Alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, un gruppo di giovani pittori veneziani sta riscrivendo le regole della scena artistica contemporanea. More Than This non è una mostra qualunque: nasce dall’Atelier F dell’Accademia di Venezia, un laboratorio dove stili e linguaggi diversi si intrecciano senza perdere la propria voce. Qui non si tratta solo di quadri appesi alle pareti, ma di un dialogo vivo, fatto di sguardi incrociati e relazioni intrecciate. Ogni artista porta qualcosa di unico, eppure insieme compongono un racconto collettivo, sospeso tra la forza della tradizione e la spinta verso l’innovazione. Un segnale chiaro: la pittura italiana non ha mai smesso di evolversi.
L’Atelier F nasce come spazio di incontro e crescita all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Negli ultimi anni, docenti come Carlo Di Raco e Martino Scavezzon hanno costruito una rete solida, mettendo insieme studenti e giovani artisti in un confronto aperto, tra lezioni e laboratori estivi. Qui non si impone un unico stile: si lavora su un metodo fondato sul dialogo e lo scambio continuo.
È una realtà che ha preso forma nella seconda metà degli anni Duemilaventi, grazie a figure carismatiche che hanno spinto i giovani a cercare la propria strada attraverso la relazione con gli altri. L’atelier diventa così un vero e proprio laboratorio di idee, dove convivono modi diversi di fare arte nello stesso spazio. Il valore sta nel metodo: uno scambio orizzontale, senza gare esasperate, che dà vita a una comunità di esperienze e poetiche diverse.
Ogni artista si confronta a fondo con il proprio lavoro. Il percorso creativo non è mai lineare o scontato, ma nasce da un continuo negoziato tra gesto e intenzione. Questo fa dell’Atelier F un ambiente stimolante, dove il confronto è libero e generoso e la crescita personale si nutre di quella collettiva.
Parlare oggi di “Scuola di Venezia” significa ripensare un concetto in evoluzione. Un tempo, una scuola si riconosceva in un linguaggio stilistico comune. Qui, come spiega Daniele Capra, curatore della mostra, si tratta di una comunità nata da un metodo di lavoro, un contesto culturale condiviso e una rete di relazioni.
Gli artisti dell’Atelier F sono molto diversi tra loro. C’è chi lavora la materia in modo tattile e quasi rugginoso, come Francesco Cima o Paolo Pretolani. Chi, come Chiara Calore e Chiara Peruch, mescola pittura, arazzo e mosaico, contaminando le forme. Altri, come Nebojša Despotović e Jingge Dong, puntano sulla rarefazione dell’immagine; e poi c’è chi lavora su una sintesi tra figura e frammentazione, come Danilo Stojanović.
Nonostante questa varietà, li unisce un rapporto intenso e quotidiano con l’opera: un confronto serrato, quasi un dialogo critico dentro l’atelier. Le opere non stanno mai da sole, ma sono continuamente discusse e messe in gioco. Da qui nasce un’intelligenza collettiva che supera l’idea classica di scuola basata su un linguaggio unico o su un’adesione ideologica.
More Than This è la prima mostra istituzionale dedicata agli artisti cresciuti nell’Atelier F. Curata da Daniele Capra, mette insieme dodici protagonisti, un numero contenuto che non vuole essere esaustivo ma offrire un quadro vivo e dinamico. Più artisti avrebbero reso difficile seguire il filo, soprattutto per chi non è addetto ai lavori.
Qualcuno ha scelto di non partecipare, forse per un rapporto complicato con il proprio passato accademico o per diffidenza verso etichette collettive. Qui si evita il rischio di incasellare rigidamente: l’obiettivo è mostrare la vitalità del fenomeno, dando spazio a più opere per ciascun artista. Così il visitatore può cogliere la complessità e la varietà delle poetiche, dentro un contesto comune.
La mostra racconta una generazione tra i trent’anni e i quaranta, con linguaggi diversi ma uno sguardo condiviso sul presente. Le opere affrontano materiali e temi disparati, dalla concretezza delicata alla sperimentazione tra figurazione e astrazione.
Venezia conferma il suo ruolo di centro vitale per la pittura contemporanea, legata a una tradizione che non si cristallizza ma si rinnova continuamente. La città, con la sua struttura unica e il suo tessuto urbano, favorisce incontri e dibattiti, ingredienti fondamentali per far crescere una pratica artistica.
Accademie e spazi condivisi, tra terraferma e isola, sono laboratori dove la pittura si trasforma senza perdere il legame con la storia. Qui la tradizione non è mai ferma: nelle aule, negli atelier e negli studi, la materia viene sempre esplorata, smontata e rimessa insieme alla luce del presente.
Venezia è così un luogo di scambio continuo tra generazioni e stili, dove la pittura resta un linguaggio vivo e aggiornato, non un residuo del passato. More Than This racconta proprio questa energia che pulsa ancora, confermando come la città continui a essere un punto di riferimento profondo per la pittura, nelle sue molteplici forme e intenzioni.
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