metafora potente che richiama l’antico gesto umano della creazione, capace di dare vita a mondi dal nulla. L’installazione racconta questa semplicità come cifra del progetto, intrecciata a quella “gentile invasione dello spazio” tutta al femminile.
La foresta di sculture: un mondo in costruzione
Il primo ambiente è un bosco di sculture: più di venti statue in ceramica che rappresentano corpi umani emergono nella penombra studiata per esaltare la materia e il gesto artistico. L’atmosfera è intima, in dialogo con la monumentalità del luogo. Le curatrici vedono in questa scelta un segno di un’attitudine femminile forte e costante, fatta di trasformazione e ripetizione.
Nella seconda tesa l’attenzione si sposta su un ambiente più orizzontale, legato al quotidiano. Qui convivono elementi naturali e artificiali per creare un “mondo in costruzione”. Il giardino, che chiude lo spazio, mette in luce la matericità viva e mutevole, sottolineando il legame tra corpo, tempo e ciclicità, accompagnato dal mutare della luce e dei colori nelle ore e stagioni.
La divisione tra verticalità e orizzontalità rafforza il senso di un lavoro in movimento, fatto di pluralità di linguaggi e contenuti.
Dialoghi, performance e un programma aperto al pubblico
Oltre all’installazione di Camoni, il Padiglione ospiterà la sezione “Dialoghi”, curata da Fiammetta Griccioli e Lucia Aspesi, che collegherà l’opera principale con altre forme artistiche. Tra le collaborazioni spicca la performance “Canti fossili” della coreografa Annamaria Ajmone, che tornerà come momento rituale e simbolico. Ci sarà anche un contributo audiovisivo originale, “Che cosa resta” di Alice Rohrwacher, realizzato con materiale inedito e suggestioni dal suo film “La Chimera” . Questi elementi arricchiscono il progetto, ampliando le modalità di fruizione e riflessione.
Il programma pubblico, affidato ad Angelika Burtscher e Daniele Lupo del collettivo Lungomare, punterà su performance, processi di co-creazione e momenti di partecipazione. L’obiettivo è creare un legame forte con le realtà culturali di Venezia, moltiplicare le relazioni e prolungare l’eco delle opere ben oltre la Biennale.
Un’attenzione concreta all’accessibilità passa anche attraverso la collaborazione con la Scuola Nazionale Patrimonio Attività Culturali, Anfass e il progetto Ciao! della Fondazione Amplifon. Il catalogo sarà pubblicato da NERO.
Le nuove opere sono state appena concluse e presto verranno allestite all’Arsenale, dando vita a un laboratorio di pratica e dialogo che accompagnerà tutto il percorso fino all’apertura al pubblico.
Il Padiglione Italia si propone così come uno spazio di riflessione e confronto, in un momento culturale e storico delicato. Un contributo di qualità che promette di far parlare di sé a lungo.
