Non si può più ignorare il rumore dei missili, confida Soraya Salwan Hammoud, mentre cerca un angolo di silenzio nel caos di un Libano lacerato. Camminare per le strade di Beirut oggi significa imbattersi in volti segnati dalla fuga, sfollati che portano con sé storie di dolore e resistenza. A Milano, però, la sua arte – e quella di altri artisti libanesi – rompe il silenzio con forza, raccontando una città che è molto più di guerra e distruzione.
La mostra “Shifting Crossroads | Beirut Contemporary” al CIRCOLO non si limita a esporre quadri o installazioni. È un ponte tra culture, un luogo dove si intrecciano memorie, speranze, identità. Tra i lavori esposti, emergono voci diverse: giovani talenti e artisti già affermati che esplorano la complessità di un paese costantemente sospeso tra passato e futuro, tra fragilità e rinascita. Beirut, insomma, non è solo una città da raccontare con le immagini delle sue macerie, ma un crocevia vivo, pulsante di storie umane.
Beirut, città di incontri e trasformazioni raccontata dagli artisti
Beirut è la protagonista assoluta della collettiva milanese. La capitale libanese, con una storia che affonda le radici nell’epoca romana, si mostra come un luogo in continuo cambiamento, dove tradizione e innovazione si intrecciano senza mai fermarsi. Gli artisti raccontano questa città non solo attraverso monumenti o eventi recenti, ma scavano nel senso più profondo della sua esistenza: una città da sempre teatro di incontri, scontri e ricostruzioni.
La complessità di Beirut emerge anche dal linguaggio vario delle opere. Ogni artista si interroga mentre osserva la città, mescolando domande sulla propria identità con quelle più ampie della società e della cultura libanese di oggi. È questa doppia prospettiva il cuore della mostra: il personale diventa politico senza scadere nella retorica, restando sempre ancorato al contesto storico e sociale.
“Shifting Crossroads”: un ponte tra Milano e Beirut sul presente incerto
“Shifting Crossroads | Beirut Contemporary” nasce dal confronto tra il CIRCOLO di Milano e la Saikalis Bay Foundation, un ponte ideale tra le due città. Dopo una mostra dedicata ad artisti milanesi formati all’Accademia di Brera, la curatela ha riunito un gruppo di artisti libanesi diversi tra loro, tra cui Simone Fattal, Mona Hatoum, Akram Zaatari e Catherine Cattaruzza, che raccontano la realtà libanese dall’interno.
L’incertezza è il filo conduttore dell’esposizione e si manifesta in molte forme. I lavori di Lamia Joreige, per esempio, affrontano la storia che ha segnato il crollo dell’Impero Ottomano e la nascita dello Stato libanese, usando documenti e testimonianze nella serie “Uncertain Times” . Qui l’incertezza non è solo un problema, ma anche un orizzonte aperto che mette in gioco la precarietà come leva di trasformazione.
La mostra si presta a molte interpretazioni: alcune opere raccontano il senso di insicurezza che si vive ogni giorno, altre invece mostrano spazi di rinnovamento, dove il Libano può essere ripensato attraverso la creatività.
Sculture e installazioni tra materia e ricordo: le voci dell’arte libanese oggi
Le sculture e le installazioni in mostra mostrano una grande attenzione alla materia e alla memoria. Simone Fattal lavora l’argilla dando vita a sculture che sembrano monumenti intimi e universali, come “Woman” e “Standing Man” , evocando una forza nascosta nel contatto con la terra. Queste figure sono simboli di un’umanità sospesa, tra definizione e indefinitezza.
In dialogo con queste opere ci sono quelle di Mona Hatoum, come “Witness” , ridimensionata e resa in bianco assoluto, che richiama in modo intimo il monumento dei Martiri di Beirut trafitto dai proiettili. Qui il tema del nazionalismo si fa materia personale, mostrando come il privato e il politico si intreccino nell’arte.
Questi lavori dimostrano come l’arte libanese trasformi la precarietà storica ed esistenziale in un terreno di esplorazione, sempre in bilico tra intimità e dimensione sociale.
Il Libano tra paesaggio e conflitto: installazioni che parlano di terra e storia
Le opere in mostra non si limitano a raccontare l’umano e il politico, ma restituiscono anche la fisicità del Libano, un territorio vivo dove terra e roccia portano tracce di storie e tensioni. Catherine Cattaruzza presenta una selezione del progetto “I am Folding the Land” , che segue la faglia geologica che attraversa il paese, rappresentandone le scosse e le fragilità.
Anche Soraya Salwan Hammoud risponde all’urgenza del territorio usando materiali organici e frammenti di roccia nel suo “Progenesis of Oil” . L’installazione mette in scena una materia viva, carica di memoria, un puzzle mai completo che si intreccia con la storia personale dell’artista.
Queste scelte mostrano come il paesaggio e il corpo del paese siano profondamente legati, in un dialogo costante tra fisicità e narrazione storica, tra stabilità e cambiamento.
Milano apre le porte a Beirut: una mostra che racconta contraddizioni e speranze
La mostra al CIRCOLO di Milano diventa così uno spazio di confronto, dove esperienze e storie diverse si incrociano per raccontare una realtà complicata e frammentata. L’esposizione crea un ponte tra la città lombarda e quella libanese, portando artisti che indagano temi come identità, memoria e conflitto in modo diretto e coinvolgente.
Questo evento conferma il ruolo dell’arte contemporanea nel far emergere tensioni e possibilità in contesti difficili, senza semplificare o banalizzare la complessità del Libano, ma restituendone la vitalità e la forza di resistenza.
A Milano, la voce di Beirut continua a farsi sentire, in attesa dei prossimi capitoli di una storia ancora tutta da scrivere.
