Lunedì 23 marzo, al Museo di Storia Naturale di Milano, la decima Milano Art Week è stata presentata con grande clamore. Grandi nomi, istituzioni di peso, sponsor importanti e un comunicato stampa lungo sei pagine hanno dominato la scena. Ma in tutto quel rumore, un dettaglio è passato quasi inosservato: più di 230 associazioni culturali del Terzo Settore, vere protagoniste dietro le quinte. Sono loro, con pochi mezzi ma un’enorme passione, a portare avanti da anni progetti culturali autentici, inclusivi e aperti a tutti. Eppure, né nella conferenza né nei documenti ufficiali si parla di loro. La differenza è evidente: quella “arte per strada”, tanto celebrata come novità, è in realtà un terreno già esplorato da queste realtà, che però restano nell’ombra.
Nonostante siano una presenza massiccia nel tessuto culturale milanese, le associazioni del Terzo Settore sono praticamente scomparse dalla presentazione della Milano Art Week 2024. Nel comunicato stampa ufficiale non vengono citate, e durante la conferenza chi ha parlato sono stati soprattutto rappresentanti di istituzioni, grandi nomi e sponsor di rilievo. Un silenzio che pesa, perché queste realtà, con risorse limitate, contribuiscono ogni giorno a tenere viva la cultura in città.
Si è parlato di «portare l’arte contemporanea per strada, in spazi insoliti» come di una novità. Ma non è così. È una pratica già consolidata da decenni grazie proprio alle associazioni culturali, che hanno trasformato luoghi fuori dai circuiti ufficiali in spazi espositivi. Basti pensare al progetto MAF , che ha trasformato il depuratore delle acque reflue di Milano in un luogo d’arte. Una scelta che rompe gli schemi tradizionali e porta la cultura dove non te l’aspetti. L’Art Week sembra solo riscoprire queste idee, senza però riconoscere chi le ha inventate.
Un altro aspetto emerso con chiarezza è l’attenzione quasi esclusiva riservata a miart, la fiera internazionale d’arte contemporanea che si svolge insieme alla Milano Art Week. Miart ha occupato gran parte della conferenza, quasi oscurando le realtà più piccole, le associazioni senza grandi budget e visibilità commerciale.
Questa sovrapposizione parla chiaro: dentro l’organizzazione e la comunicazione ufficiale ci sono gerarchie precise. Si punta a un pubblico elitario, fatto di collezionisti e addetti ai lavori, mentre le comunità culturali che lavorano ogni giorno per un’arte aperta e partecipata restano ai margini. Il tempo dato al Terzo Settore è stato insufficiente, nonostante il loro ruolo fondamentale nel tessuto sociale e culturale di Milano.
La Fabbrica del Vapore, uno dei poli culturali più vivi della città, gestita dal Comune, ospita la mostra Tavole d’arte promossa dall’associazione Arte da mangiare mangiare Arte durante la Milano Art Week. Eppure, né la Fabbrica né questa iniziativa sono citate nel comunicato ufficiale.
Al contrario, ha avuto spazio Arte Sagra, evento che ha catturato l’attenzione anche per dettagli come le “salsicce al sugo”. Una scelta che ha sollevato dubbi sul piano etico e sociale, soprattutto in una città sempre più multiculturale. Tra il messaggio di pluralità che le istituzioni vorrebbero trasmettere e le scelte comunicative adottate c’è una distanza evidente.
Da sottolineare che tutte le realtà partecipanti hanno firmato una dichiarazione d’impegno a rispettare i principi della Costituzione italiana, che vieta ogni forma di discriminazione. Tuttavia, questa adesione resta solo formale se poi le associazioni vengono tenute nell’ombra: un vero e proprio azzardo comunicativo che rischia di diventare discriminazione.
Le associazioni culturali del Terzo Settore sono da sempre il motore nascosto di Milano. Nate dalla volontà dei cittadini di creare spazi culturali aperti, gratuiti o a prezzi accessibili, si rivolgono a un pubblico trasversale, spesso lontano dai circuiti ufficiali dell’arte. Queste realtà combattono contro l’elitarismo e danno vita a sperimentazioni artistiche che influenzano tutta la scena cittadina.
Senza il loro lavoro, la Milano Art Week rischierebbe di diventare un evento per pochi, chiuso in circuiti elitari e con prezzi proibitivi. Grazie alle associazioni, la settimana si diffonde sul territorio, animata dall’energia di chi lavora per la comunità.
Serve quindi un riconoscimento chiaro da parte dell’amministrazione e degli organizzatori. Non basta coinvolgerle nel programma: serve visibilità concreta, risorse dedicate e spazi di confronto veri.
L’attuale situazione mette in luce la necessità di una rete più organica tra le associazioni culturali milanesi. Per troppo tempo hanno lavorato da sole, pur condividendo obiettivi e difficoltà. Collaborare e dialogare può rafforzare la loro presenza nella cultura e nelle politiche cittadine.
Arte da mangiare mangiare Arte, attiva dal 1996, si propone come punto di riferimento per mettere insieme queste esperienze. Lancia la proposta di un tavolo di confronto con l’Assessore alla Cultura Tommaso Sacchi per discutere un riconoscimento formale e una valorizzazione più ampia del Terzo Settore.
Non è solo una richiesta di attenzione in più, ma un invito a costruire un rapporto stabile tra città, istituzioni e cultura indipendente. Solo così Milano potrà custodire e far crescere un patrimonio artistico meno visibile, ma altrettanto prezioso.
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