Un monolite di ghiaccio, al centro di un luogo che sembra sospeso nel tempo: i Bagni Misteriosi di Milano. È qui che Giovanni Motta dà vita a un’installazione che sfida la percezione stessa della giovinezza e del tempo. Dal 26 marzo al 12 aprile, questo spazio si trasforma in un teatro di simboli e suggestioni, dove una bevanda – promessa d’eterna giovinezza – diventa il pretesto per una riflessione più profonda su natura e controllo. Non si tratta di una semplice mostra, ma di un’esperienza che avvolge il visitatore, tra pittura, performance e atmosfere cariche di mistero.
Giovanni Motta prende possesso degli spazi dei Bagni Misteriosi con un progetto curato da Ivan Quaroni che costruisce un percorso narrativo preciso e coinvolgente. L’ingresso non è solo un passaggio: è l’inizio di una storia. Un corridoio sorvegliato da figure ibride, quasi guardiani di un frammento di monolite, introduce il visitatore alla simbologia dell’opera. Quel monolite di ghiaccio è la fonte originaria della sostanza che promette l’eternità.
Il ghiaccio, trasparente ma fragile, sottolinea quanto il tempo sia un elemento instabile, che l’uomo vorrebbe invece fermare. Le figure ibride rappresentano questa tensione tra ciò che è naturale e ciò che è costruito, tra protezione e dominio. Attraverso i loro sguardi, Motta racconta la lotta tra la natura incontaminata e il tentativo umano di manipolarla e venderla.
L’intera installazione si muove su un confine sottile tra realtà e immaginazione, spingendo chi osserva a riflettere su come l’uomo cerca di appropriarsi delle risorse naturali. Le opere invitano a chiedersi cosa resta autentico quando tutto diventa prodotto, e cosa significa davvero vivere nel nostro “tempo” fatto di velocità e mercificazione.
HYDRON³, la sostanza estratta dal monolite, non è solo un’idea di fantasia. Giovanni Motta la presenta come un simbolo dell’ossessione contemporanea per mantenere giovane il corpo e l’energia vitale. Nasce dalla natura come un dono puro, ma subito l’uomo interviene, trasformandola in un prodotto venduto da un’entità immaginaria chiamata Question Mark.
Question Mark è l’imprenditore mascherato che cattura la purezza originale e la trasforma in una versione costruita, controllata e commercializzata in tutto il mondo. Questo è il nodo centrale della mostra, che mette in luce il conflitto tra la generosità della natura e la sete umana di potere e controllo.
La fragilità del ghiaccio del monolite ci ricorda che l’eternità, come la bellezza o la giovinezza, non si possono possedere o fermare per sempre. Possono solo essere attraversate, vissute in momenti intensi e fugaci.
Un altro protagonista della mostra è JonnyBoy, figura ricorrente nel lavoro di Motta e simbolo della giovinezza autentica. Non è solo un alter ego dell’artista, ma una rappresentazione di uno stato d’animo, una coscienza capace di mantenere viva la meraviglia davanti al mondo.
Nei dipinti, JonnyBoy appare immerso in una natura rigogliosa, espressione di un valore assoluto che non si può replicare né biologicamente né con prodotti commerciali. La sua presenza nella mostra suggerisce che la vera giovinezza non sta nel tempo che scorre né nelle promesse di chi vuole prolungarla artificialmente.
JonnyBoy invita a tornare a uno sguardo originale, capace di stupirsi della realtà senza cadere nella trappola del tempo trasformato in merce. Questo è il cuore del progetto, che mette a confronto la vita come esperienza pura e la sua riduzione a semplice possesso.
L’allestimento di HYDRON³ non è una semplice esposizione di opere statiche. È un’esperienza immersiva che combina pittura, installazioni e performance. Ivan Quaroni, curatore della mostra, sottolinea come Motta trasformi i Bagni Misteriosi in un ambiente vivo, in continuo cambiamento.
Le figure simboliche e le scene, quasi cinematografiche, invitano a un coinvolgimento attivo. Non si tratta solo di guardare, ma di entrare in una narrazione che si apre su più livelli.
Le opere pittoriche diventano il cuore dell’esperienza, il luogo dove l’immaginazione di Motta si fa visione diretta. Qui il pubblico è chiamato a una fruizione lenta e meditativa, un contrasto netto con la velocità e la superficialità delle immagini digitali.
Questo mix di linguaggi permette a HYDRON³ di raccontare un discorso complesso sulle contraddizioni del nostro tempo, senza rinunciare a colpire emotivamente e a coinvolgere chi guarda.
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