Il design cambia la nostra vita, spesso senza che ce ne accorgiamo. Questa è la sfida lanciata da Modernissimo – Conversazioni di Design, la nuova serie di Sky Arte arrivata il 24 marzo. Cinque episodi brevi, diretti, che mettono il design al centro della quotidianità, lontano dai soliti discorsi da esperti. Qui il design non è solo estetica o funzionalità: è uno specchio della società, un modo per leggere abitudini e trasformazioni culturali. Paolo Stella, alla guida della serie, parla con la naturalezza di una chiacchierata tra amici appassionati, senza perdersi in tecnicismi, ma con un’attenzione sincera a ciò che conta davvero.
Modernissimo rompe con la solita formula del documentario troppo accademico e si presenta con un tono fresco e diretto, capace di coinvolgere chiunque, anche chi di design sa poco o niente. Ogni puntata si concentra su un tema preciso, esplorato attraverso interviste e dialoghi con esperti e curatori di spicco. Si parte subito con “Iconicità e rivoluzione”, che mette sotto la lente cosa rende un oggetto davvero iconico. Marco Sammicheli, direttore del Museo del Design Italiano alla Triennale di Milano, guida la riflessione su come certi oggetti diventino simboli culturali. Non si tratta di passare in rassegna solo oggetti famosi, ma di capire il gesto rivoluzionario che va oltre il tempo e definisce l’identità del design italiano, segnando tappe importanti nella storia del progetto nel nostro Paese.
Lo spettatore viene così invitato a guardare il design come un ponte tra passato e presente, memoria e innovazione. Un modo semplice ma efficace per far capire quanto certi oggetti apparentemente banali siano invece carichi di significato sociale e culturale, e come dietro la creatività ci siano dinamiche profonde.
La seconda puntata, “L’apparenza inganna”, cambia ritmo e tono, entrando nel territorio più sperimentale e provocatorio del design. Il protagonista è il celebre Cactus di Gufram, un appendiabiti che rompe ogni schema e diventa un concentrato di ironia e surrealismo. Attraverso il confronto con storici ed esperti, si racconta come questo oggetto-manifesto abbia rotto con il funzionalismo tradizionale, dando spazio a un design che non è solo utile ma anche gioco e provocazione.
La puntata mostra come il design possa essere anche uno strumento di critica sociale, capace di far riflettere con scelte che sembrano leggere o estreme. Un invito a ripensare il design non come qualcosa di rigido ma come una disciplina aperta a molte forme e funzioni.
Nel terzo episodio, “I maestri del design italiano”, Stefano Boeri mette sotto i riflettori alcune delle figure più importanti della creatività progettuale del Novecento. Non è solo un omaggio, ma un’analisi del patrimonio culturale e artistico che questi protagonisti ci hanno lasciato. La narrazione si muove come una mappa nel tempo, intrecciando ricordi e spunti per il futuro.
Si guarda a come il design italiano di ieri continui a influenzare quello di oggi, dando forma a nuove idee e tendenze. La puntata si trasforma così in un laboratorio di riflessioni, che valorizza la tradizione ma resta aperto alle trasformazioni e alle sfide che il design deve affrontare.
Il legame tra design e moda prende vita nell’episodio “Dove abita la moda”, con ospite Alessandra Pellegrino, vicedirettrice di AD Italia. Qui il discorso si allarga, mostrando come il design non sia solo un oggetto, ma anche esperienza, ambiente, identità. Si mette in luce come il progetto spesso vada oltre il prodotto materiale, abbracciando stili di vita, culture urbane e consumi.
Attraverso esempi concreti e spunti sulle tendenze più recenti, si parla di contaminazione tra settori creativi e dell’importanza di un approccio che sappia unire più discipline. Il design emerge come strumento chiave per leggere i cambiamenti sociali e dare forma ai desideri di chi vive le città e le comunità di oggi.
La serie si chiude con un tuffo nel mondo dell’ospitalità, guidati da Ferruccio Laviani, designer famoso per trasformare gli spazi in esperienze uniche. L’ultima puntata si concentra su come oggetti, luci, colori e suoni si intrecciano per creare un racconto estetico che va oltre la semplice funzionalità.
Progettare ambienti per accogliere diventa così un gesto consapevole, dove la quotidianità e l’estetica convivono per trasformare un incontro in un momento emotivo e memorabile. Laviani accompagna lo spettatore nel suo percorso creativo, mostrando come la cura dei dettagli e la capacità di evocare sensazioni siano fondamentali per realizzare spazi che raccontano una storia.
Modernissimo mette in luce il potere del design non solo di plasmare oggetti, ma anche relazioni ed emozioni, confermandosi un contributo prezioso per la cultura contemporanea, grazie anche al sostegno della Triennale di Milano e alla disponibilità su diverse piattaforme e formati.
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